Ganna pratica un altro sport, corre senza avversari, mette due minuti tra sé e il resto del mondo. D'altra parte, è anche l'unico vero verissimo orologiaio presente al Giro, per cui la notizia sarebbe che perdesse la crono. Viva lui, viva l'Italia, viva la grande giornata di cielo veramente azzurro, dopo quella di Ballerini a Napoli.
Poi c'è il resto, inteso come tema del giorno: ha dato qualcosa in più il signor Eulalio o ha dato qualcosa in meno il signor Vingegaard (con il risultato che la maglia rosa perdura sulle spalle del più sorridente tra i portoghesi)?
Sono da sempre convinto che gli opinionisti siano pagati per esporsi ed esprimere posizioni nette, non per dire che può succedere di tutto. In questo caso, faccio pochissima fatica e procedo con un copia-incolla, dalla prima all'ultima riga, di quello che il convalescente Cipollini (Mario, dai retta, sono questi i veri trionfi della vita) dice senza scriverlo in sede di “Processo”. Confermo cioè che non scoppia alcun thriller in Giro, che Vinge semplicemente sta vincendo il Giro senza sderenarsi, curando scrupolosamente la condizione da Tour, crescendo gradualmente, senza sprecare neanche una briciola. La crono, questa crono di tormento e difficoltà: parliamone pure. Seguendola chilometro dopo chilometro, il dato non si è mai scostato dallo stesso valore di watt (sui 350) e di pedalate. Segno di crisi, questo? Io lo leggerei come segno di autocontrollo, senza sfondare mai il muro della fatica (a parte qualche minuto finale). Ma può essere che abbia le fette di bresaola davanti all'occhiale.
Come dice il pensatore, tutto può essere: certo, può succedere che già nella tappa carogna della Liguria il Vinge crolli. O che più avanti vada in barca sulle Alpi. Eppure, scelgo la due: e cioè che anche la crono “allarmante” non sia altro che il naturale proseguimento del progetto iniziale, sempre quello, proprio quello, vincere il Giro allenandosi. E siccome la massima forma non deve arrivare qui, perchè sarebbe suicidio puro, normale una gestione prudenziale della lunga cronometro.
Aggiunta doverosa: non è vero che Vinge esce dalla crono con un pugno di mosche in mano, da sconfitto, perchè mi giocherei un dollaro che il vero risultato l'abbia centrato in pieno, cioè aggiungere un'altra settimana senza la rottura di scatole della maglia rosa da portarsi in Giro, con tutti i fastidiosi annessi e connessi, controllo in corsa, squadra sotto stress, dopocorsa interminabile nei vari passaggi da madonna candelora del cerimoniale. Meglio, molto meglio lasciarla ancora in affidamento al signor Eulalio, il gajardo, ben lieto di tenerla in caldo. Con un vantaggio in più: nell'ultima settimana, Vinge potrà contare su una squadra avversaria non proprio nemica, diciamo così pudicamente. E più in là al Tour. Non lo scopro io che per muoversi a certi livelli anche la diplomazia conta qualcosa...
Morale: non è cascato il mondo nella crono di Massa, i tempi e i modi di Vinge sono in linea con la sua filosofia di corsa (vincere con una gamba sola), da qui in avanti se mai si tratterà di verificare chi eventualmente potrebbe approfittare del crollo, perchè se uno perde serve uno che vinca, e qui sinceramente sembra tutto un gioco a ciapanò, in 42 chilometri si perde Gall e si trova Arensman, ogni giorno qualche bagliore, ma sempre e comunque roba davvero pallida e timida in confronto al mostro da addomesticare (parlo ovviamente del Vinge di montagna...). Il resto a seguire. Strada facendo, montagne in avvicinamento. Dimenticavo, c'è un'altra morale di giornata, come nota a margine: anche tumefatto dai malanni e dagli interventi, Cipollini conferma di essere l'opinionista più opinionista di tutti. Nel senso che simpatico o antipatico comunque butta lì opinioni chiare e nette. Una rivoluzione, da quelle parti del tribunale Rai. Complimenti e voto alto a chi l'ha chiamato, voto bassino a chi non lo chiamerà più.