Ci scherza su, si diverte nel giorno di riposo: “Afonso, perderai domani la maglia rosa a vantaggio di Vingegaard? “Sì, sicuro”. Afonso Eulalio, portoghese di 24 anni, viene da Figueira da Foz, nota città balneare di 60mila abitanti sull’Atlantico, a nord di Lisbona, dove si corre anche una nuova classica del Portogallo. È alla seconda stagione da professionista e da Potenza indossa la maglia rosa del Giro d’Italia: sono cinque tappe, ma dopo il 2° posto sul traguardo della città lucana è arrivato 15° sul Blockhaus e 5° a Corno alle Scale, sempre con una bella personalità con la sua maglia rosa addosso. «Un sogno, non l’avrei mai immaginato. Tre anni fa, ho indossato la maglia bianca dei giovani alla Volta Portugal e adesso sono qui. Ho iniziato con la mountain bike e mi divertivo tanto, io non vengo da una grande città, uscivo con gli amici dopo la scuola. Poi su strada corro praticamente soltanto dal tempo del Covid, dal 2019, non era niente di speciale, era solo perché mi avevano detto ‘prova la strada’.»
Il suo sorriso è contagioso: sa che domani, dopo questo giorno di riposo, c’è la maxicrono di 42 km da Viareggio a Massa, completamente pianeggiante, e Jonas Vingegaard, secondo in generale a 2’24”, gliela prenderà. «Sono migliorato tantissimo in questi due anni, sono migliorato in tutto, nelle corse di un giorno, in quelle di una settimana, ma non nella crono. Fino a un mese fa, la cronometro era per me un giorno di riposo, e adesso partirò con la maglia rosa al Giro… Io lotterò sino alla fine, ma Jonas è super forte, è uno dei migliori cronoman al mondo, e poi questa è una prova completamente piatta, nessuna salita, pochissime curve, full gas dall’inizio alla fine. È la peggior crono per ragazzi magrolini come me…».
Però è bello l’atteggiamento del campioncino della Bahrain-Victorious, che Damiano Caruso ha preso sotto la sua ala: nono nel Mondiale 2025 di Kigali, in Ruanda. Eulalio si racconta.
La musica preferita? «Il reggaeton».
Ti piace cucinare?
«Sì, molto. Il risotto e soprattutto la carne rossa, fare il barbecue. Sapete, noi corridori mangiamo soprattutto carboidrati».
E la vita di Afonso è cambiata, eccome, in questi cinque giorni, «perché mi ha mandato un messaggio anche il Presidente della Repubblica. Ha provato a chiamarmi e mi ha lasciato un messaggio. Ho visto il numero e mi sono detto ‘caspita, è il presidente’. Penso di star facendo qualcosa di abbastanza buono, no? Mi ha chiamato Rui Costa (campione del mondo a Firenze 2013, ndr) che è stato il mio primo idolo, la mia ispirazione: ho cominciato a correre sul suo esempio. E tutti i corridori con cui ho iniziato mi hanno detto qualcosa. Ci sono stati così tante chiamate, così tanti messaggi…».
Segui altri personaggi?
«Beh, Cristiano Ronaldo, soprattutto, e tifo per il Benfica, ma non sono pazzo per il calcio. Mi piace guardarlo, mi piace seguire la Nazionale ai Mondiali, ma niente di più».
Adesso c’è la cronometro: «Beh, non è proprio la specialità in cui mi sento a mio agio. Cerco di migliorare perché non sono molto bravo, ci lavoro un po', ma non molto: sono venuto qui al Giro come un operaio, un gregario, pensando di trovare le mie opportunità nelle tappe di montagna. Certo, da quel giorno con la maglia rosa è cambiato tutto».
Le prospettive di Eulalio?
«Vedremo dopo la cronometro, perché non mi aspetto una buona prova. Ma ci sono ancora due settimane, saranno dure, ma abbiamo una buona squadra, stiamo lavorando molto bene».
Qual è stato il tuo miglior ricordo del Giro oltre alla maglia rosa?
«Nel 2025 sono passato primo sul Mortirolo, è stato bello, poi sono arrivati da dietro gli uomini di classifica».
E la tua vita in gruppo?
«L’anno scorso non conoscevo nessuno con cui gareggiavo, e ancora adesso non li conosco tutti. I miei migliori amici sono Nelson Oliveira, anche lui portoghese, che corre nella Movistar, il portoghese, mi piace molto, sì, e nella nostra squadra sicuramente Damiano (Caruso, ndr)».
Ma quando chiedi a Afonso Eulalio, maglia rosa del Giro dal 13 maggio, qual è la cosa che gli piace di più, i suoi occhi si illuminano: «Semplicemente, godermi la vita quando sono a casa. Per noi stare a casa è fantastico. Nei due mesi di preparazione per il Giro avrò fatto quattro o cinque giorni a casa. Quando rientriamo, per noi è vacanza: siamo a casa, ed è perfetto, vai a trovare la tua famiglia, i tuoi amici».
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