L'ORA DEL PASTO. I RACCONTI DELLA MAGLIA NERA: SELVINO POLONI - 4 / GALLERY

STORIA | 17/05/2026 | 08:20
di Marco Pastonesi

Le maglie nere: gli ultimi della classifica generale, i primi della classifica sentimentale. Perché le maglie nere appartengono ai gregari, in perenne lotta con il tempo massimo e le energie minime. I più umani e i più umili. I più simili a noi. La quarta puntata è deddicata a Selvino Poloni.


-


Maglia nera di un giorno. L’8 giugno 1971, diciottesima tappa del Giro d’Italia, la Lienz-Falcade di 195 km con quattro passi dolomitici: Tre Croci, Falzarego, Pordoi e Valles. Settantottesimo e ultimo a 22’49” dal primo, Felice Gimondi. Maglia nera ma anche sfortuna nera. Perché se tutto fosse andato come sarebbe dovuto andare, avrebbe vinto lui, Selvino Poloni, allora quasi 27 anni, adesso quasi 85, veneto di Zoppè di San Vendemiano.

Poloni, che cosa accadde?

“Siccome non ero veloce, ero costretto a partire da lontano. Così, pronti, via, andai in fuga. Da solo. Forse pensavano che fossi matto. Forse lo pensavano anche quelli della mia squadra, la Cosatto, tant’è che Diego Ronchini, sulla prima ammiraglia, rimase con i miei compagni, e mandò dietro di me Gino Bartali, ingaggiato come uomo-immagine dell’azienda specializzata in lettini e carrozzine per bambine. Bartali guidava una decapottabile, mi incoraggiava e mi informava, mi dava da bere e da mangiare, insomma, mi faceva da… gregario. Passai primo sul Tre Croci e primo sul Falzarego e sarei passato primo anche su Pordoi e Valles se Claudio Michelotto, la maglia rosa, non fosse andato in crisi. Così, dietro, si scatenò la battaglia. Fui ripreso a metà del Pordoi. Poi se ne andarono via in quattro. Rimasi nel gruppo, quasi una cinquantina, c’erano anche pezzi grossi come Aldo Moser, che era secondo in classifica, Motta, Bitossi e Zilioli, fin quasi al traguardo. La vittoria mi avrebbe cambiato la vita”.

La sua vita?

“Mio padre era contadino, mia madre governava la casa e aiutava mio padre, due figli, io e Pietro, tutti e due innamorati della bici, io mi sarei rivelato più scalatore e cronoman, lui più velocista. Feci fino alla quinta elementare, poi le serali. Intanto lavoravo in una fabbrica di biciclette, la Stella Veneta. E su una Stella Veneta feci la prima corsa, da esordiente. La prima vittoria da allievo. Il meglio da dilettante. Nel 1969, da azzurro, in maglia azzurra, vinsi il Giro di Bulgaria, una quindicina di tappe, vinsi quella a cronometro. Senza il Giro d’Italia dei dilettanti, il Giro di Bulgaria era con il Tour de l’Avenir la più importante corsa a tappe internazionale. Il nostro massaggiatore era Pinella De Grandi, lo stesso di Fausto Coppi. Mi massaggiava e mi consigliava. E si raccomandava di stare sempre attento. A quali avversari?, gli domandai. Ai tuoi compagni, mi avvertì, ma Angelo Argentero, Stefano Benvenuti, Donato Giuliani e Vincenzo Suriani furono fedeli. L’ultimo giorno, l’arrivo allo stadio di Sofia, ci saranno state trentamila persone. Mi premiarono con i fiori, non un mazzo, ma una corona, di quelle grandi, da funerali”.

Quest’anno il Giro d’Italia è partito dalla Bulgaria…

“Visto in tv, un altro mondo, neanche da paragonare. Le strade erano asfaltate, sterrate o con il pavè. Dormivamo nelle camerate delle caserme, nelle stanze concesse da famiglie ospitanti, a volte anche in alberghi statali. Per l’assistenza in corsa non c’erano moto o macchine, ma camionette militari. Però a premiarci c’erano le miss. Per guadagnare non si guadagnava neanche una lira. Ma almeno le spese erano coperte. Poi vinsi anche l’Alpe Adria, una corsa a tappe di una settimana tra Jugoslavia, Italia e Austria. E anche il Giro d’Ungheria”.

Da professionista?

“Con la Cosatto firmai un contratto biennale. Il primo anno, il 1971, dopo il Giro d’Italia, poi 65° a 2.10’04” dallo svedese Gosta Pettersson, ero a un circuito a Trento quando Gimondi mi domandò se volessi passare da lui alla Salvarani. Chiesi il permesso e quelli della Cosatto mi spiegarono che avrebbero concesso il nulla osta a tutti, ma non a me, perché nel 1972 la squadra sarebbe stata costruita proprio con me, su di me, per me. Invece la squadra chiuse e mi ritrovai a piedi. Che fregatura. Trovai un ingaggio alla Gbc, ma intanto mi ero sposato e avevo ricominciato a lavorare e fondato un pennellificio. Per riconoscenza al ciclismo, lo battezzai Due Ruote”.

Il bello del ciclismo?

“Non ero né bartaliano né coppiano, io ammiravo chi andava forte. Adesso ammiro Pogacar. Non so che cosa abbia, ma è fuori dal normale, un campione, un fenomeno, uno spettacolo. E a 40, 50, 60 km dall’arrivo, saluta e se ne va. Come me, quel giorno sulle Dolomiti”.


Copyright © TBW
COMMENTI
Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
Colpo di scena al termine della prova donne elite dei Campionati Europei di Ciclocross. Marie Schreiber, prima sul traguardo al termine di una tiratissima volata a due con la campionessa del mondo Lucinda Brand, è stata infatti retrocessa...


Aubin Sparfel si prende la corona continentale del Ciclocross. Il portacolori della Decathlon CMA-CGM Team ha conquistato il titolo europeo della categoria Under 23 al termine di una gara intensa e combattuta fino agli ultimi metri. Il talento francese...


Il Ristorante “La Casa dei Gelsi” di Cusinati di Rosà, in provincia di Vicenza, sarà domenica 8 novembre il meraviglioso scenario della 50^ edizione del Ritrovo delle Glorie del Ciclismo Triveneto voluto dall’Associazione che raccoglie i corridori appartenenti alle regioni...


Con la vittoria della belga Lentel Huys hanno preso il via a Zeddam, nei Paesi Bassi, i Campionati Europei di Ciclocross che si concluderanno nella giornata di domani. Il primo titolo continentale assegnato, quello riservato alla categoria donne juniores, è...


Restano in Emilia Romagna i modenesi dell’Ale CX Team che domenica 8 novembre saranno in gara a Casalecchio di Reno nel Bolognese. L’appuntamento è con la settima edizione della gara nazionale Ciclocross d’Autunno, valida come terza e penultima prova del...


Lutto tra le fila del ciclismo marchigiano. È arrivata la triste notizia della scomparsa di Emanuele Senzacqua: tesserato come giudice di gara nel 2006, ha ricoperto l'incarico di ispettore nazionale antidoping, fino a guidare come presidente la commissione regionale giudici...


Tadej Pogacar è il campione più forte del mondo, un dato questo che nessuno può mettere in dubbio. Ma quali sono i suoi valori? Quante ore dorme la notte durante un grande giro? Quanti sono i suoi battiti a riposo?Tutto...


Si sono sfidati molte volte nel corso della stagione e lo faranno ancora questa domenica. Li abbiamo visti confrontarsi alla Strade Bianche, al Tour de France, al GP de Montréal, ai Mondiali e poi a Il Lombardia: Paul Seixas e...


Correre in Italia per diventare un campione del ciclismo. È quello che accadde a Soren Lilholt, ciclista danese di tante belle speranze lanciato, come molti suoi connazionali, da Ivano Fanini. Per Lilholt il trasferimento in Toscana segnò un cambiamento radicale:...


Gulp! Mentre va in scena il Tour du Faso, decana (37ª edizioni) delle corse ciclistiche africane, l’indiscrezione offerta dal solitamente ben informato sito africarising riguarda il calendario del 2027. Già, perché si annuncia una sorprendente, salutare avanzata in termini di...


TBRADIO

-

00:00
00:00
SONDAGGIO
OSCAR TUTTOBICI 2026. SCEGLIETE IL MIGLIOR TECNICO ITALIANO DELL'ANNO
Dodici candidati, tocca a voi assegnare il Gran Premio Fondazione Iseni y Nervi





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi Piede a Terra