La sua tesi: “Andare per strade laterali”, con i suoi pensieri e convinzioni. La sua antitesi: “Non ho mai lavorato neanche un giorno. Ero allergico alle polveri sottili della tipografia”. La sua sintesi: “Sono storie, chissà perché li chiamiamo articoli”. Gianni Clerici è il secondo di “I 4 Gianni” di Giuseppe Smorto (Minerva, 234 pagine, 18 euro). Dei quattro, il meno calcistico. “Inter-Liverpool a San Siro, quando ancora Suarez aveva i capelli, e Peirò sottrasse una incredibile palla a uno gnocco di portiere inglese. Scrissi, come sempre ispirandomi ai miei maestri di ‘sense of humour’, specialità poco praticata da noi. Il giorno dopo ricevetti una telefonata di alcuni tifosi dell’Inter, che mi minacciavano di bruciare il bosco – vivo in un bosco – e di uccidermi i cani – ho sempre avuto i cani. Chiesi di occuparmi di sport meno cruenti, e fui esaudito”.
Tennis. Lo ha giocato, ad alto livello. Ne scrive, ad altissimo, di più non si potrebbe, non si potrà. Alla sua maniera: è Clerici, lo fa da Clerici, da “scriba”, o anche “giornattore” (giornalista-scrittore). “Un giorno lo scriba incontra Hemingway: ‘Mi ha insegnato anche che il giornalismo non è di serie B nei confronti della letteratura’”. Mario Soldati gli dice: “Perché non scrivi direttamente in inglese? Avessi i tuoi soldi, me ne sarei andato in America”. Quella volta che Scalfari gli dice “potresti diventare il nuovo Brera”, e lui gli risponde (per poi pentirsi) “ma Brera è vivo e vegeto”. Quella volta che “un giorno – spiega Smorto – ha appuntamento a Copenaghen con Karen Blixen, che si scusa per un ritardo di cinque minuti. Ventiquattro ore dopo, Mariolino Corso gli dà buca, senza neanche avvertirlo”.
Quella volta che il giornale gli propone un Mondiale di calcio, una finale europea, e Clerici risponde di preferire “attività più civili”. Tutte quelle volte che il caporedattore gli chiede un pezzo su un tema deciso dalla direzione o dal vicedirettore o da lui stesso, e Clerici risponde con sorrisi e alzate di spalle “o almeno così lo immaginiamo ancora al telefono”.
Quella volta che lo mandano di corsa a vedere un incontro, l’incontro è Sampras-Chang, quello da osservare è Chang, Clerici dirà che il futuro numero 1 è Sampras, e ha ragione lui. Quella volta che, agosto 2020, il giovanissimo Sinner perde contro il russo Chacanov, e Clerici scrive che Sinner “è impressionante per regolarità. Non sbaglia mai. Meglio il dritto del rovescio, ha un drive a uncino e molto liftato dal quale si attende giustamente grandi rendite di punti”. Ribadirà: “Non si è mai visto un italiano più dotato, e lo posso affermare proprio io, che ho incontrato, su un campo del vecchio Parioli, Nicola Pietrangeli sedicenne”. Quel giorno in cui Clerici scopre Federer: “Ho rivisto Laver, ma è diventato destro, e deve essersi tinto di nero i capelli”. Quel giorno che, a Wimbledon, a corto di idee, Clerici va a leggere i pezzi dei colleghi americani: “Uno scrive che Federer è una delle poche eccellenze svizzere in mille anni, dopo Guglielmo Tell e i coltellini. L’altro sostiene che – almeno sull’erba – Federer dovrebbe partire con l’handicap, magari con due pesi addosso. Il giardiniere perfetto”. Quella volta che, dopo una finale perduta con Nadal agli Us Open, Clerici fa un regalo a Federer: e gli porta un libro, “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud. Quella volta che Clerici intervista Pietrangeli, gli parla di Federer e Nicola, “al nome dello svizzero si alza in piedi in segno di rispetto: non lo faceva spesso”.
Smorto ricorda: “Quando Gianni Mura se ne va, Clerici ha 90 anni e manda al giornale cinque righe: ‘Gianni ha raccontato il Tour de France come Stendhal aveva raccontato l’Italia e ci ha lasciato una lista di sostantivi che andrebbero raccolti, ci fosse ancora Maria Corti all’università di Pavia”. Smorto scrive: Clerici “potrebbe annodare i fiori con la cravatta, come un suo personaggio”. Ace.
(fine della terza puntata – continua)
la prima puntata: https://www.tuttobiciweb.it/article/1776236004
la seconda puntata: https://www.tuttobiciweb.it/article/2026/04/16/1776238325/gianni-brera-ciclismo-storia-del-giornalismo-fausto-coppi-hugo-koblet
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