GIANNI VERMEERSCH, L'UOMO GIUSTO SEMPRE AL POSTO GIUSTO

PROFESSIONISTI | 11/04/2026 | 08:45
di Francesca Monzone

Il nome di Gianni Vermeersch non è tra i più mediatici del ciclismo mondiale, ma tra addetti ai lavori e appassionati delle classiche del Nord gode di una reputazione solidissima. Corridore belga, classe 1992, Vermeersch è uno di quei ciclisti capaci di fare la differenza non solo con le gambe, ma soprattutto con la testa: un interprete raffinato delle corse di un giorno, dove tattica, tempismo e lettura della gara contano quanto, se non più, della pura potenza e non bisogna mai dimenticare il suo passato da ciclocrossista.


Nel mondo del ciclismo, figure autorevoli come Patrick Lefevere e José De Cauwer lo descrivono con termini che raccontano molto del suo stile. Lefevere lo definisce un “filou”, un corridore furbo e scaltro; De Cauwer, invece, sottolinea la sua intelligenza tattica, considerandolo tra i più brillanti del gruppo. Non si tratta di etichette casuali. Vermeersch è noto per essere sempre dove deve essere, una qualità fondamentale nelle grandi classiche fiamminghe e nelle corse su pavé, dove il posizionamento può decidere tutto.


Anche nella primavera più recente, Vermeersch ha confermato la sua costanza ad alti livelli, con piazzamenti di rilievo in corse prestigiose come: top 5 alla Strade Bianche, top 10 alla E3 Saxo Classic; top 10 al Giro delle Fiandre. Risultati che confermano come il belga sia una presenza costante nelle fasi decisive delle grandi gare. In un’intervista esclusiva al quotidiano Nieuwsblad, Vermeersch ha raccontato alcuni aspetti della sua specialità: il posizionamento in gruppo.“Certo, non posso rivelare tutti i miei trucchi - Ha detto scherzando il belga - ma ho un buon senso dell’orientamento. Visualizzo i percorsi e ricordo come si muove il gruppo nei punti chiave”. Il suo approccio strategico è quasi geografico: memorizza i tratti decisivi e anticipa i movimenti del gruppo. Questo gli permette di risparmiare energie e di evitare le lotte premature per le prime posizioni. “La mia strategia è restare un po’ più indietro e poi, all’ultimo momento, arrivare davanti con uno sforzo di circa trenta secondi”. Una tattica raffinata, che gli consente di essere efficace senza sprecare energie inutili.

Un altro aspetto chiave di questo talento nato nelle Fiandre, riguarda la preparazione delle corse, in particolare della Parigi-Roubaix, una delle prove più dure del calendario. “Questa è la ricognizione più importante dell’anno. I tratti cambiano spesso: bisogna sapere se le pietre sono bagnate, com’è lo stato dei bordi. A volte si va più veloci lì che sul pavé”.

Dettagli apparentemente minimi che, in una corsa come la Roubaix, possono fare la differenza tra un piazzamento e una giornata anonima. Ridurre Vermeersch a un semplice stratega sarebbe però un errore. Lui stesso lo sottolinea: “Se devi affidarti solo all’astuzia, non ce la farai nemmeno a superare il Monte Santa Marie alla Strade Bianche”. Vermeersch evidenzia anche come, nelle classiche, contino sforzi brevi e intensi più che valori come l’FTP, spesso utilizzati per valutare gli scalatori. Nonostante i risultati, Vermeersch non è sempre al centro dell’attenzione mediatica. Eppure, come ricorda lui stesso, non è sempre al centro dell’attenzione mediatica. Eppure, come ricorda lui stesso, non è la prima volta che colleziona piazzamenti. Vermeersch domenica a Roubaix potrebbe essere la vera sorpresa della corsa e, se la vittoria dovesse andare a un outsider, il belga potrebbe l’uomo giusto. 

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