"MI-TO 150 ANNI" DAL VELOCIPEDE DI MAGRETTI ALLE DE ROSA DI MERCKX, GRANDI FIRME E CAMPIONI A PADERNO DUGNANO

EVENTI | 18/03/2026 | 08:50
di Nicolò Vallone

Centocinquant'anni di storia del ciclismo sublimati in un'ora di aneddoti e considerazioni attorno alla Milano-Torino, nella confortevole sala della Cineteca Metropolis di Paderno Dugnano. Con la conduzione del nostro direttore Pier Augusto Stagi, su organizzazione della nostra storica firma (e storica memoria) Giuseppe Figini, ben supportato dall'amministrazione comunale rappresentata dalla sindaca Anna Varisco e dall'assessora allo sport Paola Perrino, è andato in scena ieri sera Mi-To 150 anni Magretti: consesso di decani del giornalismo e del ciclismo pedalato, che hanno preso per mano i presenti a colpi di microfono e competenza ciclonarrativa.


Punto di partenza è stato naturalmente il protagonista da cui tutto è partito: un illustre padernese di nome Paolo Magretti. Come ricordato da Stagi in apertura, "un ragazzo che prese un velocipede per conoscere il mondo" e finì per scrivere il suo nome sugli albi d'oro ciclistici più antichi d'Italia, prima d'intraprendere una carriera da naturalista, entomologo ed esploratore, aprendo finestre su terre ancora poco conosciute come Sardegna (era un'Italia da poco unita) e centro-nord dell'Africa. Ma che avrebbe legato il suo nome a quella che lui ribattezzò la Brughiera dell'Alto Milanese: l'area di Paderno Dugnano e di Cassina Amata, la località dove aveva i suoi preziosi terreni.


Una grande penna come Claudio Gregori ha preso per primo la parola per approfondire il Magretti corridore, ricordando le dieci pionieristiche gare che disputò tra il 1873 e il 1881: in una arrivò secondo solo perché gli organizzatori, sapendolo super favorito, lo fecero partire un quarto d'ora dopo gli altri. A quella prima, mitica, Milano-Torino di giovedì 25 maggio 1876, organizzata dal Veloce Club Milano e tutt'ora la gara ciclistica esistente più antica al mondo, presero parte 8 intrepidi ciclisti. Anzi, velocipedisti: pedali sulla ruotona anteriore e baricentro altissimo. In 6 arrivarono al traguardo di corso Giulio Cesare, Magretti ci mise 10 ore e 9 minuti (i secondi non erano conteggiati) alla velocità media di 14,778 km/h piuttosto ragguardevole considerando i mezzi dell'epoca, che non avevano nemmeno gli pneumatici alle ruote, e le strade non asfaltate. A suo modo, peraltro, Magretti si mostrò attento ai materiali, come un Moser del secolo precedente: corse con una ruota anteriore alta un metro e trenta, ancor più grande di quelle in voga al tempo, prendendosi bene qualche rischio in termini di stabilità per avere maggior velocità.

Dal 1876 al 2003: Marco Pastonesi ha raccontato la storia che il mese scorso ci aveva anticipato qui su Tuttobiciweb: quella del camerunese François Talla, che non si accorse di aver tagliato appena in tempo il traguardo del Giro delle Regioni e si trovò in mezzo alla Granfondo della Versilia dove fu acclamato e premiato come partecipante dalla provenienza più lontana. Una storia di surreal ciclismo presto divenuta un'avventura di vita, tenacia e rivalsa, da clandestino a corriere e padre di famiglia pienamente integrato nel tessuto padovano.

Altro giro, altra enciclopedia umana di ciclismo. Tornando a bomba sulla Milano-Torino, Gianfranco Josti ha ironicamente ricordato di aver scritto un articolo nel 1986 sui 110 anni della corsa, e di ritrovarsi ora su un palco che ne celebra il 150° anniversario. Il tono si è fatto però più serio nel ricordare di aver vissuto da vicino lo scontro di Pantani con un'auto entrata nel percorso di gara nel 1995; una cupezza tramutatasi però in orgoglio vedendo poi com'è stato in grado di rinascere il Pirata.

Parola poi a Sergio Meda, col ricordo della Milano-Torino del 1975 vinta da un amico: Miro Panizza, che un giorno gli raccontò di quando portò la madre 74enne a vedere per la prima volta il mare.

Ed ecco i grandi ex corridori. L'olimpionico di Roma 1960 Marino Vigna ha ricordato come la Milano-Torino sia stata l'ultima gara vinta in carriera, nel 1966: quello sprint dominato nientemeno che su Dancelli, venuto a mancare appena tre mesi fa. Quindi Marcello Bergamo, che subito dopo il ritiro avrebbe lanciato il marchio di abbigliamento ciclistico MB: nel 1973 si tolse lo sfizio di prendere d'infilata, nell'arrivo allora al Motovelodromo, avversari come Bitossi, De Vlaeminck e Merckx, che Bergamo andò a ringraziare tra il serio e il faceto per essersi spostato nello sprint quel tanto che bastò per farlo passare. Un futuro grande direttore sportivo come Beppe Martinelli, che anche da corridore tuttavia qualcosa vinse, ricordò la particolare volata di una ventina di uomini che gli permise di aggiudicarsi l'edizione del 1981 in un'annata che gli stava risultando parecchio difficoltosa.

Breve e incisiva incursione al femminile, con la pioniera del ciclismo femminile italiano Morena Tartagni e il suo intervento che vi abbiamo documentato in tempo reale su Instagram, con l'appello a creare la Milano-Torino femminile.

Infine, un campione della costruzione delle biciclette: Cristiano De Rosa, che ha rivolto un altro tipo di appello: l'insegnamento della bici, non per forza come strumento competitivo, ma come cultura e senso civico, all'interno delle scuole. La bici è "strumento di libertà e portatore sano di pace, nelle città trafficate nei primi 5 km è più veloce delle auto per giungere da punto A a punto B". Ha inoltre ricordato le 51 bici solo per Merckx al Giro d'Italia e ha preannunciato un progetto speciale per il Giro numero 50 dell'azienda De Rosa… attendiamo curiosi!

A chiudere la serata tornando al tema di partenza, il presidente del Museo del Ghisallo Antonio Molteni ha pregato la sindaca Varisco di portare al museo un cimelio che ricordi Paolo Magretti. Una preghiera a cui ci uniamo pure noi. Nel frattempo, e non è poco, oggi pomeriggio ci godremo una Milano-Torino numero 106 dove colui che conquisterà Superga riceverà un trofeo intitolato proprio al Magretti.

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