Cercasi circuito cittadino di 16 chilometri tutto in rettilineo. E' quanto praticamente chiede il gruppo, girando quattro volte – cioè imparando a conoscere anche l'ultimo centimetro di bitume – nel cuore di Milano.
Sia detto subito: percorso bellissimo, che dopo tanti anni di indifferenza, per non dire aperta ostilità, riconcilia Milano con il Giro e il ciclismo. Da anni non si vede una simile folla lungo il percorso, a un certo punto sei talmente incredulo che pensi stiano presentando l'ultimo modello di smart-phone, o che sia capitata in zona l'influencer capace di portare mezza Napoli a Roccaraso. Nessun dubbio, nessun equivoco: è il Giro che riabbraccia amorevolmente Milano, nella speranza di essere finalmente ricambiata, ora e per sempre.
Naturalmente ci pensano i corridori a mettere un po' di veleno, inscenando un'assurda grana sindacale: pretendono e ottengono di congelare il risultato di classifica ai meno 16 (ultimo giro). Ripeto e ribadisco: meno 16!
Diciamolo: è record mondiale. In totale assenza di vento, di pioggia, di qualsiasi pericolo. Ma questo ormai è il trend: forti coi deboli e deboli coi forti. E siccome il Giro non è più una forza, prima Campenaerts e poi Vinge e poi Ciccone in persona strappano la brutale mutilazione. Oggettivamente è ridicolo, perchè il tracciato è perfetto, il fondo pure, le curve segnalatissime, e comunque viste e riviste nei quattro giri.
Niente: vincono i frignoni e ancora una volta il Giro abbassa le orecchie. Però, almeno, lo dicano fino in fondo: nel ciclismo d'oggi è abolita l'abilità, contano solo i watt, non tollerate neppure le tappe a rischio zero virgola.
Giustamente ricorda in diretta il motocronista Rizzato che “esistono sempre i freni”. Ma sono parole al vento. Via, sbianchettata in un amen la storia secolare del ciclismo, si passa in modalità futurista. Quanto prima, già che ci siamo: lo sprint ai soli sprinter, la salita agli scalatori, le crono ai cronoman, tutti gli altri a turno sono pregati di restare direttamente in albergo, perchè a cosa serve farli gareggiare su tracciati dove non hanno niente da dire. Se l'idea è che diventa inutile correre dove non può cambiare la classifica, almeno la metà di questo Giro andrebbe cancellato. Mai sentito parlare di rispetto del pubblico?
Complimenti, giornata memorabile. L'ultimo giro del circuito – meno 16, come il gelo in sala alla notizia - offre uno show stellare, con tre quarti del gruppo che passeggiano turisticamente alla giapponese, mancano solo gli ombrellini, capace che qualcuno si sia fermato anche a vetrine.
I nostri eroi ci spiegheranno certamente che siamo davanti a un salto di civiltà, che la giuria ha rispettato la dignità e la sicurezza dei corridori. Io però questa roba non la chiamo ciclismo, tanto meno Giro d'Italia. La chiamo farsetta d'avanspettacolo. Opinione personale.
Scusa Milano. Una Milano così appassionata ed entusiasta non si meritava questa offesa. La domenica stava diventando una fantastica pagina rosa, diventa improvvisamente una pagina nera. Voltiamola al più presto, è meglio per tutti. Ma resta indimenticabile. Chi la dimentica una porcata del genere.