DALLE CORSE IN AUSTRALIA AL RITIRO DEL GEMELLO, ADAM YATES E' PRONTO PER IL TOUR OF OMAN

INTERVISTA | 06/02/2026 | 09:30
di Giorgia Monguzzi

Nelle ultime due edizioni Adam Yates è stato il padrone indiscusso del Tour of Oman e quest’anno è tornato nella penisola arabica per mettere a segno il terzo successo consecutivo. Quella omanita è una corsa stimolante, poche tappe, ma un esito tutt’altro che certo e spesso influenzato dall’andamento della frazione finale a green Mountain, adattissima per le caratteristiche del britannico.


È un gradito ritorno soprattutto per gli organizzatori che hanno accolto Adam come una specie di superstar, ma all’interno del calendario del britannico questa corsa assume un ruolo strategico e altamente decisivo per capire il suo livello di forma. Per la prima volta in tutta la sua carriera ha deciso di partire dall’Australia, muoversi dall’altra parte del mondo già durante l’off season con la moglie e iniziare a costruire la sua forma pezzo dopo pezzo.  «L'Australia è stata una bella esperienza, è stato qualcosa di assolutamente nuovo per me e che mi ha fatto cambiare un po’ i piani di inizio stagione. Sono stato lì circa un mese con la mia famiglia, mi sono allenato bene e mi sento soddisfatto, l’unico dispiacere è che abbiano cancellato la tappa più importante e non ho potuto effettivamente testare la gamba. Come squadra abbiamo vinto con Jay Vine e sono contento di averlo aiutato, sto bene e ora sono curioso di capire come potrò gestire questo stato di forma che arriva molto in anticipo rispetto a quello che sono abituato. Rispetto a molti altri atleti che vengono dall’Europa mi sento avvantaggiato perché sono già abituato al caldo, già dalla seconda tappa potrò vedere come andrà» ci dice Yates lasciando incompiuta una domanda che è lui stesso a farsi: riuscirà a mantenere la sua forma fino ai grandi appuntamenti stagionali? Per il momento è un forse, ma sicuramente entro una manciata di giorni avremo la nostra risposta.


L’obiettivo è più che chiaro, portarsi a casa la vittoria finale, ma anche un successo di tappa che l’anno scorso era mancato: La corsa omanita può essere letta anche come una delle tante opportunità a disposizione di Yates per ricoprire i ruoli da capitano in una squadra in cui i campioni sono molteplici. È inutile dirlo, molto probabilmente in altre formazioni lo avremmo visto ricoprire un altro grado, in uae il britannico non solo ha trovato spazio ma soprattutto un ambiente stimolante che lo porta a trovare la forma migliore di se stesso. Non è una regola che ha scoperto in corsa, quando ha firmato per la squadra emiratina sapeva benissimo il ruolo che sarebbe andato a ricoprire e si è messo subito a disposizione come un gregario altamente di lusso. «Il Tam Uae è molto unito, cerchiamo di spronarci l’un latro per migliorarci e per infrangere i nostri record di vittoria. Sicuramente mi piace essere un leader, ma spesso ho bisogno di liberarmi un po’ di pressione e sono ben felice di aiutare i miei compagni. Quando sono arrivato in Uae sapevo che il mio ruolo sarebbe stato quello di aiutare Pogacar in salita, ma anche di avere delle mie opportunità personale, è una dimensione in cui mi trovo molto a mio agio – prosegue Yates – negli ultimi anni siamo stati la squadra migliore al mondo e sono contento di farne parte. Logicamente abbiamo un leader a cui facciamo riferimento, ma ognuno di noi può avere i suoi spazi, ci parliamo con chiarezzal’uno con l’altro e insieme cerchiamo di trovare il calendario giusto per ciascuno. Tadej ha una dedizione incredibile al lavoro, in corsa sembra che renda tutto molto semplice, ma dietro c’è un lavoro meticoloso in tutti gli allenamenti che fa. Ha la capacità incredibile di gestire la pressione, non ha paura di prendersi la responsabilità di una gare  e questo giova assolutamente a tutti, ci dà la possibilità di essere più leggeri e dare il nostro meglio»

Anche in questa edizione le tappe chiave saranno quelle di Eastern Mountain e di Green Mountain, l’anno scorso in entrambe occasioni Yates arrivò secondo gustandosi per il successo finale. Ad impensierire il britannico ci sarà nuovamente Valentin Paret Peintre, arrivato in Oman con l’obiettivo di prendersi la rivincita, ma non solo perché c’è un gruppo di atleti pronti a dare battaglia. Giusto per fare letteralmente un paio di noi potremmo parlare di Sepp Kuss, il vincitore dela Vuelta 2023, anche lui in uscita libera dal suo ruolo di gregario di lusso di Vingegaard, ma soprattutto un team XDS Astana super attrezzato e spronato a mettere i bastoni tra le ruote del Team Uae Emirates XRG.

Nella giornata di vigilia in Oman Adam Yates è stato il più richiesto da noi giornalisti, tante domande, tanta curiosità sulla sua stagione sul suo ruolo squadra e poi quell’argomento che tutti noi esitavamo un po’ a chiedere ovvero il ritiro del gemello Simon. Il britannico non si nasconde e dice una cosa più che chiara: è una scelta che non tutti avrebbero condiviso e sicuramente in pochi avrebbero avuto il coraggio di fare per questo va rispettata. «Mio fratello è nel ciclismo da molto tempo, ha preso la decisione che si sentiva di prendere per stare bene. Quando ha scelto di lasciare eravamo distanti, lui era in Spagna, io in Australia, ci siamo parlati via telefono, mi ha detto le sue ragioni e io non ho potuto fare altro che accettare la sua decisione. Credo che in un mondo come quello del ciclismo sia necessario avere una forte motivazione, lui non si trovava più bene e non aveva senso andare avanti e soffrire. Ora fa molta palestra, ha già messo molti muscoli, si sta godendo la vita che c’è dall’altra parte e sta prendendo le misure per quello che tra qualche anno troverò anche io».


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