A Napoli il cielo è rosa. Almeno per una sera amica della notte, a Napoli, città di mare e amori non sempre corrisposti, il cielo diventa rosa per una notte che sorride al mattino, da quando così spesso il Giro d’ Italia viene a salutarne la magia e la vaga compagnia. Ed è straordinario, in rosa, l’ azzurro riposto al cliché, il Maschio Angioino, straordinario mausoleo del passato e del futuro.
Strepitoso sul golfo, e stratosferico sulla noblesse dei Circoli, il Maschio Angioino ricorda di bello all’umanità nomade del ciclismo e a noi testimoni il quartier tappa del Giro 2013 innanzitutto… E già e già, non un arrivo effimero cui oggi neanche un bassorilievo si concede, vista la sua ripetitività da 5 anni consecutivi con il prossimo di questo maggio 2026, bensì la grande festa - o solo la grande invasione - del Giro d’ Italia 2013 a Napoli, con la Grand Depart di quella maestosa edizione disegnata da Mauro Vegni.
Napoli oggi non toccata e fuga, al prezzo dei dobloni, ma allora Napoli come stazione di illusione e rimembranza mica fittizia… Il giorno dopo la tappa inaugurale e la volata di inizio (Mark Cavendish su Elia Viviani) si sarebbe infatti sbarcati ad Ischia per una emozionante cronosquadre fra Ischia Porto e Forio (Sky suprema, e il rosa inaudito non per un leader, bensì per il luogotenente Salvatore Puccio, isolano non di Ischia, ma di Sicilia). Ed al terzo giorno, ricordiamo la partenza da Sorrento per il più distante traguardo salernitano, arrivo di Ascea Marina (vinceva Luca Paolini, staccando Bradley Wiggins, e Puccio ancora in rosa). Il cielo è rosa a Napoli, per un diritto - dovere pattuito del Giro, anche nel 2026 per 24 ore o giù di lì. Ma il suo futuro di amore leale e non fuggitivo per il ciclismo ne richiede se non una Tre Giorni almeno una Due Giorni, sotto il suo cielo, che è ben altro di uno stadio.
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