Corridori, squadre, organizzatori e federazione internazionale: la prima storica edizione del Bajaj Pune Grand Tour, andata in scena tra il 19 e il 23 gennaio scorsi, ha messo d’accordo tutti. La breve corsa a tappe asiatica che segnava il ritorno del ciclismo professionistico in India a distanza di tredici anni ha fatto il pieno di consensi sorprendendo, in positivo, sia i protagonisti che hanno avuto modo di viverla dall’interno sia chi si è trovato, come nel nostro caso, a seguirla da casa.
Ogni dubbio in merito a quale potesse essere la qualità organizzativa messa in campo dall’evento è stato spazzato via con decisione attraverso uno sforzo collettivo che non è assolutamente passato inosservato: l’ingente numero di volontari impiegati (superiore ai 3000), i tanti chilometri (500) di strade perfettamente asfaltate per l’occasione, la comunicazione social curata e puntuale, l’apprezzato impiego di droni ed elicotteri per garantire la copertura televisiva della gara (che, ricordiamo, era di categoria .2) ma anche il riuscito coinvolgimento della comunità locale (impressionanti le folle e le grida dei presenti nei centri urbani) hanno contribuito a rendere la corsa godibile, combattuta e partecipata finendo per soddisfare tutte le parti in causa.
Certo, non tutto è stato perfetto (vedi le grafiche spesso mancanti e non sempre aggiornate o i rischi corsi, tra macchina sul percorso e linea del traguardo mal incollata all’asfalto, nel finale della prima tappa) ma gli organizzatori hanno fatto vedere, già in corso d’opera, di saper imparare dagli errori commessi e aggiustare il tiro cercando di offrire il miglior prodotto possibile, un processo questo che, verosimilmente, continuerà anche l’anno prossimo quando, sulla scia dei riscontri avuti in questa prima edizione e in base a quanto annunciato dall’UCI, la corsa potrebbe già vantare uno status differente.
“Nel 2026 speriamo di poter promuovere la gara ad un livello superiore: questo è il nostro obiettivo perché, insieme all’amministratore distrettuale e alla federazione nazionale indiana, vogliamo che questa gara diventi un punto di riferimento in Asia nei prossimi cinque anni” ha dichiarato ad alcune testate locali (tra cui TimesofIndia.com) il Direttore Generale dell’Unione Ciclistica Internazionale Amina Lanaya che, presente sul posto, ha spiegato perché il Bajaj Pune Grand Tour si sia meritato sul campo un simile upgrade.
“In primo luogo, c'è la qualità dell'organizzazione e qui, considerando che la decisione di dar vita a questa gara è stata presa appena sei mesi fa e il tempo non era molto, possiamo dire di essere rimasti davvero impressionati. Sapevamo però che il Paese e il distretto di Pune avevano le capacità e le risorse necessarie per garantire lo svolgimento di un evento di alto livello. I feedback da parte dei corridori e delle squadre sono stati molto positivi. Tutti mi hanno detto “wow, quanta gente lungo le strade” ma a colpirli sono state anche le tante facce sorridenti. Gli indiani sono stati molto felici di accogliere questo evento perché era una novità” ha affermato Lanaya non tirandosi indietro dal motivare perché, a suo avviso, la gente del posto abbia salutato così calorosamente la corsa.
“Se si vuole assistere a una gara ciclistica, non è necessario pagare biglietti (a volte molto costosi) come in altri sport, ma è gratis” è stata la puntualizzazione della dirigente franco-marocchina dell’UCI, apparsa decisamente consapevole di quale sia il prossimo passo che gli organizzatori debbano compiere.
“Abbiamo bisogno che in futuro il field sia ancora più internazionale e siamo sicuri che Pune sarà in grado di attrarre corridori da ancora più Paesi in futuro perché c'è la volontà di farlo. Sono sicura che la gara sarà sempre meglio, anno dopo anno”.
Da queste parole traspare piuttosto chiaramente il desiderio, misto a speranza, che il Bajaj Pune Grand Tour (vinto quest’anno dal neozelandese della Li Ning Star Luke Mudgway) possa riuscire sempre meglio, conditio sine qua non questa perché, assieme al supporto dato agli atleti indiani attraverso il World Cycling Centre di Aigle e le sue strutture convenzionate nel paese, il ciclismo possa far progressivamente più presa sulla popolazione locale radicandosi con decisione in un territorio (e un mercato) dalle enormi potenzialità.
La neonata corse indiana dunque, sviluppandosi nel prossimo futuro, potrebbe concretamente far da traino per lo sviluppo del movimento locale, un obiettivo questo (coerente con l’attuale visione dell’UCI che ha nella globalizzazione delle due ruote uno dei suoi mantra) da perseguire anche estendendo l’interesse ad altre discipline e approntando eventi internazionali di levatura ancora superiore.
In quest’ottica, il pensiero va subito inevitabilmente ai Mondiali su strada e ad un’operazione simile a quella fatta recentemente con l’Africa e il Ruanda, zone relativamente poco battute dal ciclismo di alto livello che, grazie all’ultima rassegna iridata, si sono rivelate ad un pubblico più ampio mettendosi definitivamente sulla mappa.
Una dinamica simile potrebbe ripetersi con l’India quando, consolidati certi meccanismi organizzativi e stabilizzatosi in calendario il Pune Grand Tour, un’eventuale Campionato del Mondo potrebbe registrare un entusiasmo con pochi precedenti.
“Nel 2025 i Campionati del Mondo a Kigali, in Ruanda, sono stati un enorme successo. L'Asia è capace e ha dimostrato di poter fare ancora di più e ancora meglio e quindi per l’India potrebbe anche presentarsi l'opportunità di ospitare i Campionati del Mondo nei prossimi anni, un traguardo questo che dovrebbe comunque essere parte integrante della tabella di marcia che dobbiamo elaborare insieme a tutte le parti coinvolte” ha detto Lanaya.
Il tempo di sicuro, considerato che fino al 2031 le edizioni dei Mondiali su strada sono già state assegnate, non manca all’India e alla sua Federazione che, negli anni avvenire, potranno lavorare con profitto sull’espansione del ciclismo all’interno dei propri confini preparando adeguatamente il terreno per quella che potrebbe essere la prima edizione di sempre della rassegna arcobaleno su strada nel continente asiatico.
Photo credit: Bajaj Pune Grand Tour
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