MEXICAN DREAM, SULLA SCIA DI DEL TORO C'E' UN MOVIMENTO CHE CRESCE. GALLERY

REPORTAGE | 13/11/2025 | 08:25
di Aldo Peinetti

L’anno del messicano nel ciclismo (al secolo Isaac Del Toro) si è trasformato nel mese del ciclismo messicano. E ci spieghiamo. Congiunzione astrale favorevole oppure no, vuoi mettere un campionato nazionale tornato a disputarsi proprio ad Ensenada, città natale del “Torito”, manco a dirlo aggiudicatosi il titolo?


Non solo, ai Mondiali di Santiago del Cile è stata Yareli Acevedo a scrivere una pagina storica, indossando la maglia iridata su pista nella corsa a punti, appena qualche giorno prima che dalla Spagna avvenisse un’importante ufficializzazione. L’interessato è Cesar Macias, 22enne fresco di ingaggio da parte di quell’autentica multinazionale del pedale che si chiama Burgos Burpellet Bh, la professional iberica abile a non farsi sfuggire questo talentuoso corridore veloce(non è sprinter puro e tiene bene anche in salita) lanciato dalla Petrolike. Cioè la squadra nata per impulso, al solito visionario, del compianto Gianni Savio, realtà alla quale lo sponsor Hector Daniel Guijarro ha affidato un compito chiaro: «fin dall’inizio del progetto, nel 2023, tutte le energie sono state indirizzate a mettere nella condizione ragazzi messicani talentuosi di praticare ciclismo secondo standard europei, attraverso non solo un calendario adeguato. Penso ai 21enni gemellii Prieto, Josè Juan vincitore in Slovenia al Gp Kranj e Josè Antonio, campione nazionale a cronometro ed in evidenza al Tour de l’Avenir 2025. Erano pressochè inesperti quando li abbiamo accolti - spiega con giustificato orgoglio Marco Bellini, general manager di Petrolike, che quasi ha dovuto frenare Guijarro nel suo intento di dar vita ad una professional in luogo dell’attuale Continental -. La volontà resta, Del Toro sta garantendo un momento magico e ce ne accorgiamo nel frangente stesso in cui riceviamo tante mail di potenziali corridori interessati a ripercorrerne le orme. Nella quasi totalità dei casi si tratta di giovani che amano il ciclismo ma non hanno mai utilizzato un misuratore di potenza, privi di conoscenze dal punto di vista della gestione alimentare (uno dei Prieto pesava 82 kg, ndr) o delle tecniche di allenamento. Evidentemente si può apprendere in fretta, senza improprie forzature - aggiunge l’ex corridore biellese, che ha incaricato il preparatore atletico Fabrizio Tacchino di dar vita ad un articolato database con i dati prestazionali di tanti ragazzi messicani dai 17 ai 20 anni.


Ora, il numero di messicani nella condizione di disputare un grande giro a tappe è raddoppiato. Cesar Nacias, ruota veloce che si vede presto di scena sulle strade della Vuelta, ripercorre il proprio excursus in qualche modo simile al percorso europeo di Del Toro e della brigata sanmarinese della Monex. «Io però ho avuto la possibilità di trasferirmi da junior in Belgio dove ho naturalmente conosciuto anche il pavè. Dopo un passaggio all’irlandese Evo, già a livello Continental, ho trovato nuovi stimoli grazie alla Petrolike in cui militano tanti altri miei connazionali. E le cose sono andate per il verso giusto».

Il flashback ad Ensenada, sulle rive dell’Oceano, consente di imbattersi in un altro ciclista che alle lusinghe della tavola da surf ha preferito le pedivelle da azionare. Eder Frayre, 34enne concittadino del vincitore del campione in maglia Uae, si affacciava al ciclismo quando ancora il punto di riferimento nazionale era Raul Alcalà, con all’attivo due tappe al Tour de France che oggi non è certo tenero nei confronti del maganement federale.

Su Del Toro, però, l’ex compagno di squadra di Hampsten scommette convintamente. Frayre, dal canto suo, assiste con piacere al ricambio generazionale portando alla mente – complici vecchi fotogrammi apparsi sui social - quella volta in cui gli spettò la consegna di una coppa ad un giovane di nome Isaac, appena affaciatosi sulla scena ciclistica. Chi lo avrebbe detto che i due, premiato e premiante, avrebbero preso parte ai mondiali di Kigali con il più anziano nei panni di fido scudiero, prima di rivedere l’esperto Eder ottimo secondo nel campionato messicano?

L’effetto moltiplicatore dell’entusiasmo garantito dalla vittoria di Del Toro al Tour de l’Avenir del 2023, già si stratificava su quanto di dinamico lo stesso fenomeno della Monex dimostrava e dimostra. Un magic moment che ha il volto con il sorriso di Yareli Acevedo, 24 anni, piacevolmente stupita dalla performance che le è valsa la medaglia d’oro al velodromo in Cile.

Da Burgos, dove ha appena postato delle foto della città in cui ha iniziato l’avventura, Macias riavvolge il nastro a fine agosto: era molto in alto (2º) il suo nome sul televisore che mostrava l’ordine d’arrivo della tappa del Tour de l’Avenir, corsa che più di tutte le altre ha un valore speciale in Messico (serve spiegare il perchè?). «Quel giorno anche il mio compagno Josè Antonio Prieto fu quarto e sentivamo il vento in poppa, nel mio caso trovando conferma sul podio dopo il terzo posto della seconda frazione. Ho chiuso la stagione con all’attivo anche top ten tra i professionisti, una nel vostro Paese, senza dimenticare il terzo posto ad una classica dilettantistica come il trofeo Piva».

Insomma, se Del Toro è modello ispiratore per tanti giovani ciclisti messicani un po' vuole diventarlo anche Cesar? A 1500 metri d’altitudine, la città di cui è nativo, Guadalajara, è nota per musica mariachi e tequila. Prendiamo atto, nell’attesa che la scarna voce wikipedia su Ensenada citi Del Toro... C’è come l’idea che non manchi poi molto.



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