
Juan AYUSO. 10 e lode. Non sente le voci che lo circondano, non sente le critiche, non sente il chiacchericcio continuo, oggi non sente nemmeno la catena: in ventiquattrore dall’inferno al paradiso di Cerler. Estasi allo stato puro. Prima vittoria sulle strade della Vuelta, la 15a in carriera, la numero 76 per il suo team, che oggi mette a segno un fantastico “triplete”, vincendo per il terzo giorno di seguito. Non è una novità: Ayuso è un corridore di talento, di una consapevolezza assoluta. Sa quello che vale, soprattutto sa quello che vuole e generalmente se lo va a prendere. Come oggi. Il corridore valenciano è corridore di classe, su questo credo che nessuno possa dire nulla. È un puledro di razza e dopo una giornata così così, ecco che prova ad andare subito a creare le condizioni non solo per mettersi tutto alle spalle, ma per cancellare tutto. Pronti via ed è subito in avanscoperta. Il primo Gpm di giornata – Port Cantò – è suo. Porta via la fuga di giornata, poi a meno di 9 km dal traguardo apre il gas e lo rivedranno sul podio: è un bel vedere.
Marco FRIGO. 9. La piccola grande Italia porta a casa un altro piazzamento di prestigio. Un risultato che dice a chiare lettere che ci siamo, che siamo qui per lottare, per far vedere di che pasta siamo fatti e non siamo certamente dei biscottini friabili, ma dei buonissimi cantuccini da intingere nel vin santo. Corsa di grande intelligenza, perché Marco sa come si corre. Dice di avere gambe buone e la testa confusa, per quello che i ragazzi della Israel devono sopportare tutti i giorni sulle strade. Già il ciclismo non è sport facile, se poi la politica rende tutto difficile, anche uno sport bello come il nostro diventa impossibile.
Raul GARCIA. 8. Il 24enne spagnolo della Arkea passa la giornata nel gruppo dei 12 attaccanti. Corsa sontuosa, che conferma che questi ragazzi, questa squadra, meritano di andare avanti.
Harold TEDAJA. 7,5. Il 28enne colombiano della XDS Astana tiene alto l’onore di tutti. Va all’attacco e poi gioca di rimessa con impegno e determinazione.
Giulio CICCONE. 7,5. Scatta Joao Almeida e lui è pronto a francobollarlo, come del resto Vingegaard. I “tre tenori” sembrano al momento i più intonati, Giulio è chiaramente in palla. Non c’è bisogno di mettere gli occhiali, si vede a occhio nudo.
Giulio PELLIZZARI. 7. Non fa lo smargiasso, resta accucciato con i migliori e si tiene la maglia bianca sulle spalle.
Antonio TIBERI. 4. Va alla deriva, incamerando un ritardo siderale, di quasi un quarto d’ora. È chiaro che qualcosa non va. È chiaro che non è il Tiberi che siamo abituati a conoscere. Ieri un segnale di ripresa, oggi l’abisso.
Mads PEDERSEN. 10. Si fa una tappa di montagna in fuga – e non a velocità turistica – per aggiudicarsi i punti del traguardo intermedio che è posto in maniera malvagia a Benasque, ai piedi della salita conclusiva verso Cerler, a meno di 9 chilometri dal traguardo. Per 20 punti, fa numeri da autentico campione.
Mikel LANDA. 5. Imbarca acqua ad ogni tappa, non si tratta di una falla, ma di un cedimento strutturale di tutto lo scafo.
Jonas VINGEGAARD. 6,5. Non spreca una pedalata che una, mette in naso fuori quando è chiamato a farlo. Corre da manuale, come in un ciclismo tradizionale, quello di sempre, quello che siamo abituati a vedere quando non ci sono Pogacar, Evenepoel e Van der Poel. «Potevamo fare la corsa, se solo l’avessimo voluto, ma va bene così», dice il danese.
Torstein TRAEEN. 7. Si tiene la maglia, con relativa facilità, con un ottimo lavoro di squadra e personalità. Aveva detto: domani la perdo. Si sbagliava.
Sean QUINN. 8. Il corridore della EF Education EasyPost prende e va con Jardi van der Lee , con loro Jay Vine (UAE Team Emirates-XRG), Mads Pedersen (Lidl-Trek), Damien Howson (Q36.5), Harold Tejada (XDS Astana), Brieuc Rolland (Groupama-FDJ), Joel Nicolau (Caja Rural-Seguros RGA), Raul Garcia Pierna (Arkéa-B&B Hotels), Kevin Vermaerke (Picnic PostNL), Eduardo Sepulveda (Lotto), Marco Frigo (Israel-PremierTech) e chiaramente Juan Ayuso, sul quale tutti si riportano. Questi, in pratica, fanno la corsa.