THOMAS E LA SICUREZZA: «SE NE PARLA, MA SI POTREBBE FARE MOLTO DI PIU'»

PROFESSIONISTI | 19/04/2024 | 08:20
di Francesca Monzone

Nei giorni scorsi Geraint Thomas ha deciso di prendere la parola per esprimere il suo sconcerto perché a suo avviso, nonostante i numerosi incidenti in corsa, nessuno realmente sta lavorando per diminuire i rischi. La sicurezza nel ciclismo è un tema caldo in questo momento e Geraint Thomas è convinto che non si stia facendo abbastanza per garantire meno danni ai corridori, che sempre più spesso finiscono rovinosamente a terra.


«La moderazione del traffico, i cordoli sporgenti, tutto questo genere di cose, sono certamente elementi di pericolo – ha detto il gallese della Ineos Grenadiers a Velo - Se pensassi  troppo a queste cose, allora sarei sempre dietro e non correrei più. È frustrante. Non è cambiato nulla dai tempi di Gino Mäder. In questo sport c'è già l'elemento del pericolo, ma so che potrebbe essere fatto molto di più per aumentare la sicurezza ma purtroppo ancora non avviene».


Tra le cadute più importanti delle ultime settimane c’è stata quella della quarta tappa al Giro dei Paesi Baschi, dove un gruppo importante di corridori è finito a terra. Molti dirigenti delle squadre hanno voluto esprimere la loro preoccupazione riguardo gli incidenti in corsa e anche il capo della Ineos Grenadiers, Sir Jim Ratcliffe, ha recentemente chiesto più sicurezza agli organizzatori delle gare attraverso una lettera aperta e pubblicata sul sito web della squadra.

«Nella Formula 1, quando Ayrton Senna ebbe il suo incidente mortale 30 anni fa in Italia, l'organo di governo decise di trasformare le norme di sicurezza di uno degli sport più pericolosi al mondo e di conseguenza ridusse significativamente gli infortuni - ha scritto Ratcliffe nella sua lettera -. Ciò contrasta nettamente con il ciclismo dove, fino ad ora, gli organi governativi hanno apportato pochissime modifiche e gli incidenti gravi sono ancora un evento comune».

Con l'avvicinarsi del primo anniversario della tragica morte di Gino Mäder, avvenuta durante il Giro di Svizzera nel 2023, il presidente dell'UCI David Lappartient ha recentemente attribuito il 50% degli incidenti ad un atteggiamento sbagliato dei corridori stessi e per questo si sta pensando ad un sistema di cartellini gialli e rossi, per ammonire i comportamenti sbagliati all’interno del gruppo.

Geraint Thomas il prossimo maggio festeggerà 38 anni e come aveva detto lo scorso anno al Giro d’Italia dove aveva chiuso al secondo posto, è sempre convinto che adesso ogni vittoria, sia per lui un dono speciale.

Il britannico ha già vinto il Tour de France nel 2018 ed è arrivato secondo nel 2019 e nel 2022 e al Giro d’Italia è salito sul secondo gradino del podio nel 2023. Il suo contratto con la Ineos scadrà nel 2025, anno che potrebbe fissare il ritiro dalle corse del britannico. Quest’anno Thomas correrà sia il Giro d’Italia che il Tour de France, cercando di ottenere il miglior risultato possibile nella classifica generale.

Thomas ancora non ha ottenuto successi in questa stagione e il Tour of the Alps, per lui è un ottimo strumento per essere in buona condizione al Giro d’Italia. Il britannico, che ha un forte ascendente sul gruppo, chiede sicurezza non solo per se stesso ma anche per gli altri corridori ed è favorevole ad un lavoro di gruppo, dove tutte le parti interessate lavorino insieme per la sicurezza dei corridori in gara.

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COMMENTI
Sicurezza
19 aprile 2024 08:47 andy48
Questa cosa mi sta stufando. Si dice sempre: la corsa la fanno i corridori. Idem per la sicurezza. Sei in discesa e piove? Rallenti. Fa freddo? Ti copri. Ecc., ecc. Nel ciclismo sta succedendo quello che accade nel resto della societa': deresponsabilizzazione dell'individuo, le colpe vengono attribuite al clima, alle strade, e via dicendo. Ridicolo il paragone con la F1: quelli corrono su pista, il ciclismo si corre su strada normale. Non vi piace: statevene a casa.

A lungo termine
19 aprile 2024 11:49 lupin3
Temo che la tendenza sarà di evitare sempre piú le corse su strada, come sta già avvenendo nelle categorie giovanili. L'accettabilità sociale di chiudere le strade per gente che in piú rischia di morire sta diminuendo sempre piú.

@andy48
19 aprile 2024 12:03 ghisallo34
Hai ragione. Thomas potrebbe chiedere di correre in circuiti F1. Siamo all'assurdo....

Se lo dice Thomas
19 aprile 2024 12:18 alfiobluesman
Se lo dice Thomas che è dentro il ciclismo c’è da fidarsi amici….
Certo la strada non è la pista dove è più facile controllare tutti gli aspetti della sicurezza, certo le strade sono piene di rotonde, cordoli, buche, muretti, precipizi, le volate sono affollatissime e molto pericolose, ed è molto difficile controllare tutto. Ma qualcosa si deve e bisogna fare perché il miglioramento deve essere un must quando si tratta di sicurezza.

@ alfio
19 aprile 2024 12:40 ghisallo34
Ma Thomas, chi e' ? Si fa il paragone con la F1 che non c'entra nulla di nulla e se si contesta ogni possibile ostacolo che si trova in strada, non si corre piu'. Bisogna ammettere che quando uno dice cavolate,sono cavolate. Il ciclismo su strada transita appunto su strade ( lasciamo stare Roubaix e affini) e non e' che si fanno spendere miliardi di € per adeguare le strade ai bisogni ( seppur giusti dei corridori).

Bici e corridori
19 aprile 2024 13:40 AleC
Bici rigidissime che hanno un'efficienza incredibile ma che non perdonano nulla, corridori che sfruttano freni a disco e ruote più larghe per guidare sempre più al limite...recipe for disaster, come dicono dalle parti di Thomas

Penso
19 aprile 2024 15:35 fransoli
Che sicuramente qualcosa possa essere fatto dal punto di vista tecnico mettendo un freno alla deriva tecnologica che mette a disposizione mezzi sempre più performanti ma con cui diventa difficile salvarsi in caso di errori, un limite alla rigidità dei mezzi può essere valutato.... Impensabile pensare di mettere in sicurezza totale ogni metro dei percorsi, non si corre in circuito ma su strade normali destinate al traffico quotidiano

Thomas
19 aprile 2024 17:32 Ale1960
Senti da che pulpito viene la voce. Da uno che in carriera ne ha collezionate di tutti i tipi e non certo per la pericolosità della corsa...

Ipocrisia pura
19 aprile 2024 18:34 Albertone
Quando lui e soci vincevano a mani basse ( e si parla di pochi anni fa), tutto andava bene. I percorsi erano perfetti e tutto andava bene. Caro Thomas, questa a casa mia si chiama ipocrisia.

Un vecchio proverbio dice
19 aprile 2024 19:29 Cicorececconi
Quando si accorciano le gambe, si allunga la lingua. Calza a pennello. Il paragone con la F1 e' come mettere la noce moscata nel caffe'. Vivi complimenti, se questo e' molto ascoltato in gruppo siamo apposto

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