LE STORIE DEL FIGIO. GIANNA E LUIGI, QUANDO SI DICE... GLI AMICI DEL CICLISMO. GALLERY

STORIA | 25/09/2023 | 08:03
di Giuseppe Figini

Sono poche le corse in Italia, in pratica di tutte le categorie, dove – almeno una volta – non siano stati presenti Luigi e Gianna Gazzini in qualità d’interessati e sempre discreti spettatori ed osservatori. Era un’abitudine, piacevole abitudine, condivisa dai coniugi Luigi Gazzini e dalla moglie, Gianna Vigili, entrambi reggiani che si sono sposati nel 1961, il giorno otto luglio – ricorda Gianna, dopo un veloce fidanzamento con conoscenza nata in una sala da ballo, fino alla scomparsa di Luigi – Gigi per tutti – avvenuta il 22 luglio 2013 suscitando un vasto e partecipato cordoglio anche nel mondo delle due ruote.


Era nato a Scandiano nel 1930 e si era cimentato nel ciclismo nelle categorie giovanili. Fra i dilettanti, era giunto a gareggiare con i colori della Unione Ciclistica Nicolò Biondo di Carpi, storica formazione dove ha corso anche Ercole Baldini, il grande campione di Forlì. E qui ha corso anche il padovano, nativo di Legnaro, Alcide Cerato, poi professionista e quindi dirigente di spessore in vari ruoli del ciclismo italiano. E fra Gigi Gazzini e l’eclettico, promettente, patavino iniziò un’amicizia, con il comune denominatore della passione per le due ruote anche se vestirono la maglia della Nicolò Biondo, in anni diversi. Un’amicizia ravvivata poi da molteplici pedalate comuni e che dura tuttora attraverso la stretta continuità di rapporto alimentato e condiviso con Gianna.


Professionalmente Gigi Gazzini era impegnato con i fratelli nella conduzione di una cantina specializzata nella produzione e commercializzazione del noto lambrusco, vino di riferimento della zona. Gareggiava nelle corse di categoria, soprattutto in Emilia-Romagna, ma nonostante l’impegno profuso i risultati erano piuttosto scarsi.

All’inizio degli anni 1970 Luigi Gazzini e i fratelli lasciano il vino e danno vita ad un’attività imprenditoriale nel settore della ceramica, in grande ed impetuoso sviluppo, a livello mondiale, in quella zona. È una “full immersion” nella nuova attività che consolida, anno dopo anno, tassi di sviluppo di primissimo rilievo della Ceramica Gazzini. Anche la moglie Gianna va a lavorare nell’azienda ceramica di famiglia, lasciando il precedente lavoro d’impiegata in un’officina meccanica. Gianna Vigili, questo il suo cognome, nasce a Roma e non esita a indicare l’anno, il 1941, dove il papà, nativo di Correggio, bella e nota città per varie attrattive, in provincia di Reggio Emilia, al limitare con quella di Modena, si era temporaneamente trasferito per motivi di lavoro con la moglie, reggiana del capoluogo.

Luigi e Gianna impostano il calendario delle loro vacanze in concomitanza assoluta, ricercata, studiata e calibrata con le corse ciclistiche, in Italia e pure le all’estero. Ovviamente anche i fine settimana e le differenti feste comandate del calendario rientrano nella regola dettata da Luigi ma subito condivisa, come tutto del resto nella loro vita comune – e con viva partecipazione -, da Gianna. E non è solo il professionismo che viene tenuto in considerazione. Soprattutto in coincidenza con i fine settimana ogni corsa, di ogni categoria, specialmente nel bacino della pianura padana, da Piacenza a Verona, sopra o sotto il Po, è considerata meta d’interesse. Conoscono così corridori giovani che seguiranno nella loro carriera anche nelle categorie maggiori. Quando il ciclismo su strada va in letargo è buono e apprezzato pure il ciclocross, pedalate non competitive e pure ritrovi e rimpatriate fra pedalatori, in attività o ex, con spiccati interessi gastronomici.

Lo schema e le modalità dei loro viaggi è sempre quello che vede l’autovettura, preferibilmente un tipo fuoristrada o suv dove ospitare comodamente le bici da corsa, oltre al vario materiale collegato, curate dal meccanico sempre riconosciuto in zona come “professor Barnard”. Soprannome coniato per ricordare il prof. Chris Barnard, autore del primo trapianto cardiaco della storia nel 1967 e che, da allora, ha sempre indicato un valente meccanico con bottega-officina nel cuore di Carpi. Guido Ferrari è il suo nome.

E diverse delle specialissime di Gigi sono tuttora custodite gelosamente da Gianna nella loro bella e caratteristica abitazione di Albinea. Alla guida partiva Gigi ma, durante il viaggio, cedeva il volante a Gianna e lui inforcava la sua bici, pedalando di lena, con Gianna in funzione di supporto alla guida del mezzo. Talvolta l’anticipava raggiungendo l’appuntamento concordato, diciamo un po’ impropriamente l’arrivo, senza mai perdersi anche quando i telefonini erano di là da venire. Quando si dice l’intesa. Anche Gianna, in certe occasioni, pedalava accanto a lui anche se, ammette, le potenzialità erano ben diverse in sella.

Gigi e Gianna non sono mancati a Città del Messico nel 1984, all’epoca dei record dell’ora di Francesco Moser, vissuto totalmente e in prima persona ma con la consueta discrezione. E il rapporto con la famiglia di Francesco Moser “in primis” e le varie derivazioni, dirette e indirette, è sempre stato improntato a un’intensa frequentazione d’amicizia. Così anche con famiglie di diversi campioni o appassionati pedalatori come Tarcisio Persegona, Vittorio Adorni, Claudio Santi con Beppe e Agnese Silva della sei Giorni di Fiorenzuola, Davide Boifava, la famiglia Ioppi del Giro del Trentino, gli amici di Corinaldo coordinati da Dino Berti e quelli della Navigare di patron Leo Brunetti con Franco Tondelli a tirare il gruppo . E poi, ancora, Egidio Maffezzoni, noto ristoratore di Salò, punto d’arrivo della pedalata amatoriale, Carpi-Salò e pure produttore di medaglie, coppe e riconoscimenti sportivi di vario tipo, sempre vicino al ciclismo.

E l’elenco potrebbe continuare a lungo. Gianna ricorda anche un periodo trascorso in ritiro con il reggiano Pietro Partesotti e il fiorentino Roberto Poggiali, entrambi alla Salvarani che rientrano tuttora nella schiera degli “amici”, amici veri, non quelli dei social.

Il “clou” della loro stagione ciclistica erano però i mondiali e, ovunque si svolgessero, loro c’erano con un’affiatata compagnia d’appassionati che si davano l’appuntamento annuale al “meeting iridato” prenotando con largo anticipo. E Gianna, ancora ora, c’è sempre ed è reduce da Glasgow. Alla guida del suv, non esita a compiere migliaia di chilometri ogni anno sulle rotte del ciclismo già condivise con Luigi. E il ricordo del marito, scomparso nel 2013, le fa sempre costante compagnia, soggiunge. Non ricerca le zone “vip”, vive con pazienza e discrezione la “zona mista”, sia della partenza, sia quella dell’arrivo con amici di lunga data.

Alla coppia Luigi-Gianna Giancarlo Ceruti, già presidente della FCI, ha dedicato il suo libro “dalla Sicilia alla Toscana”, un saggio sull’emigrazione di giovani ciclisti mentre, negli anni 1970, il giornalista e noto conduttore Rai, Paolo Cavallina, inviato al Giro d’Italia, realizzò un “cammeo” tv sulla passione per le due ruote di questa coppia.

Ed è sempre una coppia ricordata con affetto dai numerosi amici sparsi sulle strade del ciclismo.

 

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