LE STORIE DEL FIGIO. L'ORGOGLIO PIEMONTESE DI ALBERTO MINETTI

STORIA | 26/03/2020 | 07:45
di Giuseppe Figini

E’ un bel salto all’indietro nel tempo per ricordare un corridore, molto promettente, un “signor” corridore, in tutte le valenze del termine, che appena approdato al professionismo, ha visto interrompersi definitivamente, repentinamente, la sua fondata prospettiva di carriera per un grave incidente, subito in allenamento, che gli ha precluso la possibilità di proseguire l’attività e gli ha lasciato, quale conseguenza, una grave menomazione permanente per l’uso del braccio sinistro. Il fatto: il 10 agosto 1981, investito da una vettura su una strada che percorreva abitualmente per allenamento, a Osasco, fra Pinerolo e Cavour, riportava la frattura totale del plesso brachiale del braccio sinistro e altre gravissime lesioni che fecero temere per la sua vita, come indicava la diagnosi medica e conseguente degenza, in rianimazione, per un mese, all’ospedale le Molinette di Torino


Parliamo di Alberto Minetti, nato a Ceva, in provincia di Cuneo, il 18 maggio 1957 e trasferitosi poi, con la famiglia, all’età di 10 anni a Cuneo, città che gli è subito entrata e rimasta sempre nel cuore. Dopo le prime esperienze agonistiche nelle categorie giovanili seguite all’esordio ai Giochi della Gioventù, a 14 anni, indossa la maglia della Primavera di Chiusa Pesio. Ricorda ancora con rivissuta emozione il viaggio a Cambiago, con papà Remo, nel 1972, meta l’azienda di Ernesto Colnago, per acquistare una sua specialissima con il logo dell’asso di fiori. Gareggia poi nella Tortonese Serse Coppi fra gli juniores, vestendo pure la maglia azzurra di categoria, e approdare da dilettante nella storica squadra della Fiat Trattori, un’eccellenza nella galassia delle molteplici discipline sportive che facevano parte del vasto progetto polisportivo della Sisport Fiat che ha avuto, al vertice, la storica figura di Giampiero Boniperti.


E qui nasce e si consolida un’amicizia importante e duratura fra il direttore sportivo della Fiat Trattori, Italo Zilioli che aveva affiancato e poi rilevato nella direzione sportiva un veterano di valore come Giuseppe Graglia e lo staff, con Alberto Minetti. Da par suo il corridore cuneese, con la maglia rossa Fiat Trattori, ha vinto nel 1979 la classica Milano-Tortona e, convocato in maglia azzurra, la classifica generale della Settimana Bergamasca, gara di primo livello internazionale con qualificatissima partecipazione del forte dilettantismo – e si fa per dire “dilettantismo” all’epoca – di formazioni nazionali d’oltrecortina con titolatissimi e collaudatissimi veterani per età, qualità ed esperienze internazionali. Un nome per tutti è quello del russo Sergei Sukhoruchencov, dominatore assoluto fra i dilettanti di quegli anni.

E Alberto Minetti ribadisce e conferma la sua grande attitudine alle corse a tappe nel 1980 vincendo una tappa e la classifica generale del Giro delle Regioni, altra manifestazione di spicco e rilievo internazionali. Era una gara a tappe organizzata dal Velo Club Primavera Ciclistica che, dal 1976, a cavallo fra aprile e maggio, riuniva il meglio del meglio della categoria “dilettanti” (virgolette d’obbligo visto i tempi), del ciclismo mondiale. Ed è qui che firma un’impresa imponendosi nell’impegnativa cronometro da Cesena a Bertinoro. Ottiene importanti affermazioni anche all’estero.

Alberto Minetti, diplomato perito elettronico, il mattino lavora alla Fiat mentre il pomeriggio lo riserva agli allenamenti con i suoi compagni di squadra.

Con queste attraenti credenziali Minetti partecipa in maglia azzurra ai Giochi Olimpici di Mosca 1980, sia nella gara in linea, sia nella cronometro a squadre ed è ricercatissimo dalle formazioni professionistiche di maggior spicco per il passaggio di categoria nel 1981.

Erano gli anni del dualismo Moser-Saronni con entrambe le formazioni dei due big che si contendevano il più che promettente cuneese che approdò, dopo varie valutazioni, alla formazione della FAMcucine-Campagnolo dove il nuovo capitano era Francesco Moser. L’azienda aretina con sede a Loro Ciuffenna, provincia di Arezzo, il cui titolare era l’appassionato Lidio Fabiani che affidò la direzione sportiva all’esperto Luciano Pezzi, aveva acquisito nelle sue file il campione trentino e alcuni dei suoi fidi collaboratori che erano nella Sanson. Teofilo Sanson, l’eclettico patron, aveva deciso di lasciare la sponsorizzazione di squadre per altre esperienze, ciclistiche e pure no.

Naturalmente il giovane Minetti, per acquisire esperienza nel nuovo ambiente, svolge le normali attività che sono delegate ai collaboratori di squadra in favore del capitano e, al Giro d’Italia 1981, il primo e purtroppo unico della sua brevissima carriera nella categoria maggiore, dove conquista la piazza d’onore nella classifica dei giovani e offre testimonianze varie delle sue ottime attitudini in altre competizioni.

L’infausto 10 agosto 1981 è arrivato presto, crudelmente, ed è ascrivibile alla categoria “miracoli” la ripresa fisica, almeno parziale, grazie alla sua tenacia, alla sua voglia di lottare per rovesciare le diagnosi più dure, soffrendo le pene dell’inferno ma lottando con determinazione e tenacia da “vej Piemonte”, grazie anche alla vicinanza della famiglia, di Tiziana, la fidanzata poi diventata sua moglie, e di molti amici. Fra questi, in primo piano ma sempre con atteggiamento definibile nascosto, Italo Zilioli che Minetti definisce un “secondo padre” che muove, in silenzio, sottotraccia, come suo uso e costume, le numerose amicizie e conoscenze, in Italia e all’estero, per individuare le cure più efficaci per i problemi conseguenti all’incidente. Ed è Zilioli che è sempre al suo fianco nei quattro interventi chirurgici specialistici cui Minetti si sottopone presso un luminare di Vienna per ovviare, per quanto possibile, alla disastrosa situazione del braccio sinistro inutilizzabile.

Alberto Minetti non si crogiola nel dolore, rifiuta l’auto compatimento e si riavvicina anche al ciclismo con l’aiuto di un amico motociclista con il quale segue competizioni giovanili in zona quale fotografo sostenendo la macchina fotografica con la mano destra e premere – o meglio “tirare” in questo caso – il click azionando un dispositivo da lui stesso pensato e realizzato, tirandolo con i denti.

La fotografia, lo sci e il “bricolage” sono fra le sue passioni che, con gli accorgimenti imposti dalla menomazione, pratica sempre. E con una bicicletta munita di uno speciale manubrio di sua ideazione continua a pedalare con buona frequenza.

Dopo il lungo periodo di riabilitazione ha lavorato alla Fiat, poi a un consorzio agrario e quindi, a lungo, in banca. Da qualche anno è in pensione.

Dal 2000 al 2004 è stato presidente provinciale della Federazione Ciclistica Italiana per la provincia di Cuneo.

In questo tempo che la sicurezza dei ciclisti sulle strade è un problema sempre – purtroppo - all’ordine del giorno, ci pare giusto e doveroso ricordare Alberto Minetti e la sua drammatica vicenda combattuta con carattere e orgoglio, tutto piemontese, della “Granda”.

 

 

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