LINEA VERDE. LUCA COLNAGHI E IL SOGNO DELLA ROUBAIX

INTERVISTA | 21/11/2019 | 07:30
di Danilo Viganò

Una dinastia di corridori, quella della famiglia Colnaghi: dal padre Fabio ai tre figli Andrea e Davide (sono gemelli), e Luca che andiamo a presentarvi. Anni 20 compiuti, di Mandello del Lario sulle sponde del lago di Lecco, Luca Colnaghi è diplomato in Telecomunicazioni alla scuola "Marco Polo" di Colico.


Quest'anno, con il Team Colpack, ha conquistato il titolo di Campione Lombardo a Barzago nel Lecchese, è stato azzurro alla Corsa della Pace, terzo in una tappa della Ronde de L'Isard in Francia, quarto alla Milano-Busseto, sesto alla Popolarissima di Treviso, nono al tricolore Under 23 in Toscana. Luca il prossimo anno correrà per il Team Monti-Deceuninck Quick Step, societa Continental che sarà della squadra World Tour di Alaphilippe e del fenomeno belga Evenepoel.

Cosa ne pensi del momento del ciclismo italiano?
«E' un bel periodo per il nostro ciclismo, con tanti giovani di buon livello per il futuro, ma anche tra i prof siamo ben rappresentati».


A quale età hai cominciato a correre?
«Ho iniziato a 7 anni per l'Unione Ciclistica Costamasnaga e avevo una bici tutta rossa».

Il più forte corridore di tutti i tempi?
«Marco Pantani, per come correva e il suo carattere in gara».

Segui altri sport con la stessa passione del ciclismo?
«No».

I tuoi peggiori difetti?
«Sono testardo e a volte troppo frettoloso».

Altruista o egoista?
«Altruista, anche troppo».

Cosa leggi preferibilmente?
«Principalmente libri che riguardano la mia attività»

Cosa apprezzi di più in una donna?
«Il carattere».

Sei social?
«Abbastanza, il necessario».

Cosa cambieresti nel ciclismo di oggi?
«Che abbia un giro d'affari simile a quello che c'è nel calcio. Nel senso che gli sponsor abbiano un giusto rientro».

Piatto preferito?
«Pizza».

Hobby?
«Avendo un allevamento di cani, gli animali».

La gara che vorresti vincere?
«La Parigi-Roubaix».

Televisione, cinema o teatro?
«Televisione».

I ragazzi di oggi con quelli di ieri: le differenze?
«Stanno peggiorando, sono troppo virtuali. Vivevano meglio una volta».

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