CARO ALESSANDRO, PERCHE' HAI TIRATO I FRENI?

LETTERA APERTA | 26/08/2019 | 07:37
di Fiorenzo Alessi

Caro Direttore,
ho sempre avuto stima ed ammirazione per Alessandro Petacchi. Un magnifico velocista (il termine ha un preciso significato tecnico, per chi apprezzi le "qualifiche" del nostro amatissimo sport), capace di primeggiare in tappe di tutti i Grandi Giri e di vincere anche Gare Monumento in un periodo in cui il ccilismo annoverava anche formidabili velocisti e funanbolici sprinter. Non sta a me fare i nomi di questi atleti, ben noti a chi abbia un minimo di "cultura ciclistica".


Esemplare, poi, anche il Petacchi uomo: oltre ad una correttezza agonistica non comune quando il gruppo si... avventa sul traguardo, mai sopra le righe nelle esternazioni pubbliche, sempre di una pacatezza e di una disamina ragionata e argomentata delle proprie prestazioni, sia vincenti che non. Insomma, un encomiabile professionista del ciclismo, che francamente rimpiango. D'altro canto, l'appellativo di "Alessandro Magno" qualcosa avrà pur voluto significare!


Purtroppo, come non è infrequente nello sgangherato (non ho remore a definirlo tale, per esperienza professionale pluridecennale) "sistema Giustizia" attinente chi svolge attività sportiva, quando tutto pare essersi concluso, più o meno felicemente, e il passare degli anni ha lasciato spazio e modo per dedicarsi ad un'altra vita, anche professionale, ecco... spuntare dal cilindro, ovvero dalle segrete stanze di una qualche Autorità investigatrice o Giudiziaria, nostrana o straniera poco conta, le scorie di un passato che si credeva ormai morto e sepolto. 

Per il "nostro" Alessandro, com'è noto, lo sciagurato coinvolgimento in una "vicenda doping" originatasi in Austria, le cui ben datate carte hanno trovato non solo pubblica diffusione ma, quel che è peggio, "apprezzamento" degli Organi Inquirenti anche dell'Unione Ciclistica Internazionale, che ha instaurato una procedura a suo carico per presunta violazione del R.A.D. (disposizioni del regolamento AntiDoping).

Malignando, potrei dire che, trattandosi di un ciclista, ...ovviamente si è proceduto alle contestazioni di doping e riconnesse, ben poco piacevoli incombenze: ma voglio essere benevolo, ancorchè bugiardo, e dico che anche per Petacchi... dura lex sed lex.
Quel che non mi sarei aspettato, soprattutto dopo l'immediata e risoluta proclamazione di estraneità a qualsivoglia "trasfusione dopante" o ipotesi di doping resa dal buon Petacchi, è invece l'amara conclusione della vicenda: pur prendendo atto di umanissime ragioni che avrebbero indotto il ciclista incolpato a non intraprendere una lunga e onerosa "battaglia giudiziaria", da un uomo abituato a "sgomitare" e lottare com'è nella natura del velocista (e che velocista!), mai avrei pensato ad una soluzione attraverso quella che, a termini di Codice W.A.D.A e Regolamento-A.D. dell'UCI, è rubricata come "ACCETTAZIONE DELLE CONSEGUENZE" .

Giusto per essere chiari, e sempre con preciso richiamo normativo, "...il corridore... riconosce la violazione delle Regole antidoping e convine con l'UCI  quanto alle conseguenze e ai costi, un tale accordo sostituisce una decisione del Tribunale antidoping dell'UCI e mette un termine alla procedura...".

Dunque, Alessando Petacchi ha concordato la sanzione dell'inibizione di due anni ,intendendo così porre fine al calvario giudiziario-sportivo in corso, e rimanendo peraltro impregiudicata la facoltà di ricorso al TAS della Wada o dell'Organizzazione Nazionale Antidoping.

Mi sia permesso, perdonandomi l'accostamento: se si ha la risoluta consapevolezza della propria innocenza, questa sorta di eutanasia, o dolce morte, procedurale la trovo un po' come una toccatina ai freni ai 50 metri finali per farsi sopravanzare dall'avversario. L'avresti mai fatto in gara, caro Alessandro Magno?
Cordialmente

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COMMENTI
Ben fatto Ale
26 agosto 2019 11:22 FrancoPersico
Per me Ale ha fatto bene a chiudere così la vicenda. Credo che ci siano pensieri ben più importanti per lui in questo momento che correre dietro a questi fantasmi. Poi sinceramente che ricorsi dovrebbe fare? Per difendersi da cosa?

Caro fiorenzo
26 agosto 2019 11:52 petterpan
Alessandro già lotta con la moglie e per il padre..forse energie per lottare un sistema marcio non ha senso sprecare energie per sconfiggere dei Mali molto più grandi.. Ci sono delle priorità e la famiglia vale più di questo.. Se questo è toccare i freni ALESSANDRO HAI FATTO BENE A FRENARE

AleJET
26 agosto 2019 12:18 gaspy
Tirato i freni????
Cosa c'è da vincere???? Una volta risolta la questione nessuno si preoccuperà di dargliene atto e scusarsi!!!
Io sto con Ale!!!!

Peta... chi?
26 agosto 2019 15:01 tonifrigo
Verrà il giorno in cui parleranno solo gli albi d'oro. Giusto o sbagliato che sia, le questioni del doping nello sport verranno digerite e cancellate come si trattasse di pettegolezzi. Nel frattempo, speriamo, lo spot TUTTO diventerà meno avventuroso sotto il profilo morale, oppure sarà diventato un mestiere nel mondo dello showbiz. E allora ci sembreranno tanto saggi i campioni che hanno messo il piede a terra e se ne sono usciti dalla porta giusta. Gli altri, quelli sul cui fuoco dell'orgoglio ha soffiato qualcuno per interesse (come nel caso di Pantani) e che non hanno saputo dire "Io come tutti, tutti come me, io meglio di tutti" sembreranno attori di una inutile tragedia che, talvolta, porta alla rovina personale e al pessimo peloso compatimento. Lo so che è stupido fare di ogni erba un fascio, ma io sono di quelli che hanno ammirato Scarponi, professionista, uomo saggio e sfortunato.

Solo nel ciclismo: perchè?
26 agosto 2019 16:44 angelofrancini
Concordo con ogni riga scritta dall'amico avv. Alessi.
Era, alla luce della soluzione del caso di Giampaolo, attuare una difesa.

Avv. Alessi non dice mai banalità
27 agosto 2019 11:42 umbertomaserati
Concordo con Fiorenzo Alessi praticamente su ogni punto scritto. Effettivamente, seppur posso capire - ed in parte condividere - la decisione di Petacchi, non posso che rimanere un tantino amareggiato da questa totale resa. Il dramma personale dell'uomo (e non dell'atleta) Petacchi che si trova purtroppo a fronteggiare problemi molto più gravi di questioni di doping (e spero che ne esca vincente insieme a sua moglie e a suo padre), necessita sicuramente di avere la priorità su tutto. Su questo sono pienamente d'accordo, però probabilmente c'è anche dell'altro. Forse, ma dico forse, Petacchi sa di aver realmente sbagliato e pertanto, onde evitare di spendere tempo prezioso (ad oggi più che mai, visto che la priorità è quella di stare accanto alla sua famiglia), buttare soldi (magari tanti), ed energie (che gli serviranno per avere la forza necessaria a sorreggere la sua famiglia in un momento così delicato), ha deciso di accettare le coseguenze. Ovvero, in un momento così cruciale per i tuoi affetti, se sai di aver commesso qualcosa di sbagliato da corridore è meglio pensare alla propria famiglia ed accettare tacitamente di pagarne giustamente gli effetti dei propri errori, invece di tentare di difendere l'indifendibile (togliendo spazio e tempo alle questioni più essenziali in questo preciso momento) per magari giungere ugualmente ad una squalifica. Se la storia fosse davvero questa, capirei totalmente Petacchi e condividerei al 100% la sua decisione. Se invece si reputa davvero innocente ed estraneo a tutto, allora NO, e le mie perplessità si uniscono ancor più forti a quelle dell'Avvocato Alessi. Se si è innocenti vale sempre la pena di lottare. Anche perchè se si smette di lottare si smette di vivere e Petacchi in questo momento ha il dovere di essere un vero esempio in questo ancora di più di quanto non lo fosse prima, proprio per il bene dei suoi cari che stanno lottando per il bene più prezioso che abbiamo, ovvero la vita!

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