GUARDINI: «MIA FIGLIA MI HA DATO UNA MOTIVAZIONE IN PIU'».

PROFESSIONISTI | 05/04/2019 | 19:25
di Diego Barbera

Andrea Guardini è l’ospite fisso della conferenza stampa d’apertura del Tour of Langkawi, d’altra parte il velocista della Bardiani CSF è il plurivittorioso con ventiquattro successi. Non sappiamo ancora se e quante tappe vincerà nel 2019, ma quel che è certo è che sarà la sua prima volta qui da neopapà: una motivazione in più per ampliare il bottino di successi in terra malese.


Le sue impressioni, a meno di ventiquattro ore dal debutto della prima tappa da Kuala Lumpur.

Come ti senti alla vigilia della partenza?
«Mi sento bene, fortunatamente quest’anno si è spostata la corsa ai primi di Aprile così anche se ho corso anche un po’ di meno sarà un’occasione per prepararci adeguatamente e raggiungere una buona condizione. A casa a Marzo c’è sempre stato un buon tempo e mi sono potuto allenare al meglio. Rispetto all’anno scorso l’avvicinamento è stato decisamente migliore»

Arrivi qui con già una vittoria, in Croazia
«Oserei dire due vittorie, perché la prima è stata l’arrivo di mia figlia. Ciclisticamente parlando è arrivato poi anche il successo all’Istrian Spring Trophy e sono felice di aver vinto subito, alla seconda volata disputata, dopo il secondo posto al trofeo Umag che si è corso peraltro sullo stesso arrivo. In quel caso avevo commesso un piccolo errore, ma ero riuscito a correggermi subito. Dopo una settimana ho vinto sullo stesso traguardo. Il mio feeling ora è molto buono».

Cosa provi a correre ora, dopo la nascita di tua figlia?
«È completamente differente correre da papà. Ci sono più responsabilità, ma non meno di quante ne avessi prima con una moglie a casa. Io la vivo più come una nuova motivazione. Quest’inverno il pensiero che tutto ciò che stavo facendo era per una persona in più mi ha dato gli stimoli giusti per migliorarmi ancora. Questo è il mio nono anno da professionista, ma nonostante questo c’è sempre qualcosa da imparare».

È stato calcolato che alcuni piloti perdono qualche secondo ogni giro in pista dopo essere diventati padri, nel ciclismo?
«Sono molto fatalista in questo. Nella mia carriera sono andato a rompermi una costola in una corsa particolare come le Hammer Series del 2017 in un frangente in cui non c’era nulla da rischiare. Alla fine, se uno deve farsi male in strada c’è sempre il pericolo e in questo senso molto dipende dal caso. Ma se si rimane lucidi e si sa dove e quando frenare e dove posizionarsi nel gruppo anche se l’arrivo è pericoloso sai come comportarti. L’esperienza dice che ogni tanto conviene frenare e non disputare lo sprint, come mi è già capitato, ad esempio la prima tappa di Hainan dell’anno scorso. Quella volta per fortuna ho frenato perché altrimenti sarei stato coinvolto in una brutta caduta».

Cosa ne pensi del cambio di calendario del Langkawi?
«Credo che come data sia meglio, l’anno scorso ricordo un giorno con 48 gradi, il caldo era davvero incredibile e le tappe da 200 km non hanno certo aiutato. Adesso, dopo alcune piogge, il clima è un po’ più clemente e 36 gradi come oggi sono diversi dai quasi 50 del 2018»

E il nuovo percorso un po’ stravolto?
«È bello partire da sotto le torri Petronas, ma sarebbe stato ancora più bello arrivarci e subito dopo tornare a casa con il volo diretto da Kuala Lumpur. Inoltre, l’isola di Langkawi non è soltanto molto bella, ma è ideale per allenarsi qualche giorno prima, insomma io avrei fatto il contrario. Però capisco gli organizzatori dato che la corsa è proprio dedicata a Langkawi e ogni tanto bisogna pure farci finire il Tour».

Ti mancherà non arrivare a Kuala Lumpur, dove ogni volta per te è sempre un emozione?
«L’emozione dell’anno scorso l’ho rivissuta oggi nel giretto di scarico, siamo usciti dalla capitale e abbiamo ripercorso le ultime due, per niente facili, salite dell’ultima tappa del 2018. Ho rivissuto quella giornata e mi ha fatto piacere pensare che a fine Tour andavo forte visto che sono arrivato a vincere con cinquanta corridori dopo queste salite. Domani ci sarà qualche asperità dopo pochi chilometri, contando anche il fuso orario e l’ambientamento non sarà così semplice. Cercheremo di salvarci e se a metà tappa saremo ancora in gruppo ci proveremo, altrimenti ci saranno altre occasioni».

La Bardiani punterà alle volate, ma può guardare anche alla classifica
«Abbiamo il giovane Daniel Savini che può dire la sua su Genting Highlands che è una vera salita, molto impegnativa. Gli ultimi 12-13 km dei 27 sono veramente duri, soprattutto il finale, me lo ricordo bene. Vediamo come starà, ha quattro giorni di tempo per rendersi pronto e penso che potrà fare bene. Ma ci sono tanti altri pretendenti. Noi abbiamo una squadra che può tirare e tenere chiuse le fughe per poi lanciarmi in volata con Simioni e Maestri che sono una coppia vincente, fidata e collaudata, perché siamo amici anche fuori dalla corsa».

Chi sono i rivali più temibili?
«Metto subito gli italiani in cima alla lista con la Androni di Benfatto e Pelucchi che sono un’accoppiata vincente. Loro hanno due carte da giocarsi, sono entrambi competitivi e veloci e se stanno bene non sono assolutamente da sottovalutare. In più ci sono altri corridori forti, che non conosco bene, ma che avranno voglia di mettersi in mostra, come il campione australiano».

Quale sarà il tuo programma dopo il Langkawi?
«La scelta del team è stata quella di non proferire programmi a lungo termine ai corridori che può essere sbagliato come invece azzeccato perché siamo una squadra che punta alla partecipazione del Giro d’Italia e siamo orgogliosi e felici di aver ricevuto l’invito da parte di RCS. Memore dello scorso anno, credo che Bruno Reverberi abbia fatto bene a tenerci sulle spine fino all’ultimo perché è giusto che ci sia meritocrazia e si scelga la squadra nelle condizioni migliori a fine Aprile per essere competitivi al Giro. A grandi linee noi sappiamo il programma, io credo che andrò al Giro di Croazia».

Magari con una buona condizione e qualche soddisfazione da prendersi in Malesia.
«La scelta di correre poco a Febbraio e Marzo può pagare sul lungo periodo e da quel punto di vista è stato un crescendo di condizione, io mi sento bene ogni giorno di più. Ripeto: ho soltanto nove giorni di corsa nelle gambe prima del Langkawi, penso di poter essere ancora fresco e pronto per arrivare al meglio a fine Aprile. Voglio sfruttare la buona condizione ed è giusto sfruttarla per vincere subito qui e poi in Croazia. Solo dopo tireremo una linea e con la dirigenza decideremo se sarà il caso o meno per il Giro d’Italia».


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