ITALIA OGGI E LA «PAGA PER CORRERE»

STORIA | 03/01/2018 | 16:19
Non è certo un fatto usuale che Italia Oggi - uno dei quotidiani e dei siti economici più importanti del nostro Paese - dedichi un articolo al ciclismo. Ma la storia di Romain Le Roux, che noi di tuttobiciweb vi abbiamo raccontato (clicca qui), ha attirato l'attenzione della redazione, soprattutto per il diverso atteggiamento che Italia e Francia hanno riguardo a questa vicenda, al "paga per correre" nello sport e all'inedito crowdfunding (inedito in quanto a successo ottenuto...) nel mondo del ciclismo.

Ecco l'articolo pubblicato da Italia Oggi a firma di Marino Longoni:

Nei mesi scorsi una inchiesta giornalistica ha messo sotto accusa il comportamento di alcuni dirigenti sportivi che avrebbero condizionato il passaggio al professionismo di alcuni giovani ciclisti al reperimento di uno sponsor in grado di coprire i costi dell'ingaggio (40/50 mila euro). La Corte d'appello federale della Federciclismo ha anche condannato (a pene lievi) alcuni manager. Sui social network è scoppiata una feroce polemica contro questi dirigenti tacciati di essere degli strozzini, profittatori, aguzzini, mafiosi.


Ma lo stesso comportamento, che in Italia è sinonimo di corruzione e omertà, in Francia è diventato una storia che ha entusiasmato gli utenti dei social network trasformandosi addirittura in uno strumento di marketing. È successo infatti che la squadra ciclistica dell'esercito francese ha chiuso i battenti e quindi ha lasciato a piedi un certo numero di atleti, che in gran parte non sono riusciti a trovare un altro ingaggio, visti i tempi di vacche magre.


Ma Romain Le Roux, un corridore 25enne, non si è dato per vinto e, non riuscendo a trovare uno sponsor, ha lanciato una campagna di crowdfunding con l'obiettivo di raccogliere la cifra richiesta per pagarsi il posto in una squadra francese, la Fortuneo-Oscaro. Ha raccolto 40 mila euro, un po' meno dei 60 mila richiesti, ma alla Fortuneo hanno fatto i generosi e gli hanno offerto il posto in squadra accontentandosi dei 40 mila euro raccolti. Non solo, con un comunicato stampa hanno annunciato che «Romain ha del carattere e nonostante una sfilza di seri infortuni ha continuato a battersi» e perciò meritava l'ingaggio. Scroscio di applausi sui social network, che si sono riempiti delle lodi alla generosità e lungimiranza dei manager della Fortuneo.

Nota a margine. Come sanno tutti coloro che hanno frequentato gli ambienti sportivi, la richiesta di una sponsorizzazione come condizione per entrare in un club professionistico è prassi molto diffusa, non solo nel mondo del ciclismo ma in molte altre discipline. Prassi considerata omertosa in Italia, ma pacificamente accettata in Francia. Quello che stupisce in questa storia è il ruolo dei social network nell'amplificare in modo acritico e totalizzante gli orientamenti diametralmente opposti che sono emersi nei due paesi.

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COMMENTI
Ragionamento semplice.
3 gennaio 2018 19:42 Bastiano
Se sei un professionista, come puoi pagare per correre?
Capisco anche un eccezione resa pubblica e trasparente ma, taglieggiare ciclisti che non hanno meriti a discapito di chi invece merita e resta da piedi, non mi pare proprio la strada migliore per costruire il futuro del ciclismo italiano.

Pagare
4 gennaio 2018 05:28 Luas
Non mi sembra coerente che un corridore venga chiamato professionista e poi debba pagare lui per correre primo motivo perché prof si dovrebbe arrivare per merito e risultati e non perché uno ha più soldi di altri ... secondo perché se il corridore paga per correre lo staff della squadra dovrebbe percepire solo dei rimborsi spese e non dei lauti compensi come alcuni Team manager

puritani
5 gennaio 2018 18:04 siluro1946
Gli appassionati di ciclismo sono sempre più realisti del re, nel motociclismo, nell'automobilismo e soprattutto nel tennis devi pagare o portare lo sponsor, per avere la moto, per avere l'auto e per poter partecipare ad alcuni tornei famosi e nessuno si scandalizza. Commovente il commento di Luas riguardante i meriti individuali e relative carriere.

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