L’incipiente primavera saluterà la prossima riapertura, per l’anno 2026, dopo la sosta invernale, di un luogo di forte simbologia ciclistica, ma non solo, come il Museo del Ciclismo del Ghisallo, presentando il panorama delle cime ancora innevate che si specchiano in “quel ramo del lago di Como” (quello di Lecco), di manzoniana memoria.
E il 2026 segna il ventennale dell’inaugurazione di questa realizzazione, sognata e curata dal grande Fiorenzo Magni, che con la sua unica capacità e volontà decisionale e il contributo di varie istituzioni coinvolte dal “terzo uomo” del ciclismo italiano e che, dopo varie esperienze di gestione, dal 2014 è portata avanti, con passione e competenza, dall’attuale presidente del Museo, il comasco, nativo di Eupilio, anno 1944, Antonio Molteni, “presidente-lavoratore” vien da dire a giusta ragione, e dai suoi volontari – definizione da intendersi letterale - che l’affiancano e ne condividono la passione ciclistica, lunga e articolata, da corridore di buon livello e poi dirigente bancario, in piena sintonia ed armonia, che rispondono sempre “presente” alle varie necessità del calendario di eventi, oltre all’ordinaria attività di manutenzione.
Ognuno di questi porta il proprio apporto di conoscenza, anche professionale, nei vari compiti e servizi cui sono chiamati nelle differenti circostanze, anche in periodo di chiusura invernale.
Un’affiatatissima squadra con la direttrice, Carola Gentilini e Luciana Rota quale addetta stampa, che indirizza l’attenzione anche alla valorizzazione del territorio del “triangolo lariano” con al centro la “perla “di Bellagio, attrattiva internazionale.
In questa occasione vogliamo rendere noti almeno i nomi del nucleo di volontari che costituiscono il nocciolo duro della struttura e che operano sempre, con competenza e discrezione, a seconda delle circostanze, in differenti e molteplici ruoli, magari anche talvolta con il G.S. Ghisallo che nella piccola ma veramente iconica, omonima, chiesetta- santuario, ospita io ricordo di nomi e oggetti di notevole riferimento della storia ciclistica italiana.
Ecco qua i nomi, e pure i cognomi, di “militi ignoti” volontari, definiamoli così, del Museo del Ciclismo, in ordine sparso: Giancarlo Bondi, Arturo Binda, Graziano Pellizzoni, Maurizio Galli, Antonio Terraneo, Renzo Ostinelli, Claudio Masciadri, Marco Longhi, con la “quota rosa” rappresentata da Mariangela Pedraglio Enrica Riogamonti, Francesca Fazio. Tutti, indistintamente sono appassionati delle due ruote, e qualcuno, vanta anche buona militanza sportiva pedalata.
E tutti giungono all’inaugurazione prossima con rinnovato vigore e impegno.
A loro va il grazie di tutti accompagnato dal suono delle campane del santuario a loro dedicato, come quando da lì transitano le corse.
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