L'ORA DEL PASTO. SENZA PAROLE

STORIA | 05/06/2017 | 08:39
Storie rotonde e ovali, storie di corse e partite, storie di volate e mete, storie di fughe e intercetti, storie di cotte e mischie, storie di scalatori e mediani, storie di surplace e ascensori, storie di sgomitate e placcaggi, storie di ciclismo e rugby, a volte anche di pugilato e pallanuoto, a volte anche di altro, ma nient’altro che di sport.

Cerco di tradurre emozioni in cronache, brividi in articoli, acrobazie in frasi, magie in parole, prodigi in lettere. Cerco di mettere le parole giuste al punto giusto, cerco di mettere anche le virgole giuste, sapendo che invertendo le parole il risultato cambia, chi ha detto che le parole sono importanti e che le parole sono tutto quello che ci rimane non aveva torto.

Le parole volano, e non solo, perché le parole accompagnano e seguono, anticipano e chiudono, svelano e rivelano, chiariscono e dichiarano, esclamano e interrogano, sfiorano e investono, friggono e frullano, segnano e disegnano, commentano e a volte mentono, e a volte tornano anche indietro, rimbalzano, rispondono, si ritirano, sapendo che non sempre basta la parola.

Le parole sono il nostro mestiere, lavoro, passione, professione, la nostra grammatica e la nostra mappa, anche il nostro bisogno e la nostra urgenza, e se penso che ho provato a sturare lavandini, collegare cavi, cuocere frittate, pulire carburatori, ma invano, forse quella di sistemare parole con tanto di soggetto, verbo e complementi, è l’unica cosa che so fare.

Poi, però, certe volte rimango senza parole. Non mi aiutano le letture né la memoria e neppure i classici. Ci penso e ci ripenso, ci provo e ci riprovo, ci giro intorno e infine mi arrendo, fra il timore della banalità e l’orrore della retorica: asciutto, secco, afono, in apnea, senza inchiostro, come vuoto o spento, come se fossi rimasto senza campo.

Mi succede così davanti a Ernesto Colnago
. La morte di Vincenzina, sua moglie - oggi il funerale -, mi toglie il fiato, mi sottrae le parole, mi spegne la voce. Troppi addii, di questi tempi. Troppi capitoli chiusi, troppe storie finite, troppe vite spezzate. E l’impossibilità a partecipare, e l’incapacità a dimostrare. Poi però comunque si torna a pedalare, ogni giorno è una nuova tappa, ed è anche una nuova missione e una nuova vittoria, ma il gruppo sembra sempre più sottile, e questo non dà pace.

Marco Pastonesi
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COMMENTI
Donne silenziose.
5 giugno 2017 10:16 drinn
Il Marco che ti entra sempre dentro e che ti parla di grandi Uomini che devono i loro successi anche a donne uniche che li hanno talvolta seguiti, più spesso aspettati, in silenzio felici dei loro grandi successi. Grazie Marco ed un grande abbraccio ad Ernesto e a tutta la sua famiglia. Roberto Damiani

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