PROFESSIONISTI | 29/10/2016 | 07:24 Un altro biker passa alla strada e promette di farlo in modo imperioso. Ondrej Cink, 25enne ceco in forza alla squadra di mtb Multivan Merida, dalla prossima stagione gareggerà su strada con la neonata Bahrain Merida.
Iridato tra gli Under 23, bronzo mondiale nel 2015 e bronzo europeo nel 2016, Cink resta legato al produttore di biciclette taiwanese e realizza così un suo grande sogno. Originario di Rokycany, nel nord della Repubblica Ceca sul confine con la Germania, diplomato meccanico, appassionato di cucina e caffè («ho un debole, non mi piace solo berlo, ma anche scoprire i segreti per prepararlo al meglio» racconta sorseggiando un cappuccino), debutterà nel 2017 al Tour Down Under in Australia e ha già in mente una corsa adatta alle sue caratteristiche: la Strade Bianche.
Come mai questa scelta? «Correre su strada è un desiderio che ho fin da bambino. Mi è sempre piaciuto molto allenarmi su strada, svolgere allenamenti lunghi, so che è strano, che per qualcuno sono i più noiosi ma a me non pesano per niente. La squadra per cui militavo con questa stagione cesserà l'attività, la mtb sta vivendo un momento difficile, ci sono pochi sponsor, attrarne di nuovi senza l'interesse delle tv è difficile (ci sono solo 6 tappe di Coppa del Mondo trasmesse da Red Bull TV), quando mi è stata proposta questa possibilità l'ho colta al volo. Mi ritengo molto fortunato di avere questa occasione preziosa per il mio futuro».
Qual è secondo te la differenza maggiore tra le due discipline? «Sono due mondi molto diversi, qui è tutto più in grande, mi sono bastati tre giorni di ritiro per capirlo e basta banalmente guardare una corsa per vedere che nel movimento in cui sono approdato sono coinvolti più corridori. Su strada conta molto il gioco di squadra mentre nel cross country sei praticamente da solo a giocartela. Sono pronto a lavorare per i miei compagni, per me è tutto nuovo ma ho voglia di mettermi a disposizione. Avrò bisogno di un po' di tempo per imparare a muovermi in gruppo e adottare le tattiche che richiedono corse di un giorno o a tappe. L'esperienza nel fuoristrada mi ha dato una marcia in più nel guidare la bici, la tecnica e il disegnare bene le curve in discesa potranno essere i miei punti di forza».
Cosa ti aspetti da questa nuova avventura? «All'inizio sono consapevole sarà dura, ma vorrei mettermi in mostra soprattutto in salita (prediligo quelle lunghe) e nelle corse di tre settimane. So di avere dei buoni numeri, ma che dovrò confrontarmi con velocità diverse e ci vorrà del tempo per assimilarle. Gli alti ritmi sono l'unica cosa che mi rende un po' nervoso, ma credo che corsa dopo corsa andrà sempre meglio. In questi anni ho imparato a fare il professionista da Josè Hermida, che ritengo il mio mentore ed è felice del mio passaggio. "Questo sport fa per te" mi ha detto».
Tanti biker sono diventati buoni stradisti. «Già. Sagan è un fenomeno in ogni disciplina, Evans, Hesjedal, Fuglsang, hanno saputo lasciare il segno nei grandi giri. Vorrei fare come loro, lavorerò per questo. Il mio sogno? Partecipare un giorno al Tour de France». Giulia De Maio
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