LE STORIE DEL FIGIO. ENZO IL GIUDICE

STORIA | 14/10/2016 | 07:55
All’inizio di questo mese d’ottobre Agostino Omini, per sedici anni presidente F.C.I. e vice presidente U.C.I. e molto altro ancora in campo ciclistico-dirigenziale, ha festeggiato il traguardo delle novanta primavere.

L’occasione ha sollecitato il ricordo di altri, assai longevi, dirigenti del ciclismo in ruoli importanti degli anni passati che, con la carta d’identità alla mano, precedono pure Omini.
Fra questi emergono due nomi: Enzo Tamarin nato nel 1922 ma, in tema, battuto dal pistoiese (“di città” non del contado…. tiene sempre a precisare) di nascita Aldo Spadoni, poi trasferitosi a Roma, anno 1921 addirittura, brillantissimo e in fresca forma. Parleremo pure di lui in altra occasione.

Ora cerchiamo di tratteggiare la figura di Enzo Tamarin, nato a Ferrara nel 1922, figura di rilievo soprattutto nell’ambito dei Giudici di Gara, stimato da vari suoi ex colleghi e allievi che ne ricordano le qualità peculiari. Di professione geometra, lavorava all’Enel e già in gioventù si trasferì in Piemonte, per lavoro, nella Val di Susa, a Bussoleno precisamente. Non ha trascorsi ciclistici pedalati ma entra ben presto nei quadri di Giudici di Gara dove percorre, assai velocemente, la trafila nelle varie categorie, abbinando all’impegno sul campo quello di supporto didattico e formativo.

Dal 1972 è il vice presidente del Comitato Regionale Piemontese FCI, dove è segretario il valente Leonardo “Leo” Ordazzo e nel 1977, fino al 1980, ne è il presidente. La cronologia degli incarichi lo vede presidente della Commissione Nazionale Giudici di Gara nazionale dal 1981 al 1984 poi rilevato dal milanese Marco Bognetti (e qui basta la parola…). Dal 1985 al 1989 è eletto vice-presidente della F.C.I. con Agostino Omini presidente. E’ attivo anche quale rappresentante italiano nella F.I.A.C. (federazione internazionale dilettanti poi confluita nell’U.C.I.).

La sua carriera di giudice di gara l’ha visto impegnato nelle maggiori corse fra le quali, oltre a diversi campionati del mondo, il Tour de France, il Giro d’Italia e classiche internazionali nobili del calendario e della storia ciclistica.

Aveva un rapporto speciale, avendovi partecipato sovente, con la Corsa della Pace, anche nella versione denominata Varsavia-Berlino-Praga, manifestazione che proponeva il confronto fra i grandi “dilettanti”. Molti di questi erano comunque grandi corridori (virgolette d’obbligo per il termine dilettanti) dei paesi dell’Est che per ragioni di politica, anche sportiva, disconoscevano il professionismo. Infatti, lo “status” di professionista non consentiva la partecipazione alle Olimpiadi e, i dilettanti, nell’accezione più realistica e pertinente, dei paesi europei del ciclismo tradizionale, di giovane età, si trovavano a misurarsi con atleti ben più strutturati e formati. Ora tutto è cambiato e, diciamolo pure, fortunatamente.

Tamarin ha concluso la sua carriera sportiva, sempre svolta con specifico spirito di servizio, quale giudice unico del Comitato Regionale Piemontese.
E’ da ricordare anche l’impegno di Enzo Tamarin quale amministratore pubblico con, in particolare, la carica di sindaco di Bussoleno, cittadina della Val di Susa, in provincia di Torino, per vari mandati, dal 1968 al 1979 e con una “coda” nel 1992.
Ora si gode il meritato riposo con l’affetto delle famiglie del figlio, medico e della figlia, insegnante, ricordando con rimpianto la moglie Lucia. Vari amici e pure diversi “allievi” lo ricordano sovente con affetto come – fra questi – soprattutto Giuseppe Baldi, suo corregionale d’origine della “ciclistissima” Solarolo, ora colonna della segreteria del G.S. Emilia di Adriano Amici, che mantengono il contatto e che ha proposto, meritevolmente, il ricordo.

Giuseppe Figini
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