Giorgio Squinzi: «Il calcio è un gioco, il ciclismo è amore»

| 05/01/2009 | 18:59
Per dieci anni, fino al 2002, la sua Mapei è stata una delle squadre di ciclismo più forti del mondo. Quattro anni fa l' azienda entrò come sponsor nel calcio, sulle maglie del Sassuolo che faticava a rimanere in C2. Oggi, la Mapei è proprietaria della squadra emiliana, ancora in testa alla serie B dopo un inizio di stagione sprint. Giorgio Squinzi, se l' aspettava così la sua avventura nel calcio? «I ragazzi stanno andando ben oltre le aspettative, anche perché mediamente il gruppo aveva poca esperienza della B. Ma adesso che sono lì non devono fermarsi: serve anzi un po' di convinzione in più. L'idea di raggiungere la Champions in due anni non è ancora tramontata. E nemmeno il mio sogno più grande: battere l' Inter a San Siro». Ma in Sassuolo-Milan per chi farebbe il tifo? «Per il Milan, su questo non si discute». Il calcio per lei cos' è diventato in questi anni? «È ancora un gioco, anche se a me piace sempre vincere non solo partecipare. Eravamo entrati come sponsor per acquisire visibilità nel comprensorio della piastrella e siamo saliti dalla C2 alla serie B con investimenti controllati. Possiamo continuare a crescere». Quante partite ha visto dal vivo? «Solo una. Se il sabato pomeriggio da Milano vado alla partita mia moglie mi uccide...». L' interista Mandorlini l' ha conquistata? «Sta facendo bene il suo lavoro. Mi hanno detto che le sue squadre calano nella seconda parte di stagione. Ma il Sassuolo è seguito dal centro Mapei di Castellanza e questo mi rende fiducioso». Tornerete sul mercato? «Credo che serva un vice Zampagna. Ma purtroppo ci hanno portato via Ronaldo. Peccato per lui: qui tra tortellini e discoteche si sarebbe trovato benissimo...». Da milanista cosa ne pensa dell' affare Beckham? «Non era proprio quello di cui avevamo bisogno. Il Milan offre ancora il gioco migliore, ma prende dei gol incredibili: bisogna intervenire sulla difesa». Il suo giocatore preferito? «Kaká. Ma una parte di cuore è anche per Inzaghi e Gattuso. L' idolo di sempre però è il mio coetaneo Rivera». Da imprenditore, che gestione del calcio preferisce. Alla Moratti o alla Lotito? «Mi sento lontanissimo dalla gestione stile Moratti: con tutti i giocatori che ha l' Inter sono rimasto scioccato dalla sua offerta di venti milioni per Milito». Perché? «In un momento come questo, in cui le fabbriche chiudono e tanta gente è senza lavoro, servono investimenti saggi, che si possano in qualche modo recuperare». Se arrivasse in serie A su chi investirebbe? «Mi piacerebbe avere il figlio di Franco Ballerini, c.t. del ciclismo ed ex campione della Mapei, uno dei miei preferiti. Gianmarco gioca difensore nelle giovanili dell' Atalanta...». Ha mai pensato di tornare nel ciclismo? «La tentazione quest' anno c' è stata ben due volte. Prima con il rientro di Ivan Basso. E poi alla vigilia del Mondiale di Varese: alle 4 di pomeriggio Bettini mi ha chiesto se volevo fare una squadra. Ma in 30 minuti, pur con tutto l' amore per Bettini, non si può decidere». Al centro Mapei viene seguito anche lo stesso Basso. Cosa ne pensa? «Bisogna dargli una chance per dimostrare che si può vincere puliti. Il professor Sassi crede ciecamente in questa sfida e io lo supporto». Del ritorno di Armstrong invece che opinione ha? «Non è un segnale positivo. Non abbiamo bisogno di lui: spazio ai giovani». Come Riccò e Sella... «È vero, ma la lezione è stata pesante e credo che la strada intrapresa dalle case farmaceutiche, grazie all' uso dei traccianti nell' Epo, ci possa portare al risanamento». A prescindere da Basso, ha paura che qualcuno possa usare il vostro centro come specchietto per le allodole? «Il timore c' è. Ma Sassi ha gli strumenti e l' esperienza per capire chi bara e chi no». Pensa che negli altri sport ci sia meno doping che nel ciclismo o meno antidoping? «In certi sport come lo sci di fondo nel passato la situazione era anche peggiore del ciclismo. Nelle discipline non di resistenza credo che invece il doping non cambi i valori in campo». Qual è stato il corridore della sua vita? «Sono nato coppiano. Di recente mi hanno regalato una sua bici del 1949 e mi sono messo a piangere». Un' ultima curiosità: perché quando parla del Sassuolo lo fa in terza persona mentre se parla di ciclismo usa la prima persona? «Tragga lei le sue conclusioni... Il ciclismo è sempre nel mio cuore. Per il calcio ci vorrà più tempo». di Tomaselli Paolo per il «Corriere della Sera» del 4 gennaio 2009
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COMMENTI
musseuw garzelli tani
6 gennaio 2009 10:18 jumbo
Che Sassi sia un mago lo si sapeva peccato che il Signor Squinzi grande sponsor dello sport dimentichi che quando correvano con la squadra Mapei i Signori Musseuw Garzelli e Tani abbiano nascosto che prendevano qualcosina di nascosto dal centro di castellanza.

MAPEI
6 gennaio 2009 13:47 ale63
SIG. SQUINZI, PERCHE' NON RIENTRA NEL CICLISMO?? ALESSANDRO

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