Quinta maglia rosa per Jonas Vingegaard nello spettacolare paesaggio delle colline trevigiane coperte dai vigneti del Prosecco. E poi il Muro di Ca’ del Poggio, con 25mila persone che l’hanno trasformato in un’atmosfera quasi fiamminga. Il danese della Visma-Lease a Bike, 29 anni e quattro vittorie di tappa su altrettanti arrivi in montagna, è entusiasta: “Certo, c'era un'atmosfera fantastica, c'era molta gente e si percepiva davvero che stavano facendo qualcosa di speciale. Quindi sì, è stato davvero bello”.
Adesso le due tappe più dure: le Dolomiti con il Giau e Piancavallo.
“Beh, a essere sincero, prima di tutto consideriamo la giornata di Alleghe, io vado avanti giorno per giorno, e al momento non ho ancora parlato con i direttori sportivi. Però c’è Piganzoli che è a 2’17” dalla maglia bianca dei giovani (la indossa Eulalio, ndr) e penso che sarebbe un grande risultato per lui vincerla. Mi piacerebbe molto vederlo con quella maglia”.
In Italia la chiamano “il Re Pescatore”. Le piace questo soprannome?
“In realtà non ho un soprannome. Voglio dire, ho sentito più volte cose tipo "il pescatore" o qualcosa del genere, il che è ovvio visto quello che ho fatto prima. Sì, per me è un buon soprannome, è fantastico. Certo, non ero un pescatore ma ho lavorato nel commercio del pesce”.
Il suo team, che ora si chiama Visma, dal 2019 a oggi ha vinto nove grandi giri, tra Giro, Tour e Vuelta, con quattro corridori diversi: lei (3), Kuss (1), Roglic (4) e Simon Yates (1). Siete fatti per questo tipo di corse?
“Sì, penso che sia nel Dna della squadra. Molti anni fa quello che volevano era costruire una squadra per vincere i grandi giri, ed è successo”.
Perché ama il ciclismo? Che cosa le piace del ciclismo?
“Mi piace vincere, e poi l'adrenalina, ovviamente. Sì, mi piace gareggiare contro altre persone. Sono sempre stato una persona a cui piace competere, e poi quando inizi ad andare in bicicletta, vuoi vincere ed è fantastico”.
Quanto è importante avere i dati sul suo ciclocomputer: intendo potenza, velocità, etc?
“Beh, durante la gara non li guardo perché spesso non importa. Ma se devi spingere 400 watt, devi spingere 400 watt e sì, allora è quello che fai. Di solito i dati li guardo solo per metà tappa”.
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