JAYCO ALULA, CONCA RACCONTA LA SUA PRIMA COMPLICATA PARTE DI STAGIONE

INTERVISTA | 26/05/2026 | 08:25
di Federico Guido


Quello di quest’anno è un Giro d’Italia che, ormai è noto a tutti, è andato in scena finora e si concluderà senza la brillante presenza in gruppo della maglia tricolore di Filippo Conca. Il corridore lecchese della Jayco AlUla sognava, come ci aveva raccontato già a Singapore l’autunno scorso e poi nuovamente al Trofeo Laigueglia quest’anno, di prender parte alla Corsa Rosa sfoggiando la divisa di campione italiano conquistata a Gorizia e invece la malasorte, sottoforma di spiacevoli contrattempi di salute, si è messa di mezzo togliendo al classe ’98 ex Swatt Club la possibilità di realizzare questo desiderio.


Conca, dunque, si è visto costretto ad ammirare da casa le vicende del Giro numero 109 provando a metabolizzare un’assenza per lui molto dura da digerire visto il sentimento che lo lega al Grande Giro nostrano, manifestazione finora da lui vissuta solamente dall’esterno. Di positivo però c’è che, anche grazie al prezioso supporto fornitogli dalla squadra e dal suo staff medico, il campione tricolore è risalito al motivo dietro i mesi complicati che l’hanno costretto a disertare l’appuntamento di maggio e ora, come ci ha rivelato lui stesso, è pronto con una nuova energia a lanciarsi verso la seconda metà di stagione.

Per conoscere il suo stato d’animo e fare il punto sulla sua situazione capendo, oltre ai suoi prossimi obiettivi, a cosa il campione tricolore sia dovuto passare attraverso in questo primo terzo di 2026, abbiamo intercettato il diretto interessato a Milano ad uno degli eventi collaterali organizzati in occasione del ritorno della Corsa Rosa nel capoluogo lombardo.

Filippo, purtroppo non sei stato selezionato per il Giro d’Italia che si sta disputando in queste giornate, ma l’ultimo periodo non è stato semplice per te…

Arrivo da mesi difficili, con diversi problemi fisici ma finalmente ora sto bene. Prima del Giro sapevo che mi sarei potuto riprendere in tempo per arrivarci potenzialmente abbastanza in forma e così ho fatto: al Romandia, infatti, non ero al top, ma comunque ho dimostrato di avere un buon livello, sufficiente, secondo me, per essere competitivo alla Corsa Rosa e aiutare la squadra. Comprendo però, arrivando da mesi complicati, la scelta della squadra di non convocarmi. Adesso spero di non avere altri problemi e di poter fare bene nei prossimi mesi che, col caldo, sono storicamente quelli in cui vado meglio”.

Hai parlato di problemi, cosa hai avuto in particolare?

Tornato dall'off season, avevo valori ematici piuttosto bassi rispetto al solito. Li per lì non ci ho dato troppo peso perché non avevo sintomi strani correlati alla situazione e perché sapevo che era qualcosa che poteva capitare. Dopo un mese però, ho iniziato ad avere problemi intestinali e praticamente tutto gennaio sono stato fermo perché stavo malissimo. Non capendo cosa fosse la causa di tutto ciò, abbiamo rifatto gli esami e abbiamo constatato che alcuni valori, soprattutto il ferro, erano ancora a terra: alla fine, dopo aver fatto colonscopia, gastroscopia e un sacco di altre visite, abbiamo compreso che ero diventato intollerante al glutine. A quel punto, l’ho tolto dalla mia dieta e ho iniziato a star meglio, ma intanto avevo contratto un'infiammazione intestinale cronica e quindi ci sono voluti due mesi interi, con le cure opportune, per tornare a posto. Questo mi ha portato a cominciare la preparazione a febbraio e, con solo un mese di allenamenti nelle gambe, iniziare poi a correre. Dopo poco però è arrivato aprile dove io ogni anno soffro a causa dell'asma”.

Insomma, non un’annata semplice fin qui.

Devo ringraziare la squadra e in particolare i dottori perché in situazioni come queste, quando un corridore non sta bene, non è mai semplice arrivare a capire la ragione del problema. Questi primi mesi sono stati una continua rincorsa e sono stati difficili sia fisicamente sia mentalmente perché non nascondo che mi sarebbe piaciuto divertirmi, far vedere la maglia, essere competitivo e provare a fare qualche risultato. Mi sono comunque messo a disposizione della squadra al 110%, ho tirato tantissimi chilometri in testa al gruppo, ho corso tanto sia con Schmidt che con Plapp e sono contento che i capitani abbiano apprezzato tutto il lavoro che ho fatto. Al Romandia finalmente ho avuto buone sensazioni e buoni valori, però era troppo tardi per una chiamata last minute per il Giro. Fino all’ultimo, tuttavia, ci ho creduto e, forse proprio per il fatto di aver continuato a sperarci sino alla fine, questo periodo è stato molto stressante per me. Tutti hanno continuato a dirmi che dovevo stare tranquillo ma per quanto tengo io al Giro, che per me è tutto, è stato impossibile vivere serenamente questa fase”.

Deduco ci sia un po' di delusione…

Sì, perché so benissimo di essere un corridore normale, uno che lavora per gli altri e magari tre volte all'anno riesce a togliersi una soddisfazione personale: proprio per questo pensavo, a maggior ragione, che andare al Giro d'Italia con la maglia tricolore per uno come me sarebbe stato qualcosa di unico”.

Ora che corse farai?

Disputerò il Giro di Vallonia, la Bruxelles Classic, un'altra gara in Belgio il 10 giugno e poi sono riserva al Giro di Svizzera, una corsa che terrei particolarmente a fare perché la prima tappa è a Sondrio, molto vicino a casa mia, e arriva sullo stesso rettilineo dove ho vinto una corsa d'allievo: al momento però sono riserva, appunto, per cui vedremo. Dopodiché farò chiaramente il Campionato Italiano: so che sarà quasi impossibile vincerlo, ma di sicuro darò il massimo per arrivarci pronto e poter fare una bella gara”.

Obiettivi per il proseguo della stagione? È troppo presto per parlarne o hai già in mente qualcosa di particolare?

Dopo l'Italiano so che parteciperò al Giro d'Austria. Poi dobbiamo ancora capire come organizzare il calendario anche se, a questo punto, spero di fare la Vuelta. Il mio primo obiettivo, in ogni caso, ora restano i Campionati Nazionali. A parte questo, più in generale, mi piacerebbe stare sui miei livelli, non ammalarmi e riuscire a lavorare in maniera costante”.

Che sostanzialmente è anche la tua missione per l’anno prossimo e il tuo futuro in generale.

Esatto. L'anno in cui mi sono ammalato meno è stato quello passato quando correvo nel gravel, facevo meno corse e questo, probabilmente, fa tanta differenza visto che sono riuscito a essere un po' più costante. Su questo aspetto è da anni che lavoro, ma ancora non sono riuscito ad ottenere un buon risultato: continuerò a lavorarci in tutti i modi per averlo”.


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