Remco EVENEPOEL. 10 e lode. Uno sparo nel cielo. Un razzo dai colori dell’arcobaleno che fa valere ancora la sua legge. Quarta vittoria al Tour, la seconda di fila, la terza contro il tempo. Se le crono dicono la verità, il belga oggi è sincero come pochi. Divora la parte in salita a 37 di media, poi è un assolo costante, continuo e regolare. Frequenza di pedalata con rapporti spaccagambe che il fuoriclasse belga rende naturale. Nona vittoria stagionale, la 76° in carriera. Morale alto per questo corridore che non ha bisogno di conferme per andare forte, se poi le trova lungo la strada, beh, c’è poco da fare. Ultima settimana da gustarsi a pieni polmoni, con un Remco così è un motivo in più per seguire: lui e il Tour.
Tadej POGACAR. 7. Crono di regolarità, senza forzare la mano. Non si danna l’anima, ma il suo essere regolare è appena sotto il fenomeno del cronometro.
Mattias SKJELMOSE. 9. Il danese va come un treno, di quelli ad altissima velocità. Se Ayuso è un trenino, il danese è un “Frecciarossa”. Va forte su tutti i terreni. Ha solo un problema: ci sono quei due là.
Paul SEIXAS. 8. Crono da grande corridore che può solo crescere. Nella parte in discesa è pazzesco. Incoscienti giovani, canterebbe Achille Lauro, lui è folle al punto giusto. Alla fine porta al traguardo la pelle e un buon tempo.
Isaac DEL TORO. 8. Anche il messicano, in modalità incoscienti giovani, va giù a tomba aperta come se non ci fosse un domani. Sono fatti così questi ragazzi: senza freni, senza inibizioni.
Mattia CATTANEO. 8. A 35 anni suonati si prende la briga di lasciarsi alle spalle Pippo Ganna, Tarling, Armirail e tanti altri. Dice che avrebbe firmato per una top ten e porta a casa un 6° posto di valore assoluto. Tra gli umani fa secondo, alle spalle di Skjelmose. Però ha di che festeggiare: Remco, di cui da sette anni è l’uomo di fiducia, è lì. Se è per questo è lì anche questa sera, nelle dirette di Lello Ferrara: instancabile, non Lello, ma Mattia.
Thymen ARENSMAN. 5. Si presenta ai blocchi di partenza con 11” di ritardo (voto 2). Non è un bel vedere, nel senso che quando c’è da partire, nessuno lo vede. Poi mette in scena una crono pazzesca (voto 8). Chiude con il 7° tempo. Se solo si fosse presentato al via all’ora prestabilita, un paio di posizioni, forse, le avrebbe recuperate.
Bruno ARMIRAIL. 7. Il transalpino del Team Visma fa una buonissima crono, su un percorso molto esigente, molto difficile.
Pablo CASTRILLO. 6,5. Il corridore della Movistar si difende benissimo in una prova tutt’altro che semplice.
Joshua TARLING. 5,5. Ha doti da cronoman, ma qui deve fare i conti con le energie che cominciano a mancargli.
Filippo GANNA. 5,5. L’aveva detto: «La prima salita è un po’ troppo dura per me. Rispetto ai migliori potrei perdere anche 50". Se concludo nei primi dieci sarò contento, nei primi cinque stracontento, nei primi tre sarà un miracolo. Il mio favorito è Pogacar». Sbaglia.
Tom PIDCOCK. 5,5. Parte forte, poi perde un po’ di velocità.
Juan AYUSO. 4. Puoi perdere 25” nella parte iniziale? Lui può. Parte piano, prosegue piano, finisce piano. Regolare.
Davide PIGANZOLI. 6,5. Deve fare una buona crono per difendere una posizione, ma senza strafare. Alla fine fa quello che serve: guadagna due posizioni in classifica generale. Adesso è 13°.
Florian LIPOWITZ. 17. Va forte, come tutti i Red Bull. Prova di livello, ma nel finale, in una curva a destra, finisce a tutta velocità contro le transenne imbottite – fortunatamente - di materassi. Fa un volo pazzesco. Brutta botta, ambulanza, Tour finito.