GIRO D’ITALIA, LE IMPRESSIONI DI VERGALLITO DOPO I PRIMI TREDICI GIORNI DI CORSA

INTERVISTA | 23/05/2026 | 08:25
di Federico Guido


Dopo aver inizialmente preso le misure alle grandi corse a tappe partecipando alle ultime due edizioni della Vuelta España (l’ultima purtroppo conclusa con un prematuro ritiro), per Luca Vergallito è finalmente arrivato il momento quest’anno di confrontarsi per la prima volta in carriera con le strade e il clima del Grand Tour nostrano, ovvero il Giro d’Italia.


A 28 anni, dunque, e dopo un peculiare (e ormai noto ai più) approdo al professionismo, il corridore milanese ha realizzato quello che, nella maggior parte dei casi, è il principale sogno di ogni ciclista italiano prendendo il via della Corsa Rosa numero 109, gara questa che per lui e la sua Alpecin-Premier Tech ha assunto subito una piega diversa da quella auspicata a causa dell’abbandono, alla quarta tappa, di Kaden Groves.

Perso il proprio velocista di punta nonché primo indiziato a regalare almeno un successo alla formazione belga, la squadra dei fratelli Roodhooft ha provato quindi a cercar fortuna lanciandosi ripetutamente nelle fughe di giornata senza però ottenere, almeno finora, risultati particolarmente eclatanti.

In questa missione collettiva “Il Bandito” (questo il soprannome di Vergallito) non si è affatto tirato indietro come dimostrano i 97 chilometri passati in avanscoperta nella frazione di Napoli, una tappa poco adatta alle sue caratteristiche di scalatore che in tanti, lui in primis, si auspicano possano brillare maggiormente nella sequela di dure giornate che faranno calare il sipario sul Giro 2026.

In vista di queste prove che si preannunciano oltremodo esigenti e intense, abbiamo cercato di capire come stia il vincitore della Zwift Academy 2022 chiedendogli un riscontro personale sulla prima metà di Corsa Rosa.

Luca, quali sono le tue sensazioni dopo tredici giorni di corsa?

I primi giorni non mi sentivo proprio benissimo, poi tappa dopo tappa ho avuto sensazioni migliori. In generale non mi ritengo soddisfatto di quanto ho fatto finora: in fuga non sono riuscito a raccogliere nulla e, in più, alcuni finali che ho corso in maniera conservativa pensando a salvare energie per i giorni successivi li avrei potuti interpretare in maniera differente. Se potessi tornare indietro quindi, probabilmente, qualcosa cambierei. C’è però ancora una decina scarsa di tappe da disputare con diverse opportunità quindi cercherò di cambiare atteggiamento e proverò a realizzare qualcosa di buono per me stesso e per la squadra”.

La caduta e l’uscita di scena di Groves quanto hanno inciso sul vostro Giro?

Chiaramente averlo perso così presto ha scompaginato le carte in tavola. Per noi non poteva esserci forfait peggiore perché l’obiettivo principale per questa Corsa Rosa era andare a caccia di successi con lui e il suo ritiro ha reso fin dall’inizio tutto più difficile. Nonostante questo, però, il clima in squadra è comunque rimasto positivo”.

Sei uscito di classifica alla seconda tappa: è una scelta che avevate fatto già prima del via per puntare a inseguire le tappe?

Esattamente”.

Il tuo miglior risultato in un Grande Giro, ovvero il 9° posto nella tappa 13 della Vuelta 2024, è arrivato nell’ultimo terzo di corsa: hai l’impressione che anche in questo Giro tu possa salire di colpi nella parte conclusiva?

Le sensazioni sono positive ed è già qualcosa: rispetto a inizio giro, vedo che parità di sforzo sulle salite riesco a posizionarmi meglio e questo per me è un segnale incoraggiante. Riuscire a ottenere dei risultati però dipenderà molto anche dagli altri e dalla fortuna”.

Per quelle che sono le tue e le vostre ambizioni, sperate che Vingegaard possa mettere le mani sulla maglia rosa e chiudere la questione classifica generale il prima possibile così che dal gruppo possa arrivare il via libera per attacchi da lontano?

Non credo che un Vingegaard in rosa cambierebbe molto le cose. Anche la Bahrain, infatti, ora non è particolarmente interessata a tenere la corsa sotto controllo…Nel complesso non penso che l'atteggiamento di una squadra possa stravolgere le dinamiche di un gruppo che è scatenato, che sa che ci sono chance quasi tutti giorni e per questo ha tanti elementi sempre pronti a cercare le fughe”.

Fra le tappe che rimangono, forse la più adatta a una fuga da lontano è quella di Andalo: è una tappa che hai/avete messo nel mirino o ce ne sono altre in particolare che hai puntato?

In realtà allora non ho ancora ben presente che cosa ci attende la prossima settimana. So che la tappa di oggi è molto esigente e potrebbe essere ideale (anche se forse è un po’ troppo dura per me) per provare a metterci in mostra, ma le frazioni della terza settimana sinceramente devo ancora studiarle”.

Che differenze hai riscontrato tra Vuelta e Giro, oltre chiaramente alle temperature?

A livello di corsa non me ne vengono in mente molte. Sicuramente qui sento di essere a casa ma, se guardo alle due gare, in fondo non è che cambi granché a parte il caldo appunto. Un diverso tipo di salite? Sì, ma quello dipende sempre alla fine da come viene disegnato il percorso”.

Dopo la Vuelta di due anni fa avevi dichiarato che ti mancavano 20 watt per arrivare a giocarti il successo in una tappa di un Grande Giro: riguarderesti verso l’alto questa tua stima?

Sicuramente oggi ne servono di più, ma non sono ancora arrivato a giocarmi fino in fondo una tappa, quindi, è difficile per me fare una stima”.


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