GHISALLO. SABATO L'INCONTRO CON ROBERTA AMADEO PER DIRE... «SI PUO' FARE»

EVENTI | 24/03/2026 | 08:41

Roberta Amadeo al Museo del Ghisallo per dire a tutti si può fare! Il Museo del Ghisallo si prepara ad accogliere una protagonista assoluta del paraciclismo, e sarà un incontro di storia sportiva, evoluzione tecnologica e testimonianza personale. Sabato 28 marzo sarà infatti ospite Roberta Amadeo, pluricampionessa mondiale di handbike (8 mondiali tra strada e crono), che porterà con sé la maglia iridata, l’ultima conquistata e quella con cui affronta la stagione 2026, scattata 22 marzo a Carate Brianza.


Nata il 12 febbraio 1970, Amadeo è una delle figure di riferimento del paraciclismo italiano: 8 titoli mondiali fra strada e crono, due titoli europei e una carriera iniziata a 41 anni e costruita con continuità ai massimi livelli nella categoria H2. Risultati che si accompagnano a un ruolo sempre più attivo nella promozione dello sport come strumento di autonomia e inclusione, vicepresidente di AISM, e attiva testimonial di Soroptimist Como, associazione con la quale incontra ripetutamente le scuole per parlare di inclusione, di sport, di occasioni per “farcela” attraverso “la fatica che fa bene e finalmente lo possiamo dire anche noi affetti da sclerosi multipla”.


Il legame con il Ghisallo è profondo e coltivato nel tempo. «Era forse il 2015 quando sono entrata nel museo, – dice Roberta Amadeo – una visita al Santuario è sempre alla portata, si fa in fretta, ma entrare nel museo, invece, significa prendersi il tempo giusto per conoscere la storia di questo sport e della bicicletta. L’ho fatto e mi ha fatto capire tante cose. Si è creato un legame speciale. È un rapporto quindi ormai di vecchia data che coltivo appena posso, anche solo per un giro. È un luogo dove si torna per rispolverare la storia, la passione per il ciclismo. Ogni occasione è d’oro».

È un rapporto rafforzato anche dall’amicizia con il presidente della Fondazione Antonio Molteni e con Carlo Ottolina, figura storica e punto di riferimento del ciclismo in rosa, amico del Museo da sempre. Per Roberta Amadeo il Museo del Ghisallo non è solo ricordi e storia ma una visione proiettata nel futuro. «Anche solo osservare i mezzi lì esposti fa capire quanto l’evoluzione tecnica e tecnologica abbia cambiato tutto, oltre ai materiali. Si pensa che vent’anni fa fosse già stato fatto e inventato tutto, invece no: materiali, componentistica, soluzioni tecniche sono lì a spiegare che è sempre tutto in divenire». A proposito di mezzi, Roberta Amadeo coltiva la passione anche per la sua handbike, mezzo che utilizza dal 2011 per fare sport (agonismo) e che rappresenta anche qui l’evoluzione delle possibilità di fare sport agonistico: «Già di per sé la bicicletta incarna la conquista dell’autonomia, per un bambino, lo è stato anche per me. Oggi è molto di più. La componentistica è spesso la stessa della bicicletta tradizionale, ma utilizzata in modo diverso. Ci sono dettagli tecnici per la handbike in cui cambia la prospettiva, bisogna pensare al contrario: è un esercizio continuo anche per i meccanici, divertente vederli ragionare così».

Accanto all’aspetto tecnico, resta centrale il valore umano e la forza di carattere anche l’adattamento alla fatica che secondo Roberta diventa opportunità. La diagnosi di sclerosi multipla, arrivata dopo anni di sintomi subiti prima di essere riconosciuti, nel suo caso ha definito il suo essere atleta. «Per anni lo sport per chi soffriva di sclerosi multipla era sconsigliato. Anzi, proibito. La ricerca ha cambiato questo paradigma e sono felice di avere contribuito a questo. Sono stata la prima atleta internazionale classificata per la categoria con sclerosi multipla. Oggi sappiamo che l’attività fisica aiuta a gestire la fatica. Le strade ci sono, basta volerle percorrere».

Il suo impegno si estende anche alla scuola e alla divulgazione, dove il ciclismo diventa strumento educativo e occasione di incontro, anche attraverso progetti con associazioni e iniziative dedicate ai più giovani. La presenza al Ghisallo sabato 28 marzo alle ore 11, con ingresso libero, assume così un significato preciso: non solo portare una maglia iridata, ma testimoniare un percorso. «L’obiettivo non è esserci, ma dimostrare che si può fare».

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