“Pronto?”. “Sono Talla”. Lui, François Talla, il protagonista del capitolo 40 del mio libro “Strade nere” (Ediciclo).
All’appuntamento fissato davanti alla stazione ferroviaria di Padova, Talla si è presentato un po’ in ritardo (gli europei – si dice – hanno l’orologio, gli africani il tempo) e lasciando il furgone con cui aveva appena fatto una consegna (dunque, il ritardo era giustificato) in un parcheggio avventuroso e degno di multa se non avesse esposto tutti i permessi di questo mondo.
Più alto (chissà perché?) di quello che immaginassi, di un’età indefinibile (comunque 53 anni, saranno 54 il 24 febbraio), con un sorriso pronto e uno sguardo sereno, Talla mi ha raccontato di come, finito quel Giro delle Regioni del 2003 dove spesso andava in fuga dalla parte sbagliata, cioè dalla coda e non dalla testa del gruppo (“Noi eravamo professionisti per modo di dire, perché ci allenavamo e correvamo e guadagnavamo – cioè niente - da dilettanti, invece gli altri erano dilettanti per modo di dire, perché si allenavano, correvano e guadagnavano da professionisti”), andò veramente in fuga (“Qui a Padova, quattro anni di clandestinità, mangiando e dormendo dove capitava, nascondendomi, campavo distribuendo volantini nelle cassette delle lettere”), finché riuscì finalmente a regolarizzare la propria posizione legale (“Allora ho fatto venire dal Camerun la mia fidanzata, Suzanne Abouno, ci siamo sposati, abbiamo avuto tre figli, tutti e tre maschi, Bryan Manuel che adesso ha vent’anni, Jaysa Shiloh che ne ha quattordici e Angelo Leandro che ne ha dieci”) e migliorato quella professionale (“Corriere con il furgone di giorno, magazziniere per la distribuzione dei giornali di notte”), insomma si è sistemato (abita a Rubano, la Betlemme di Dino Zandegù!).
Talla mi ha travolto con i suoi ricordi, le prime corse, la prima vittoria, la vittoria nel campionato del Camerun, i giri in bici ancora adesso con un gruppo di cicloamatori padovani, le valigie che spedisce in Camerun per regalare maglie, calzoncini e scarpe ai giovani ciclisti locali, le mille difficoltà che un corridore deve affrontare in Camerun, tanto che nel suo villaggio, Bameka, così piccolo da non apparire sulle mappe, non lontano dalla capitale economica Douala, non esiste un negozio di biciclette. E per qualsiasi tipo di problema, dal telaio ai freni e al cambio, bisogna ricorrere a un fabbro, che si arrangia come può.
Talla, cui ho regalato una copia di “Strade nere”, ha letto il capitolo a lui dedicato, ha trovato alcune imprecisioni che saranno corrette, se mai ci sarà, alla prima ristampa, poi felice e contento mi ha detto che “adesso finalmente mi crederanno quando dico che sono stato un corridore”. Perché no? “Perché sostengono che i neri non sanno andare in bicicletta”.
Ci rivedremo, Talla e io. Promesso. Se poi decidesse di scrivere un libro sulla sua storia di corse e fughe, potrei dargli una mano. La destra. Con carta e penna.
(fine della seconda puntata – fine)
(questo il link alla prima puntata https://www.tuttobiciweb.it/article/2026/02/11/1770738673/ciclismo-storie-incredibili-giro-delle-regioni )
Se sei giá nostro utente esegui il login altrimenti registrati.