CHAVES SALUTA IL PROFESSIONISMO. «INIZIA UN NUOVO VIAGGIO»

NEWS | 24/11/2025 | 18:00
di Giorgia Monguzzi

La notizia è stata data dai profili social della Ef Education Easypost, Esteban Chaves si ritira dal mondo del professionismo. Nessuna dichiarazione, un carosello fotografico e un video trailer di un documentario a lui dedicato che lascia andare tutte le emozioni. Il colibrì di Bogotà saluta così il ciclismo pedalato a cui ha dedicato tanto sia come atleta, ma soprattutto come persona. 


Classe 1990, Esteban Chaves è arrivato al professionismo nel 2011 con la Colombia Coldeportes e si è fatto subito largo per le sue doti da scalatore e per la sua gentilezza. In carriera ha raggiunto 17 vittorie tra cui spiccano due tappe alla Vuelta, tre al Giro, un Lombardia e un Giro dell'Emilia a cui si aggiunge un secondo posto alla corsa rosa conquistato nel 2016. Le 16 stagioni da professionista sono state tutt'altro che semplici, alcuni incidenti, spesso molto gravi come quello al Trofeo Laigueglia nel 2013 hanno rischiato di compromettere la sua carriera, ma lui non ha mai perso il sorriso. «Diventare ciclista professionista è un sogno che ho realizzato, io sorrido perché sto facendo quello che amo, è privilegio ed è bellissimo. Perché dovrei essere triste ed arrabbiato? Sto facendo il mestiere più bello del mondo» ci aveva detto qualche anno fa in un'occasione di un'intervista raccontandoci come tutto doveva essere preso con il sorriso, anche i momenti più difficili perché si poteva sempre imparare qualcosa. L'ultima gara di Chaves è stata la Vuelta Espana ed è proprio durante la corsa a tappe spagnola che ha maturato l'idea di ritirarsi. 


Nell'emozionante documentario dedicato dal team Ef Education Easypost ad Esteban e dal titolo "Welcome to life" viene mostrato il lato più intimo del corridore colombiano. Dalla sua casa di Andorra e insieme alla sua famiglia, il Colibrì di Bogotà ripercorre alcuni momenti della carriera non riuscendo a nascondere l'emozione. «Mi ricordo la prima volta che sono andato in bici, mi sembrava di  volare e mi sentivo libero. Ero in una piccola squadra di Bogotà, spesso facevamo dei criterium e ogni volta al termine di una corsa c'era mio padre a supportarmi, mi diceva che non dovevo preoccuparmi degli altri ma di divertirmi. Ho sempre sognato di diventare ciclista professionista, ma sapevo che per un ragazzo colombiano come me sarebbe stato impossibile. Mi sento fortunato per esserci riuscito, è stato bellissimo» racconta Chaves accompagnato dal sorriso che l'ha sempre distinto.

Accanto alla moglie Camila racconta come la decisione di lasciare il professionismo dopo 16 anni sia nata non solo dalla consapevolezza di aver fatto tanto, ma soprattutto di voler passare più tempo con la figlia. «Mentre correvo la Vuelta ero davvero felice perché mi sono ricordato di quanto mi piaccia andare in bici, ma anche seguire tutte le accortezze per preparare una gara al meglio. Poi un giorno sul pullman mi è arrivata una foto di mia figlia Lucia, l'ho guardata e mi sono detto "Perché sto perdendo tutto questo...". Il ciclismo è stato una parte fondamentale della mia vita, ma ora voglio fare il papà al 100%»

Ora per Esteban si apre un nuovo capitolo della vita, un nuovo viaggio in cui per la prima volta non ha un cammino prestabilito, ma una strada tutta nuova da costruire con le prsone che ama. Ha paura, ma non vede l'ora di affrontarlo. «Cosa sono senza bici? - si chiede alla fine del toccante video - senza bici sono un figlio, un fratello, un marito e un padre, sono un essere umano che cerca di dare un esempio, che sogna di vivere in pace e in contatto con la natura, sono un ragazzo che impara. Sono semplicemente Esteban»


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COMMENTI
bel corridore
24 novembre 2025 20:08 VERGOGNA
non un Campione, ma sicuramente un corridore che ha fatto bene in un certo periodo ma soprattutto ha dato l'impressione di essere una brava persona. Peccato che di questi tempi dove si parla solo e sempre di numeri, che siano watt, euro o record, c'è sempre meno attenzione per raccontare storie e personaggi. Chi tira le file però è troppo ottuso e avido di denari per capirlo che questo sport è diventato un carrozone con un triste presente e nessun futuro.

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