LE STORIE DEL FIGIO. NUOVA BAGGIO-SAN SIRO, QUEL "SANTINO" CHE RACCONTA L'ORGOGLIO DI APPARTENENZA

STORIA | 15/11/2025 | 08:15
di Giuseppe Figini

Piccola spigolatura circa un datato, datatissimo, documento (se vogliamo chiamarlo così…), qui riprodotto, che testimonia il senso d’appartenenza, orgogliosa di un passato quasi remoto, e sempre gelosamente custodito e talvolta esibito negli anni, sempre conservato con cura nel portafoglio, proprio quasi come un iconico “santino”.


È semplicemente un elenco su un modesto e pure slabbrato cartoncino, con caratteri stampati un po’, anzi, tanto, sbiaditi del G.S. Nuova Baggio San Siro e dei suoi componenti – atleti, dirigenti e tecnici con il recapito telefonico fisso di ognuno e delle sedi sociali, la sede della Società e il numero del Velodromo Vigorelli. Oggi tale elenco con recapiti sarebbe definito “roster” con il dilagante anglicismo. I cellulari erano ancora in una fase embrionale, con annessi e connessi.


Questa premessa per spiegare un episodio al termine dei funerali di Damiano Capodivento, a Caronno Pertusella.

Dopo l’affollata e partecipata funzione un distinto signore, accompagnato dalla moglie, si è rivolto a Fausto Ferrario, titolare della Ciclofer e Publifer di Saronno e figura assai conosciuta nel ciclismo anche per la sua attività professionale nel settore tuttora in atto e, ai suoi bei dì, valido riferimento dello staff tecnico e dirigenziale della squadra di patron Alcide Cerato, “dominus” della formazione e dirigente di spicco a livello nazionale.

Il distinto signore s’avvicina a Ferrario e lo saluta, con quest’ultimo un po’ sorpreso che, al momento, aveva esitato a riconoscerlo. Si parla di quasi quarant’anni fa, uno più, uno meno. E subito il signore non riconosciuto apre il portafoglio e mostra la testimonianza qui riprodotta e fotografata in condizioni un po’ precarie.

E tutto torna con la tipica cordialità dei pedalatori che ancora pigiano sui pedali o semplici ex. Era molto orgoglioso del suo reperto GUERINO Mauro, come recita l’elenco. Ha riconosciuto la sua cifra tecnico-atletica come pedalatore non ai massimi livelli ma conserva la testimonianza di un senso d’appartenenza che lo pone con nomi importanti anche del professionismo che appaiono nell’elenco.

A lui basta il ricordo d’avere pedalato per un importante gruppo per poi passare nella folta schiera dei cicloamatori.

È il suo biglietto da visita, il suo passaporto ciclistico di passione e memoria, fra santino e amuleto-credenziale, che conserva da decenni nel portafoglio. E Fausto Ferrario, dopo peculiare ricerca, precisa il numero esatto degli anni trascorsi da allora: 38.


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