IL CASO PALERMO. «IL VELODROMO E' NATO PER IL CICLISMO, ORA SIAMO SFRATTATI E DA ANNI ABBIAMO SOLO PROMESSE»

PISTA | 07/01/2026 | 11:47
di Paolo Broggi

Ha aperto i battenti per ospitare negli anni i concerti di Venditti e De Gregori, ha aperto i botteghini ai tifosi che sabato hanno potuto assistere alla partita dell’Athletic Club Palermo, seconda squadra della città che milita in serie D e ha battuto 4-0 il Messina, ma continua a tenere ben chiusi i cancelli per i bambini, i ragazzi e le società del ciclismo. 


È la storia del velodromo Paolo Borsellino di Palermo, una delle tante storie storte della nostra Italia. E la recentissima riapertura dell’impianto - sabato 3 gennaio - per la partita di calcio e non per il ciclismo ha spinto Alessandro Mansueto, presidente dell'associazione sportiva dilettantistica Ciclotour, a scrivere una lettera aperta per denunciare la situazione. Proprio come aveva fatto nello scorso mese di aprile Diego Guardì, presidente della Federciclismo siciliana, peraltro senza successo.


«Il Velodromo è nato per il ciclismo. Dal 1991, è stato la sua casa. Poi, per anni, è stato deturpato dai concerti. Due anni fa, è stato trasformato di fatto in uno stadio di calcio. A beneficio di una sola squadra. Il manto sintetico è stato steso, le tribune sono state sistemate (fino alla consegna di pochi giorni fa, il 3 gennaio 2026). Tutto per il calcio. A noi, invece, è stato riservato un altro trattamento: quello delle promesse» scrive nella sua lettera Mansueto.

Il presidente dell'Asd Ciclotour fa appello al sindaco Roberto Lagalla e all'assessore allo Sport, Alessandro Anello: «A voi, amministratori, chiediamo di guardare questa faccenda non solo come una disputa sull’uso di un impianto. Guardatela con i nostri occhi. Per noi, avere il Velodromo non significa solo disputare gare. Significa salvare vite. Significa offrire a nostro figlio, a nostra figlia, un luogo sicuro dove pedalare. Lontano dal traffico impazzito, dalle strade dissestate, dalla distrazione degli automobilisti. In Italia, nel 2025, oltre 200 persone sono morte in bicicletta su strada. Sono padri, madri, figli. Sono vite spezzate. Ogni giorno che il Velodromo resta chiuso al ciclismo è un giorno in cui costringete un ragazzo ad allenarsi in condizioni di pericolo».
E si legge ancora: «Noi non siamo contro il calcio. Rispettiamo ogni sport e la sua capacità di aggregare. Ma non si può permettere che un impianto storico, nato per una specifica disciplina, venga espropriato per uso esclusivo di un’altra, snaturandone per sempre la funzione. Siamo passati da disponibili a ospitare, a sfrattati dalla porta di casa nostra. Perché il Velodromo è casa nostra. La targa all’ingresso non lascia dubbi».

La lettera avanza richieste che sono passi concreti: «Primo: assegnare ore di utilizzo per usufruire da subito dell’impianto nelle condizioni attuali. Secondo: convocare subito un incontro pubblico e vincolante con la Federciclismo e le società palermitane, non per ascoltare altre rassicurazioni, ma per presentarci un cronoprogramma firmato dei lavori di ripristino della pista. Terzo: rendere pubblici e trasparenti, come la legge impone a un’istituzione pubblica, tutti gli atti che hanno portato il Velodromo a essere uno stadio di calcio: delibere, concessioni, accordi. Vogliamo sapere con che diritto è stata tolta a una comunità la sua casa. Quarto: fare una dichiarazione pubblica, chiara e univoca con cui l’Amministrazione si impegni, senza più ambiguità, a restituire il Velodromo al ciclismo nel pieno della sua funzione, definendo tempi certi e risorse dedicate”.

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COMMENTI
idem
8 gennaio 2026 11:34 limatore
A Lucca esiste una realtà molto simile, dove addirittura con i fondi della federciclismo e UCI per i Mondiali del 2013 è stata sistemata la struttura del Campo Henderson compresa la pista per il ciclismo, ma le società ciclistiche non possono utilizzarla perché data in uso al calcio.

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