RAGGI D'AFRICA. LA PICCOLA TSIGE CHE INCANTA AL TOUR DE L'AVENIR FEMMES

DONNE | 29/08/2025 | 08:30
di Aldo Peinetti

A distanza di un mese dai Campionati Mondiali su strada a Kigali (il 28 settembre la prova dei professionisti), l’avvicinamento alla prima rassegna iridata ospitata dal Continente africano racconta come possano succedere cose speciali per la ciclista etiope che a Saint-Malò ha ricevuto un omaggio floreale da un certo Tadej Pogacar.


Nei giorni del Tour de France i migliori prospetti in Africa avevano intrapreso un proficuo viaggio proprio in Bretagna e la visita alla Grande Boucle era d’obbligo. Mettiamola così: quella photo-opportunity con il campione sloveno ha galvanizzato ancor di più la diciottenne Tsige Kahsay Kiros, che in questi giorni è al battesimo internazionale sulle strade del Tour de l’Avenir Femmes (oggi ultimo doppio atto).


In Francia, schierata dal World Cycling Center Team, la ragazza proveniente dalla regione di confine con l’Eritrea sta facendo parlare i tecnici per la sua capacità di competere senza sudditanza alcuna con avversarie che hanno già maturato esperienze agonistiche di questa portata. Parliamo del Tour dei giovani, manifestazione alla quale la compagine sotto l’egida dell’Unione Ciclistica Internazionale partecipa sia al maschile e sia al femminile, proponendo un ventaglio di corridori dalle diverse provenienze geografiche, compreso il Rwanda (c’è il talento Jazilla Mwamikazi, già olimpionica in mtb a Parigi 2024), non solo in omaggio al Mondiale imminente.

Kiros ha intrapreso una corrente ascensionale frequentando prima il centro sudafricano dell’Uci a Paarl, trasferendosi quindi in Europa (ad Aigle, in Svizzera, dopo un collegiale con il Wcc nella capitale rwandese), dove Jazilla ha già primeggiato in più occasioni. In Sudafrica aveva testato per la prima volta la bicicletta proveniente dall’assistenza neutra delle principali corse mondiali. Il responso delle prime tappe ha parlato in favore dell’atleta etiope, balzata al quinto posto delle scalatrici e premiata martedì come più combattiva, capace di reggere nel migliore dei modi il confronto con le rivali più in vista nel gruppo.

UNA CERTA IDEA DELLA FRANCIA

Propiziatoria e concreta l’avanzata in classifica generale (18esima) dopo la tappa di mercoledì. “Nel marzo 2025 l’abbiamo vista dominare a livello elite al Tour of Tigray, svoltosi nella mia e nella sua regione d’origine, piena zeppa di montagne, nel nord dell’Etiopia (una zona il cui nome evoca un lungo conflitto di confine con l’Eritrea, ndr). Per il mio Team Amani si trattava della prima esperienza ufficiale al femminile, nel quadro di una competizione a tappe dove lo sport ha saputo onorare valori di speranza ed unità. Tsige? La conosco bene, mi fa estremamente piacere averla seguita in questo cammino iniziale fatto di gare locali dominate. Rappresenta un profilo talentuoso importante, oltre ad offrire un modello per altre ragazze che vogliono intraprendere l’attività a due ruote” commenta entusiasta Tsgabu Grmay, uomo faro del ciclismo etiope con una lunga ed ancora recente militanza nel World Tour.

Nativa di Adigudem, cittadina a 2100 metri, Kiros almeno dal punto di vista altimetrico avrà piena dimestichezza nell’affrontare oggi l’ultima giornata dell’Avenir Femmes, composta dalle semitappe di La Rosiere. A due passi dal Piccolo San Bernardo calerà il sipario, mentre in Francia già è tempo di convocazioni per i mondiali (al femminile under 23 occhi puntati su Marion Bunel, che esattamente un anno fa trionfava in cima al Colle delle Finestre). E poi c’è Tsige, che in Etiopia imitava l’esultanza di Pogacar, guarda caso. Per lei il Tour of Tigray, con il suo carattere pionieristico, ha gettato un ponte verso lo storico appuntamento iridato di Kigali. Messa almeno parzialmente da parte la dinamica del risultato invividuale, questa giovane etiope inserisce il proprio eclatante noviziato ciclistico nel contesto di una doppia sottolineatura: il Campionato del Mondo fa da proiezione di giustificate ambizioni per i corridori africani, anche se dal 29 settembre in poi si aprirà un nuovo capitolo denso di stimoli, qualcosa da non racchiudere troppo nel recinto della programmazione (necessaria e financo benvenuta) su scala continentale. Imbrigliare l’universale fervore ciclistico non è, a maggior ragione, cosa che si addice al Rwanda.

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