Ciclismo e avventura in mostra al Museo del Ghisallo

| 09/06/2008 | 09:54
Dall’8 giugno al 9 novembre 2008 il Museo del Ciclismo – Madonna del Ghisallo presenta la mostra: “Il giro delle Alpi in 80 giorni” di Piero Rigamonti, a cura di Massimo Pirovano. Una mostra in cui si fondono ciclismo e spirito d'avventura. Domenico Rigamonti alias Piero, nasce a Lecco nel 1960. Nel 2002, dopo una ponderata riflessione, decide di lasciare un “sicuro” impiego per abbracciare la “politica” della flessibilità professionale dedicando interamente il restante tempo libero al cicloturismo. Nell’estate del 2003, mentre in sella alla sua bicicletta pedala sulle rampe svizzere del Passo dello Spluga, di ritorno da un piacevolissimo viaggio da cicloturista in Scozia, immaginando regioni e strade per una prossima avventura, comincia a considerare la possibilità di una vera lunga traversata alpina, non solo di uno o di qualche passo, ma di tutti i passi di grande interesse della catena montuosa più importante d’Europa. Sulle ali della confidenza con la fatica, sulle ali dell’entusiasmo che accompagna la sua pedalata facile, dopo tanti giorni passati in bicicletta, Piero decide che si può fare. “Ci sono pensieri che, in un primo momento, hanno bisogno d’essere meditati, analizzati ed approvati dal proprio subconscio prima di poterne trarre un’emotiva conclusione; questo no, questo è uno di quelli che vanno diritti al cuore come se il cuore l’avesse da sempre atteso.” (Piero) Partirà l’estate successiva, il 20 giugno 2004 da Ventimiglia (Imperia), e attraversando i primi 49 valichi alpini arriverà a Trieste il 6 agosto, da dove farà ritorno verso casa valicando i successivi 41 passi, tra Dolomiti e vari passaggi nelle Prealpi per giungere in data 12 settembre 2004 alla meta significativa della Madonna del Ghisallo, con la sua storica salita e con il suo santuario. Oggi Piero vive a Oggiono, da dove continua a partire, quasi ogni anno, per i suoi giri in Italia e nel mondo. Piero Rigamonti incontrerà i visitatori del Museo domenica 29 giugno, domenica 27 luglio, domenica 24 agosto, domenica 21 settembre, domenica 26 ottobre Il suo mezzo di trasporto, nello specifico, non raggiunge le prestazioni di una bici da corsa: il telaio è l'ideale per macinare chilometri senza garantire una precisione meccanica ma solo un’ottima resistenza strutturale. Per affrontare vari tipi di percorso la resistenza del “mezzo” è sostanziale; le coperture intermedie offrono conforto per varie tipologie di tragitto ed uno speciale cambio, con grossi pignoni posteriori, fornisce l’idoneità alle forti salite. L’equipaggiamento descritto in successione è quello tipico del cicloturista: la borsa anteriore sul manubrio (contenente tutta la documentazione e gli effetti personali), le prolunghe al manubrio utili per cambiare ogni tanto la posizione delle mani, un semplice ciclocomputer, il campanellino, due super borracce, la pompa per tubolari, i parafanghi necessari per le giornate piovose e l'impianto luci con un faretto nel sotto sella e due sul carrello al traino. Nell’astuccio del pronto intervento meccanico ho riposto ciò che non deve mai mancare: kit per forature, una minuscola multichiave a bloccaggio, il cacciavite a stella, uno smagliatore di catena, un coltellino svizzero sempre utile, del grasso e del lubrificatore spray, un tiraraggi, la camera d'aria, un cavetto da freno posteriore ed uno anteriore. Il carrello è di provenienza statunitense, del tipo in alluminio, impermeabilizzato e con due ruote a camera d'aria. L'attacco ad incastro è posizionato al ricongiungimento posteriore delle forcelle superiori ed inferiori, a sinistra del mozzo della ruota e non condiziona minimamente la manovrabilità della bicicletta. Si tratta di un mezzo molto usato, principalmente all'estero, per il trasporto di bambini, che nell'occasione è stato modificato per caricare più materiale possibile. L’unica particolarità del carrello di Piero è la larghezza di soli sessanta centimetri, contro i normali e più ingombranti novanta. Con i suoi circa venti chilogrammi, contiene tutto il necessario: la borsa con qualche indumento, la piccola tenda, il sacco-piuma di tipo invernale, il materassino, il fornelletto a gas, il pentolame, il kit da pronto soccorso, un libro e l'essenziale per l'igiene. Questa è la sperimentata essenzialità che accompagna il cicloturista che viaggia in solitaria. Non importa la quantità di ogni cosa; è solamente la qualità di esse che si lascia facilmente ricordare: e dunque fare un lungo viaggio o una breve vacanza in bicicletta vuol dire solo scoprire il fascino del cicloturismo. Credetemi: basta provare... (Piero)
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