L'ORA DEL PASTO. I "VAGAMONDI" DI CLAUDIO GREGORI

LIBRI | 27/09/2023 | 08:09
di Marco Pastonesi

Emilio Salgari è folgorato dalla bicicletta: pedala, gareggia, noleggia, fonda, duella, infine ne scrive, il suo “Giro del mondo in ottanta giorni” è la sfida tra un inglese e un americano, il primo su una nave, il secondo su una ibrida a otto ruote con motore a petrolio, e “quando il petrolio finisce la macchina si può scomporre in tre velocipedi sospinti dai pedali”.


Alfred Jarry si innamora della bicicletta: la considera lo “scheletro esterno”, insegue “l’emozione estetica della velocità nel sole e nella luce”, ne acquista un modello da pista che “non ha freni, né copricatena, né parafanghi e la ruota a scatto fisso”, la divisa da corridore è il suo abbigliamento da attore, racconta di Gesù che pedalando deve scalare il Golgota con 14 tornanti.


Sir Arthur Conan Doyle vive con la bicicletta: pedala e intanto guarda, fotografa, elabora, collega, deduce, costruisce il suo Sherlock Holmes. La bicicletta compare nei suoi gialli, ne diventa protagonista. Ed è comunque protagonista della sua stessa esistenza: “Quando il morale è basso, quando la giornata appare buia, quando il lavoro diventa monotono, quando la speranza sta evaporando, monta in bici ed esci in strada a fare un giro, senza pensare ad altro che alla pedalata che stai facendo”.

Gran bel titolo, “I vagamondi” (66thand2nd, 264 pagine, 18 euro). Claudio Gregori ha ritratto 30 scrittori in bicicletta. Da Jerome K. Jerome, che in “Tre uomini a zonzo” racconta di quell’Harris che, nei primi giorni di matrimonio, in tandem, perde la moglie Clara, non se ne accorge e continua a pedalare, a Gabriel Garcia Marquez, che in “Il triplo campione racconta i suoi segreti” affresca il colombiano Ramon Hoyos, prima garzone poi corridore, scalatore andino, fra inseguimenti e fughe, sassate e bastonate, vittorie e furti.

Stavolta Gregori ha scavato nella letteratura. Pier Paolo Pasolini appare per il suo “Sogno di una cosa”: “E’ un ciclismo sensuale, erotico. Pasolini cresce tra poesie e amori, di cui la bicicletta è complice. Nutre la mente e il corpo. Cerca ebbrezze ardue”. Il Godot di Samuel Beckett era un ciclista: “Un corridore veterano, calvo, uno stayer, che partecipava alle corse da città a città e ai campionati nazionali, nome elusivo, cognome Godeau, che si pronuncia, naturalmente, come Godot”. E Ernest Hemingway è affascinato dalle arene ma anche dalle piste, dai toreri ma anche dai corridori: “Andava matto per le gare ciclistiche – giurava John Dos Passos -. Era solito vestirsi con una maglietta a righe come un corridore del Tour de France e girare per i boulevard esterni con le ginocchia che arrivavano alle orecchie e il mento sul manubrio”.

Gregori ha dedicato pagine alle sue stelle comete, da Gianni Brera a Dino Buzzati, e anche a Oriana Fallaci, che qui emerge facendo la staffetta partigiana, portando giornali, messaggi e armi, attaccando sui muri manifesti antifascisti: “Il volto gentile è il suo lasciapassare. Nei cespi di insalata, però, come un roditore, ha scavato alloggiamenti per munizioni e bombe. Nei fiori nasconde pistole. I messaggi li riduce a stuzzicadenti di carta che cela nelle treccine”.

La bici è molto più di uno strumento, così come il ciclismo è molto più di uno sport o di uno spettacolo. Gregori valorizza chi pedala nella fantasia e chi nell’assurdo, chi sprinta nei romanzi e chi nei teoremi, chi vola sulle due ruote e chi si aggrappa al manubrio, chi decolla soltanto in sogno. Come Edmondo De Amicis, che si definisce “un biciclista da cuscino”, e che si sente tradito dagli amici attratti da quella che lui definisce “streghetta”.

Anche Gregori è un vagamondo. Lo ha fatto per il Giro d’Italia e il Tour de France. Lo ha fatto per esplorare Ganna, narrare Bottecchia e scolpire Merckx. Lo ha fatto per i quotidiani e con i libri. Lo ha fatto immergendosi negli archivi e sgomitando nelle inchieste. Lo ha fatto da giornalista e lui stesso da scrittore, ma anche da poeta e da sognatore. Lo ha fatto per sentirsi il vento in faccia e il cuore in gola. Lo ha fatto per istinto e missione. Lo ha fatto con onestà e candore. Anche stavolta.

 

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