IL CICLISMO DA', MA NON PRENDE

TUTTOBICI | 28/11/2021 | 08:15
di Gian Paolo Ormezzano

Viene in mente al vecchio giornalista delle due ruote senza motore (e senza pe­dalata assistita elettricamente) una sorta di paradosso che poi paradosso non è, come accade sempre o quasi, nella storia piccola e grande dell’umanità, dove la bizzarria massima presto o tardi diventa regola, normalità: il ciclismo è l’unico dei grandi sport po­polari a dare sempre qualcosa e spesso molto alla televisione, mentre in linea di massima la televisione dà qualcosa o molto agli altri sport, su tutto la visibilità che è anche pubblicità.


Subito un esempio, magari il più semplice ed intenso: nel calcio è indubbio che la televisione dà mol­to a questo sport, anzi a questo gioco, con riprese sempre più ricche e intriganti, giochi di andirivieni sullo schermo fra il tutto scenico e il particolare intimistico, primi piani in linea di massima efficaci e rivelatori e magari anche spettacolari, e ultimamente pure il passaggio (che sembra un passeggio, una carezza elettronica) delle telecamere sulla folla dello stadio, a scoprire situazioni ed at­teggiamenti speciali. Al calcio la te­levisione dà ogni giorno di più, con il progredire della tecnologia e quindi della forza e chiarezza e “presa” delle immagini (accade ta­lora anche con il criticatissimo Dazn, che toglie qui ma inventa lì). Basta guardare, per un confronto, alle squallide, povere ri­trasmissioni di partite antiche - specialmente su Rai Sport ora purtroppo “minata” dalle novità che mandano fuori uso apparecchi e decoder - con immagini che nel mondo del cinema si dicono da pellicole della serie “piovosa”, con gli schermi rigati, imperante poco dopo la scoperta dei fratelli Lumière.


E si pensi anche alle folle di allora riprese sugli spalti: pochissime donne, spesso nessuna, uomini in giacca e/o cappotto, tutti col cappello a tesa o tipo berretto basco che evidentemente “faceva sportivo”, sguardi concentrati sul campo di gioco mentre adesso la gente degli stadi ha preso l’abitudine a guardare an­che i grandi tabelloni televisivi, con immagini del campo ma an­che delle gradinate: e così  spesso uno si scopre ripreso e “proposto” al grande pubblico, lì allo sta­dio come nelle case, e fa la faccia insieme stupita e contenta e pazienza se anche scemotta, quando addirittura non trova il tempo per sventolare un salutino con la manina. Gente che è ripresa, il che in fondo significa presa due volte, cioè attirata se non im­prigionata allo stadio e poi usata per fare un minimo di scenografia umana che non sia solo di genere atletico (servono a ciò anche i nevrastenici delle panchine, sempre più scovati ergo usati dalle telecamere).

Una competizione ciclistica, che non sia rinchiusa, compressa quanto a im­ma­gini e sequenze in una pista dove tutti i concorrenti sembrano fare la stessa identica cosa, cioè pedalare uniformemente, “dà” invece, “dà” eccome, alla televisione e di riflesso ai telespettatori do­vunque essi siano. Sullo schermo città affollate e vuotissimi deserti, grattacieli e palme da datteri, asfalto o sabbia e corsi d’acqua, pianure e montagne, verde di erba giallo di grano nero di lava azzurro di mare rosso di fiori, bacini di acque piccoli, lacustri, o immensi oceani. Il paesaggio, insomma, cioè il mondo, naturale ed artificiale. Sulla strada e ai lati di essa non solo biciclette ma automobili, motociclette, carri, veicoli... E poi uomini nel senso anche di donne e bambini, un immenso diorama umano, facce felici, ansiose, gaudenti, irate, partecipi, snobbanti…

Qualcosa o anche molto di questo viene teleofferto pure da altri sport, chi lo nega?, ma in genere questi stessi sport recepiscono e distribuiscono quello che la televisione dà loro, mentre il ciclismo offre alla stessa televisione una materia composita e sempre rinnovantesi, chilometro dopo chilometo anzi metro dopo metro di strada. Con creazioni speciali, inattese specie per gli inesperti: si pensi alla “scoperta” di cose (facce, corpi, fachirismi, acrobazie, maquillages col fango) offerta dall’ultima strepitosa Parigi-Roubaix, con la novità della data autunnale e dunque di un tempaccio spettacolare, e per noi italiani poi con l’epifania di un certo Son­ny Colbrelli.

C’è una morale, nel sen­so non a tutti i costi etico di conclusione, di questo nostro amoroso arzigogolo? Purtroppo sì - temiamo, o meglio temo - ed è che il ciclismo continua a non sapere cosa, quanto vale in tanti sensi, e a regalare tutto se stesso ad una sorta di vampirizzazione eseguita da tanti, a offrire anche sulla propria pelle ingredienti per ogni tipo di spettacolo, dalla umana sofferenza estrema alla quasi soavità arcadica. E continua  intanto a patire sui me­dia, dalla televisione in giù o in su, la sottomissione quanto a spazi e tempo a sport che prendono di più e danno di meno (per non dire sempre del calcio, si pensi al riveritissimo tennis, un balletto con cast umano ridottissimo e in posti eguali fra di essi, lo stesso scenario naturale artificiale giorno dopo giorno). Storia vecchia, ma ripetersela dentro, rinnovarsela addosso fa sempre nuovo male.

Copyright © TBW
COMMENTI
Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
Mathieu van der Poel è tornato. E lo ha fatto nel modo che più gli si addice: davanti, a giocarsi una vittoria fino agli ultimi metri. Al suo debutto stagionale in Coppa del Mondo di mountain bike, l'olandese dell'Alpecin-Premier Tech...


Matthew BRENNAN. 10 e lode. Volevano la vittoria e se la sono presa. Controllano la corsa con grande autorità, i Visma, poi nel finale si giocano la carta Van Aert (stoppato da Pogacar), quindi entra in scena lui, questo ragazzotto...


Andrew Ponomar corona con la vittoria una giornata di forza pura nel 73° Gran Premio Colli Rovescalesi, prova internazionale del Calendario UCI Europa Tour 1.2. L’ucraino della General Store Essegibi F.lli Curia se ne va con decisione, costruisce un vantaggio...


Dopo i due splendidi argenti nel Km e nella Velocità, Maya Ferrante si prende ciò che le mancava: la medaglia d’oro nel Keirin donne juniores. Una vittoria piena, meritata, costruita con lucidità e coraggio dalla trentina di Pergine Valsugana, che...


Anche la Madison juniores maschile si tinge d’azzurro. Nicola Padovan e Jacopo Vendramin firmano un successo di grande spessore tecnico e agonistico, conquistando il titolo mondiale al termine di una gara tirata, nervosa, combattuta fino all’ultimo metro. I due veneti...


Brilla il talento di Matthew Brennan a Manosque, nella seconda tappa della Vuelta a España 2026, la più lunga della corsa coi suoi 214 km e partenza dal Principato di Monaco. Nella volata in salita verso la località francese il...


Agata Campana e Matilde Rossignoli sono le nuove campionesse del mondo della Madison donne juniores. Una prova monumentale, costruita con lucidità, potenza e una tenuta mentale fuori dal comune: nonostante tre cadute della Campana, la coppia azzurra non ha mai...


Paul Magnier mette la firma sulla quarta e ultima tappa del Lidl Deutschland Tour, la Heilbronn - Heilbronn di 156, 5 km. Il velocista francese della Soudal Quick Step si è imposto in un finale convulso nel quale Isaac Del Toro ha tentato...


Colpo doppio di Jasper Philipsen che vince l’ultima tappa e la classifica generale del Renewi Tour 2026. Lo spinter della Alpecin Premier Tech si è imposto in volata sul traguardo di Lovanio al termine dei 183 chilometri in circuito che...


Lorena Wiebes ha vinto anche l'ultima frazione del Tour of Britain sul traguardo di Royal Leamington Spa. Si tratta del quarto successo in cinque giorni, una prova di forza devastante per la velocista più forte al mondo che ha lanciato...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi Piede a Terra