VIVIANI IN RICOGNIZIONE SUL PERCORSO TRICOLORE: «DOVRÒ SOFFRIRE, MA CI VOGLIO PROVARE»

PROFESSIONISTI | 23/07/2020 | 08:10
di Carlo Malvestio

Elia Viviani, si sa, è un corridore che non lascia nulla al caso. Per questo motivo la mattinata di ieri l’ha passata sulle strade del Campionato Italiano che affronterà il prossimo 23 agosto, testandosi sulle salite che decideranno la rassegna nazionale, vale a dire “La Rosina” (2 km al 7%) e il muro in stile fiammingo de “La Tisa” (350 metri al 15%), da affrontare dopo oltre 200 km di gara.


La corsa organizzata da Filippo Pozzato con Jonny Mole e Gaetano Lunardon partirà da Bassano del Grappa (VI) per concludersi a Cittadella (PD): nel mezzo i passaggi da Asolo (TV), Castelfranco veneto (TV) e Marostica (VI), da dove inizierà un circuito da ripetere 12 volte (di 13 km circa) con la salita de “La Rosina” e l’inserimento nell’ultimo giro de “La Tisa”. Saranno 253 i chilometri totali, di cui gli ultimi 25 in pianura.


«Ho testato per la prima volta il percorso, anche se la salita de La Rosina la conosco bene, come d'altronde ogni corridore veneto - spiega Viviani, che si è concesso alla stampa nello studio di Jonny Mole dopo la sua ricognizione - Era importante capire che spazio ci fosse tra i vari passaggi sulla salita, circa 10 km di respiro, e poi scoprire questo inedito strappo in pavé de La Tisa, che penso che dopo 200 km si farà sentire e creerà una discreta selezione nel gruppo di testa. Andrà preso forte, ma gestito, perché se ti pianti puoi staccarti. Lo avessimo fatto a inizio corsa non avrebbe creato problemi, ma dopo 200 km potrebbe regalare qualche sorpresa, ancor di più se dovesse piovere, ma spero di no. L'ultimo verdetto sarà però l'ultimo passaggio da La Rosina».

L’impressione è quella che tutte le tipologie di corridore potranno puntare al bersaglio grosso: «Sarà una gara aperta a diversi scenari, potrebbe arrivare in volata un gruppetto di 30-40 corridori, oppure potrebbe avere la meglio un gruppo di attaccanti che trovano l'accordo giusto – continua il veronese, che a Cittadella vinse l’Alta Padovana Tour da U23 nel 2009 -. Sicuramente sarà una corsa dura, soprattutto per un corridore con le mie caratteristiche, e dovrò essere al top della forma per sperare di vincere, un po' come successo nel 2018. La cosa positiva per me è che è appena una settimana prima del Tour de France, quindi dovrò per forza di cose essere in ottima condizione. Correrò in difesa, ma ci proverò, perché la maglia Tricolore ha sempre qualcosa di speciale e ho grandi ricordi del mio anno vestito di verde-bianco-rosso».

L’obiettivo di Pozzato e Jonny Mole è quello di riuscire a dare continuità al loro progetto, riuscendo ad inserire stabilmente una classica tutta veneta in calendario. Viviani, dal canto suo, appoggia l’idea: «Ha tutte le carte in regola per diventare una classica interessante, perché un percorso così attira tanti corridori. Si può finire in volata con 50 corridori, oppure con un attacco di qualche corridore ben studiato. Questa incertezza attira gli atleti e il chilometraggio elevato premierebbe un corridore vero».

A fare gli onori di casa è stato Jonny Mole, oggi senza Pozzato, impegnato a festeggiare il primo anno del suo bambino: «Per la prima volta organizziamo una gara ciclistica di così alto livello e siamo contenti di calarci in questa sfida – è il commento di Jonny Mole -. La volontà è quella di creare tramite il ciclismo informazione ed educazione, in questo momento più che mai. Il nostro slogan è UniamoCI (Campionato Italiano), esaltando le peculiarità della cultura veneta e promuovendone le bellezze, sempre all'insegna dell'ospitalità. Ci auguriamo sia veramente una festa, con tutte le precauzioni del caso ovviamente, e che questo evento possa farsi ricordare a lungo».

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