LE STORIE DEL FIGIO. GABRIELE LANDONI, IL CICLISTA SORRIDENTE

STORIA | 06/06/2020 | 07:40
di Giuseppe Figini

Parliamo di Gabriele Landoni, corridore professionista dal 1977 al 1983, passato nella massima categoria all’età di 24 anni essendo nato il 26 marzo 1953. E’ di Cislago, paese in provincia di Varese, ai margini con quelle di Milano e Como, dove tuttora risiede.


Il suo palmarès di professionista, almeno in tema di successi o vittorie, è sempre intonso, immacolato. Pertanto sarebbe stato perfetto per la “scuderia” di corridori con questa caratterizzazione, già terreno di coltura privilegiato di Marco Pastonesi che li ha “gestiti”, cantati e illustrati a lungo, prima d’allargare il suo campo d’azione della sua valentissima penna (per il piacere di chi legge) anche su personaggi – e pure no – che hanno macchiato il loro curriculum pedalato incorrendo nel “reato” – gravissimo - previsto dal Codice Pastonesi imputabile a un successo di qualsiasi tipo, magari casuale, inaspettato, con la conseguenza del verdetto già scritto peraltro, dell’espulsione immediata e definitiva dalla sua squadra di non vincenti.


Gabriele Landoni, fisico slanciato, una pertica come si dice in lombardo che sfiora il m. 1.90, dopo una veloce trafila nelle categorie giovanili, iniziando a gareggiare nell’U.S. Cistellum (società ciclistica costituita appositamente per lui) proponendo il nome romano di Cislago, corre nel 1972 e 1973 con gli storici colori dell’U.C. Comense 1887 (anno della sua fondazione) fra i dilettanti. Passa poi, l’anno successivo, il 1974, nello squadrone del G.S. Itla di patron Vittorio Ghezzi diretto in ammiraglia dall’esperto e scaltro Domenico Garbelli, con vari atleti approdati al professionismo, dove nei tre anni fra i dilettanti vince il Piccolo Giro di Lombardia, la Freccia dei Vini, la Piccola Sanremo di Sovizzo, il Trofeo De Gasperi e una tappa del G.P. Guglielmo Tell in Svizzera. Obiettivamente non poco ed è forse per questi successi, sebbene siano fra i “puri”, ha determinato l’orientamento di Pastonesi nei confronti di Gabriele Landoni. Per le sue rilevanti doti di passista era nel quartetto azzurro ai mondiali della 100 km. nel 1974 e nel 1975.

L’esordio fra i professionisti avviene nel 1977 con la GBC-Itla-Tv Color dove in ammiraglia opera la coppia, un po’ strana… talvolta, Domenico Garbelli-Dino Zandegù con molti giovani provenienti dal vivaio Itla.

Nel 1978 passa alla Gis Gelati del presidente Pietro Scibilia diretta da Piero Pieroni e collabora con l’esperto tris di capitani così composto: Franco Bitossi, Tino Conti e Marino Basso. Tutti e tre, a fine stagione lasciano poi l’agonismo.

Approda alla bianconera Scic di Parma nel 1979, dove trova l’amico Giuseppe Saronni e vari altri professionisti della sua zona. E’ in quell’anno che indossa la maglia azzurra nel mondiale di Valkenburg, lavorando soprattutto nelle fasi iniziali, per poi ritirarsi, come da prassi e copione.

E nel 1980-1981 si trasferisce, con altri del “gruppo Saronni”, nella Gis Gelati contribuendo alle dieci vittorie di tappa accompagnate dalla conquista della maglia ciclamino della classifica a punti, dell’indiscusso capitano compiendo il suo lavoro di supporto alla squadra, soprattutto in pianura, con lunghe “menate” quando richieste dalle fasi di corsa.

Altro “trasloco” al seguito del “Capo” vestendo la maglia giallo-nera della neonata Del Tongo-Colnago quando Giuseppe Saronni, nel 1982, s’impone in successione nella Tirreno-Adriatico, nel Giro di Svizzera, lo straordinario “lampo” mondiale di Leicester, il Giro di Lombardia, poi seguiti, nel 1983, dalla Milano-Sanremo e dal suo secondo trionfo nel Giro d’Italia.

Nel 1983 Gabriele Landoni era però passato alla Vivì, marchio di biciclette soprattutto da turismo con sede nella bassa bresciana, a Pontevico, diretta dal “maestro” Luciano Pezzi con l’appassionato d.s. toscano Franco Montanelli, mentore di un giovanissimo Franco Chioccioli, allora alle sue prime pedalate professionistiche.

Il “Lando”, attorno ai 30 anni, avverte che la sua parabola di corridore ha probabilmente imboccato la fase discendente e decide di smettere, senza ricercare scorciatoie o vie traverse, con il suo palmarès immacolato in fatto di vittorie e neppure un successo cumulativo in una cronosquadre, senza rimpianti.

Non lascia però l’ambiente ciclistico mettendo a frutto e a disposizione degli ex colleghi la sua esperienza acquisita nell’ambiente impegnandosi, con assiduità, per molti anni, nell’ACCPI, in vari periodi e “battaglie” combattute nell’Associazione, a fianco di diversi presidenti, per promuovere, migliorare, in vari aspetti, le condizioni di lavoro complessive della categoria, della quale è stato anche vice presidente, sia in sede e soprattutto in ambito nazionale, sia internazionale, in un ciclismo che allargava – e di molto – i suoi confini in tutti i continenti.

Subito dopo il periodo agonistico Gabriele Landoni – diplomato in chimica industriale (è bene specificare industriale, aggiunge sorridendo) inizia a operare anche professionalmente nel settore delle due ruote, in qualità di rappresentante e agente di commercio, con marchi di primo rilievo, soprattutto nell’area Nord Italia. Una professione che gli ha consentito di rimanere vicino, e molto, all’ambiente delle corse e affinando la propria figura professionale non solo in visione commerciale-tecnica, ma a più vasto raggio, rivestendo a mano a mano il ruolo di fidabile cinghia di trasmissione, documentata, preparata, fra la produzione e il variegato mercato di vendita.

Vittoria, Sram, Rossignol, marchi che non richiedono altre spiegazioni per gli appassionati, sono fra quelli di spicco della sua attività che lo vede tuttora impegnato con giovanile entusiasmo.

Un articolo del compianto Gino “Ginetto” Sala sul n. 7 di tuttoBICI dell’anno 2008, riassume con incisività e la passione che gli era propria, la figura di Gabriele Landoni, restio a dare il suo assenso per la stesura dell’articolo per la sua seguitissima rubrica “Visti da vicino”, dichiarando che per lui tutte le giornate passate in bici sono state un divertimento, una fatica piacevole. Gino Sala però ha insistito per la sua sempre presente e particolare passione verso tutti i corridori, specialmente per quelli che molto hanno dato e poco hanno ricevuto come afferma, rendendo merito a Gabriele d’avere onorato il mestiere con allegria accompagnata da genuina passione e battendosi anche per cercare di portare i ciclisti nella “stanza dei bottoni”, come auspicava sempre Gino Sala.  

Gabriele Landoni, per vari anni, ha rappresentato la componente corridori anche nella Commissione Tecnica della Lega Ciclismo Professionistico.

A proposito d’allegria Gabriele Landoni ricorda i suoi compagni e amici pedalatori, il “gruppo Saronni”, di un ciclismo diverso, allegro, sociale in quanto a contatto con la gente, che viveva il dopocena negli alberghi in compagnia, tutti assieme, con il consueto rito della fila alla cabina telefonica con i gettoni per parlare con casa, con famigliari e “congiunti”. Un momento dove, con costanza quasi quotidiana, il Miro Panizza era atteso, oltre che dal “capo”, dai vari Alfredo Chinetti, Ottavio Crepaldi, il compianto Luciano Borgognoni, Valerio “Pacho” Lualdi e altri ancora, originari della zona fra Milano e Varese, compagni d’allenamento e di corse – oltre che amici – ad una sorta di rendiconto giornaliero dopo il colloquio telefonico con la moglie, Maria Rosa, che lo teneva sottotiro, come si suole dire, anche a distanza. Dapprima era un po’ rabbuiato per qualche rimprovero, pure per fatti di corsa, della moglie anche un po’ manager e procuratrice del marito, per poi – trascinato e invogliato dalle sollecitazioni non sempre disinteressate degli amici – lasciarsi andare e ridere con la sua fragorosa, esplosiva risata su fatti di famiglia rivelati dall’interessato, allo stimolante, e pure un po' complice, uditorio che ben conosceva anche la sciura Maria Rosa.

Il “ciclista sorridente”, i diritti d’autore per la definizione sono di Gino Sala, è nonno con la moglie Rosangela da quasi un anno di Filippo, nato dal matrimonio di sua figlia, l’avvocato Veronica, con Manuel Calcaterra, ha un nuovo, importante motivo per sorridere, nella sua bella casa della sua Cislago dove ha operato in questi tempi “da remoto”, per i noti tristi motivi di Covid 19, con i suoi numerosissimi contatti di lavoro e pure d’amicizia.

La pensione? Può attendere, visto che l’attività professionale nel mondo delle due ruote la vive ancora, in piena salute e con sempre partecipata passione.

 

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COMMENTI
Un saluto
6 giugno 2020 22:13 geom54
per un bel ricordo;
campionati universitari europei dilettanti 1976 in russia Crimea simferopol con pure una crono da 75 km e secondi dietro Russia ovviamente

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