CRESPI: «QUI SALTA TUTTO, PROVIAMO A PENSARE A UN CICLISMO DIVERSO»

PROFESSIONISTI | 11/04/2020 | 11:15
di Pier Augusto Stagi

Lo scenario è a dir poco apocalittico: senza corse il ciclismo rischia il collasso. Non è una questione di punti di vista, è quello che purtroppo sta succedendo. Squadre che tagliano stipendi, e sullo sfondo c'è il timore più che concreto che chiudano bottega. Il sistema ciclismo è un mondo fragile, che ruota tutto attorno al Tour de France che da sempre la fa da padrone. Se si correrà la Grand Boucle, gran parte del movimento potrebbe anche salvarsi, se questo non dovesse accadere, lo smantellamento del World Tour - la Champions League del ciclismo - è quasi certo.


Intanto alcune squadre si sono già portate avanti con il lavoro, sforbiciando stipendi, licenziando personale o come per il caso dei team francesi ricorrendo alla cassa integrazione. Un taglio del 30% è già stato dato in casa Astana, la formazione kazaka che può vantare corridori del calibro di Jakub Fuglsang o degli italiani Fabio Felline e Manuele Boaro. Taglio del 70% per il Team Bahrain-McLaren di Mikel Landa, Mark Cavendish e dei nostri Sonny Colbrelli, Enrico Battaglin e Damiano Caruso. Ben più drastica la misura adottata dal team-manager americano della CCC Team Jim Ochowitz, che è arrivato a ridimensionare gli stipendi dei corridori dell'80% con atleti del calibro di Greg Van Avermaet, oro olimpico a Rio, così come per i nostri Matteo Trentin, Alessandro De Marchi, Jakub Mareczko e Fausto Masnada. Sforbiciate sono arrivate anche in casa della Lotto-Soudal, formazione belga di Philip Gilbert e Cabel Ewan e lo stesso lo sta pensando la EF di Alberto Bettiol.


In grave crisi anche e soprattutto l'australiana Mitchelton-Scott, dei gemelli britannici Adam e Simon Yates, del colombiano Esteban Chaves e dei nostri Edoardo Affini e Alexander Konychev, al momento sono garantiti solo gli stipendi minimi, ma da questo mese in poi tutto è un punto interrogativo, ogni contratto dovrà essere rinegoziato con il corridore. «Così non si può più andare avanti - ha spiegato Alvaro Crespi, 65enne ex corridore professionista e attualmente financial manager del team -. I costi sono elevati e le squadre non hanno alcuna fonte di finanziamento: vivono solo con i soldi dello sponsor. Se questi vanno in crisi, per noi è la fine».

Un sistema fragile, dicevamo. Tour-centrico, l'unico a fare davvero business in un mondo nel quale i diritti televisivi sono appannaggio solo degli organizzatori delle grandi corse e il botteghino non esiste. «Questa tragedia dovrebbe portarci a ridiscutere tutto il sistema ciclismo, che da anni fa acqua da tutte le parti - prosegue Crespi -. Magari ridiscutendo l'annoso problema della distribuzione dei diritti tv o cominciando a far pagare il pubblico, come sta già facendo per esempio il Giro delle Fiandre in alcuni tratti del percorso. Lo so che il nostro è uno sport storicamente “free”, ma qualcosa bisogna pur pensare di fare».

Bisogna far presto e bene, non c'è altro tempo da perdere. «Se quest'anno non si disputeranno i Grandi Giri - ipotizza Crespi -, nel 2021 su 19 squadre World Tour ne potrebbero sopravvivere massimo 5 o 6. Come vedo il futuro? Non bene, temo lo scenario peggiore: sei squadre di club e i Grandi Giri che per avere una partecipazione adeguata allargano alle squadre nazionali, come negli Anni Cinquanta. Non mi sembra una bella prospettiva, almeno che qualcuno sotto sotto voglia davvero questo, ma penso e spero di no. Il ciclismo dovrà ridimensionarsi: le squadre, lo staff e i corridori l'hanno chiaramente capito, non so se questo è stato recepito anche da chi questo carrozzone lo manda avanti. Il nostro sport è molto popolare e ha anche un ottimo “appeal”, ma negli ultimi anni i costi sono lievitati oltremodo a quello che il sistema ciclismo può dare. Insomma, nulla sarà come prima, e forse, per certi versi, questo è anche un bene».

nella foto. Franco Ballerini con Alvaro Crespi ai tempi della Mapei: era il 9 aprile 1995, il campione toscano finalmente vince la sua prima Roubaix. Ventinticinque anni fa.

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COMMENTI
....forse non tutti i mali vengono per nuocere...
11 aprile 2020 15:33 max73
Potremmo essere di fronte ad una svolta storica e positiva per il mondo del ciclismo che, anche senza l'emergenza COVID 19, stava andando nella direzione sbagliata verso il rischio di una profonda crisi. Il blocco delle attività e delle corse in questo periodo potrebbe portare ad un benefico ridimensionamento dei capitali in gioco e degli sponsor; ci potrebbe essere un ridimensionamento delle squadre WT con conseguenze positive per i team "minori" (Professional e Continental) che era stati penalizzati dalla recente riforma. Si tornerebbe ad un ciclismo più vero e genuino. L'idea di far disputare alle nazionali i grandi giri è affascinante, magari affiancando le nazionale a qualche team WT o Professional. Bisogna capire che il ciclismo non può sopravvivere solo di sponsor di Tour de France.... speriamo che questa tragica emergenza porti a conseguenze positive anche nel mondo del ciclismo perchè, prima di tutto, conta la passione della gente e senza questa non può esistere futuro x questo stupendo sport.

max73,
11 aprile 2020 21:11 Line
L'idea di far disputare alle nazionali i grandi giri è affascinante??? e le squadre dovrebbero pagare i corridori durante i grandi giri ? sveglia stai sognando ..in più stai dicendo una grande .......

E delle nostre professional?
12 aprile 2020 17:37 FrancoPersico
Scusate si parla sempre e solo di squadre WT. Ma delle nostre professional che già stavano soffrendo le riforme? Cosa ne pensano Savio e Reverberi ad esempio? Chi aiuta questi team? Quali aiuti può mettere in strada la FCI perchè ci siano anche nel 2021? Inizierei con annullare per 5 anni tutte le tasse richieste.

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