L'ORA DEL PASTO. HO ESPULSO IL CAPITANO

PROFESSIONISTI | 12/11/2018 | 08:00

Giuda non avrebbe potuto fare di peggio. Un colpo sotto la cintura, una pugnalata alle spalle. Un tradimento bello e buono, uno strappo alle regole. Un salto mortale, un peccato capitale. Dopo dieci anni di esemplare professionismo – zero vittorie in carriera –, proprio nell’ultima corsa da stipendiato, Alan Marangoni ha ceduto alla tentazione e ha fatto quello che non aveva mai fatto e che non avrebbe mai dovuto fare. Vincere.


Nel 2009, l’anno dell’esordio (Csf Group-Navigare), dopo 7398,4 km in 57 giorni di corsa, Alan aveva colto un quinto posto nella settima tappa del Tour of Britain. Un peccato di gioventù.


Nel 2010, l’anno della conferma (Colnago-Csf Inox), nei 15770,95 km dei 76 giorni di corsa, non era andato più in là del nono posto ai campionati italiani a cronometro. Promettente.

Nel 2011, l’anno del decollo (Liquigas-Cannondale), durante i 16535,4 km degli 88 giorni di corsa, era salito sul podio dei campionati italiani a cronometro (terzo) e del cronoprologo a squadre al Giro d’Italia (sempre terzo). Mascalzoncello.

Nel 2012, l’anno della maturità (Liquigas-Cannondale), 9188,89 km in 40 giorni di corsa, a parte il quinto posto nella cronosquadre del Tour of Qatar e il sesto nel campionato italiano a cronometro, non aveva corso altri rischi. Bravo.

Nel 2013, l’anno da Rambo (Cannondale), 24484,03 km in 91 giorni di corsa, se non si contassero un quarto nella cronosquadre alla Tirreno-Adriatico e un settimo nel campionato italiano a cronometro, era riuscito a non entrare mai nei primi 10. Bravissimo.

Nel 2014, l’anno da Rambo 2 (Cannondale), 22518,36 km in 87 giorni di corsa, si era macchiato di un terzo posto ai campionati italiani a cronometro e di un nono a quelli mondiali. Pazienza.

Nel 2015, l’anno delle lacrime (Cannondale-Garmin), 11317,3 km in 71 giorni di corsa, si era reso colpevole del quarto posto non solo nei campionati italiani a cronometro, ma anche nella decima tappa del Giro d’Italia, la Civitanova Marche-Forlì, di cui non si può scrivere nulla, qui, perché ancora coperta da segreto istruttorio e letterario. Ammonito.

Nel 2016, l’anno della delusione (Cannondale), 6878,57 km in 45 giorni di corsa, ci sarebbe stato il primo posto nella cronosquadre della prima tappa allo Czech Cycling Tour, ma una speciale commissione di inchiesta aveva poi stabilito che non si trattava di colpa sua. Assolto per insufficienza di prove.

Nel 2017, l’anno dello sbandamento (Nippo-Vini Fantini), 12518,85 in 88 giorni di corsa, era sprofondato con un secondo posto nella classifica dei gran premi della montagna alla Tirreno-Adriatico, a un altro secondo posto nella prima tappa del Tour of Thailand e al terzo nella classifica generale. Ammonito con diffida.

Nel 2018, l’anno dell’addio alle corse da immacolato (Nippo-Vini Fantini-Europa Ovini), 8761,06 km in 71 giorni di corsa, ha perso la testa. Dopo aver messo in crisi mistica chi credeva in lui con due settimi posti (seconda tappa e classifica finale) nella Hammer Stavanger, ha peccato con un quarto posto nella nona e ultima tappa del Tour of Hainan, e ha addirittura vinto il Tour de Okinawa. Perdipiù festeggiandosi, osannandosi, celebrandosi, felicitandosi, battendosi ripetutamente il pugno destro sul cuore. Dunque: espulso. Espulso e squalificato a vita dalla mia squadra. Di cui Alan Marangoni era – pensa te – il capitano morale, il leader naturale, il comandante esemplare. E, sia chiaro, a nulla varranno gli inevitabili ripensamenti, gli ormai tardivi pentimenti.

Ognuno ha la sua squadra. La Bianchi o la Legnano, la Salvarani o la Molteni, la Mercatone o la Mapei, la Tenax o la Flaminia, la Zalf o la Colpack. La mia squadra è trasversale e universale, indipendente e rivoluzionaria, composta esclusivamente da corridori senza vittorie. Ogni anno si arricchisce di nuove illusioni e si valorizza di nuove delusioni, si fortifica di eterni secondi e terzi mondi, si moltiplica di maglie nere e lanterne rosse, puntando e lanciando gli atleti regolari e completi, cioè quelli che – come si recita nel mondo del ciclismo – vanno piano dappertutto. Ho avuto grandi soddisfazioni: tra gli italiani Marco Marzano, vincitore di un Giro d’Italia e due della Valle d’Aosta da dilettante, poi nove anni da professionista e zero vittorie. Il giorno in cui arrivò secondo in una tappa della Vuelta 2009, lo chiamai al telefono e lui mi rispose regalandomi due incommensurabili e inestinguibili gioie. La prima: quando disse “Marco”, segno che aveva registrato il mio numero sul suo telefono. La seconda: quando spiegò “tranquillo, non sono uscito dalla tua squadra”, prova che ci teneva, e molto.

Proprio sabato pomeriggio, a Forlì, alla festa di Ercole Baldini, Giandomenico Marangoni, papà di Alan (e di Samuel), mi aveva invitato alla cena sociale del 1° dicembre: “Sarà felice di salutare e ringraziare coloro che lo hanno seguito e sostenuto in questi 10 anni da professionista”. Il menu è una garanzia per mantenere alto il colesterolo: cappelletti al ragù e strozzapreti panna-salsiccia, grigliata mista con tagliata e patate al forno, tenerina con mascarpone, e poi Sangiovese e Prosecco, caffè e grappa del contadino. Alla pista di pattinagggio (tre g, così è scritto sul volantino, forse perché si tratta di una pista dove si scivola meglio e di più). Alle 20. Farò di tutto per esserci. Nella circostanza provvederò all’elezione popolare del nuovo capitano della mia squadra. La partecipazione è libera. Basta presentarsi esibendo una macchia di ragù o di vino.




Copyright © TBW
COMMENTI
Ancora un anno
12 novembre 2018 13:18 geo
Pastonesi un POETA. Magari qualche team adesso il buon Alan lo vorrà contrattare.

Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
Un australiano che va veloce per una squadra che vuol continuare a crescere e a scalare le classifiche. Il velocista australiano Sam Welsford correrà con i colori del Team Jayco AlUla dopo aver firmato un contratto biennale. Il trentenne di...


La Netcompany Ineos guarda al futuro e annuncia l'arrivo del giovane talento spagnolo Markel Beloki, figlio d'arten, proveniente dalla Ef Education Easypost. Il giovane spagnolo porta in squadra doti da scalatore, una solida attitudine alle cronometro e una crescente esperienza...


È la caccia ad uyn primato assoluto e si nasconde dietro ad una domanda: è possibile vincere la Parigi-Tours quattro volte? Gustave Danneels (1934, 1936, 1937), Guido Reybrouck (1964, 1966, 1968) ed Erik Zabel (1994, 2003, 2005) non ci sono riusciti,...


Rimandato l’appuntamento con la storia, non potendo l’acciaccato Pogacar superare il primato di vittorie di Coppi già eguagliato, il Lombardia cerca il successore dello sloveno, vincitore delle ultime cinque edizioni in fila. Di sicuro la corsa si consegnerà a un...


Lorena Wiebes vince a tutte le latitudini. La velocista della SD Worx Protime ha aggiunto una nuova perla alla sua collezione imponendosi nello sprint che ha deciso la prima frazione del Tour of Chongming Island, breve corsa a tappe cinese...


Giro (G maiuscola) di Lombardia, il primo, il 12 novembre 1905. Pronti, via, alle 6.50. La prima selezione la fece la pioggia: dei 74 iscritti si presentarono in 55. Poi 230 chilometri, la maggior parte nel fango. Trionfò il Diavolo...


Con i Mondiali e gli Europei alle spalle e le ultime gare di stagione all’orizzonte, diversi team hanno annunciato novità nei loro roster per le prossime stagioni. Una delle protagoniste dei recenti movimenti di ciclomercato è la 28enne neozelandese...


La puntata di Velò andata in onda giovedì sera su Rete8 è stata particolarmente interessante: si è parlato di europei, di Giulio Ciccone, di corse italiane e di tanto altro ancora con Luciano Rabottini, Riccardo Magrini,  Danilo Di Luca,  Stefano Masciarelli e Nicolò Pizzi. Come sempre...


C’è un luogo in cui la storia industriale del territorio padovano incontra la cultura contemporanea della bicicletta. Sono le Fornaci dei Serciari di Fontaniva, importante testimonianza di archeologia industriale lungo il Brenta e oggi sede di Elite, azienda italiana conosciuta...


La Bardiani-CSF 7 Saber ha scelto i sette corridori che parteciperanno al Lombardia, in programma sabato 10 ottobre da Bergamo a Como: Martin Marcellusi, Manuele Tarozzi, Alex Tolio, Filippo Turconi, Vicente Rojas, Edward Cruz e Martin Herreño. La 120ª edizione...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi Piede a Terra