Guai se non ci fossero le regole. Guai se non venissero applicate, ma c’è un limite, soprattutto al buon senso. Quello che è accaduto ieri al Giro Women è semplicemente folle, un insulto all’intelligenza umana che si ostina a dimostrare a sé stessa che forse è giunto il momento di sostituirla con un algoritmo.
Nessuno dice che la Wiebes non dovesse essere sanzionata per peso non conforme della sua bicicletta (pochissimi grammi). Nessuno sostiene che la 27enne olandese non dovesse essere privata della vittoria di tappa e della sua prima maglia rosa per il mancato rispetto dei regolamenti, ma da qui all’espulsione dalla corsa ce ne corre.
Mi sembra un provvedimento eccessivo, per una negligenza sanzionabile, ma non in maniera così coercitiva e ottusa. Mi domando: e se avessero trovato nel telaio un motorino cosa le avrebbero fatto? L’avrebbero forse lapidata su pubblica piazza? L’avrebbero radiata a vita? Essere privata di una tappa e della maglia di leader non vi sembra già un provvedimento più che adeguato? Credo che il collegio di giuria del Giro donne dovrebbe chiederselo. Qualche domanda dovrebbero farsela loro, così come gli amici dell’Unione Ciclistica Internazionale e forse anche gli stessi dirigenti del Team SD Worx-Protime: se fossimo in loro, una riflessione su quanto accaduto la faremmo. Restare o togliere il disturbo? Questo il problema. Proseguire o manifestare il proprio sdegno? Scelta difficile, che non si può fare certamente a cuor leggero, anche perché non abbiamo contezza del suo peso minimo.