Ecco la storia di Luca: diamoci da fare

| 11/01/2008 | 00:00
Riceviamo una lettera, vi raccontiamo una storia. Seguiteci: Gentilissimo direttore, sono un dirigente del ciclismo pugliese che cerca di promuovere il nostro sport come strumento di crescita per i ragazzini, in maniera particolare nei quartieri difficili della città di Bari. Mi permetto di scrivervi per un bambino molto particolare, vittima di una tremenda disgrazia. La storia la leggerà nella lettera che allego, scritta dalla mamma di Luca. Ci stiamo rivolgendo a tutto il mondo per aiutare il nostro amico e ho pensato di chiedere aiuto anche al mio “piccolo mondo ciclistico”. Premetto che in questa avventura ho già coinvolto il ct Ballerini, Bettini, Quaranta, Pozzato e Ivano Fanini, tutti miei amici, tutti pronti ad aiutarci, ognuno come può. Non le chiedo nulla di particolare, ma sono certo che potrà utilizzare diversi strumenti per aiutare Luca. Mi affido alla sua sensibilità umana e giornalistica: qui non c’è da parlare di un trionfo sportivo ma di un dramma terribile che, anche grazie al nostro piccolo aiuto, potrebbe diventare una favola a lieto fine. Tommaso Depalma Giovinazzo (Ba) Ecco la lettera della mamma di Luca: Caro direttore, le scrivo per parlare di mio figlio Luca che, in seguito ad una aggressione avvenuta nel 2002, si trova oggi su una sedia a rotelle e non vedente. L’anamnesi diagnosticata parla di «tetraparesi-spastico-distomica e cecità corticale». Luca ha appena compiuto tredici anni, frequenta la scuola elementare e riesce, per merito del suo carattere forte, dolce e affabile, a farsi voler bene da tutti. Luca ha la capacità di meravigliare tutti coloro che gli sono accanto, emanando una forza interiore fuori dall’ordinario e mostrando in ogni occasione una voglia di vivere eccezionale. Il suo sogno è quello di tornare a vedere come prima, poter abbracciare ancora suo fratello Marco, che ha 9 anni, e forse anche tornare a camminare. Io e mio marito ci siamo sposati giovani e siamo emigrati in Svizzera per lavorare: il 7 febbraio del 2002 Luca giocava vicino a casa come tutti i pomeriggi con il fratellino ed il nostro cane, un cucciolo di appena sei mesi. Ero uscita a cercarlo quando il nostro cane mi venne incontro, mi afferrò per la manica e mi trascinò verso una stradina in discesa dove trovai Luca immobile nella neve, pieno di lesioni e contusioni su tutto il corpo, praticamente nudo. Era assiderato, non parlava e aveva perso conoscenza, i soccorsi furono lentissimi e solo dopo molte ore fu ricoverato a Sion e poi trasferito a Ginevra. Fu sottoposto ad intervento chirurgico, andò in arresto cardiaco, poi entrò in coma e i medici ci dissero che le lesioni cerebrali erano tali da far pensare al peggio, tanto che ci parlarono di espianto degli organi. Demmo l’assenso, ma preferimmo non essere presenti quando le macchine sarebbero state spente. Ma Luca decise di vivere anche senza le macchine che lo aiutavano a respirare, l’espianto fu annullato, ma la ripresa fu durissima: una notte ricadde nel coma per insufficienza respiratoria, con noi vegliò un sacerdote ma anche quella volta Luca ci stupì. Nei mesi successivi riprese pian piano tutte le funzioni: l’udito, l’olfatto, la capacità di parlare, di ridere e piangere. Dopo una lunga terapia riabilitativa a Roma, io sono tornata a Giovinazzo con Luca e Marco, mentre mio marito continua a lavorare in Svizzera per far fronte a tutte le spese mediche. La giustizia svizzera non ha mai risolto il caso di Luca, il colpevole non è mai stato identificato. Ma quel che conta è che oggi c’è una speranza dovuta alla “iperbarcoterapia neurologica”: grazie all’ossigeno si interagisce con le cellule dormienti del cervello dando loro la possibilità di risvegliarsi. Questo potrebbe far recuperare a Luca quelle funzioni che ormai ha perso: la prima visita ci ha dato nuove speranze. La cura però necessita di un trasferimento in Florida: ci hanno parlato di circa tre-cinque anni di terapia in vari cicli. La nostra famiglia è pronta a tutto, ma non siamo in grado di affrontare una spesa complessiva che dovrebbe aggirarsi sui 300.000 euro. Luca è un bambino speciale e solare, gli piace cantare e vorrebbe conoscere Laura Pausini ed è lui a darci la carica dicendoci: «Mamma, vedrai che andrà bene. Io non voglio arrendermi, non può sempre andare male! Io voglio riuscire a vedere te, papà e Marco e abbracciarvi ancora». Felicia Turturro Indirizzi utili www.lucamongelli.googlepages.com www.amicidiluca.com Per donazioni: Banco di Napoli agenzia di Bitonto Beneficiario Luca Mongelli Codice IBAN: IT35 R010 1041 3830 4140 0000 068
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