Moser e Saronni: che bella, la nostra rivalità

| 14/12/2007 | 00:00
Moser e Saronni l’uno contro l’altro, ancora una volta, come sempre. Grande successo a Pieve di Soligo per il convegno organizzato da tuttoBICI in collaborazione con il Gruppo Euromobil: una grande folla di giovani e di appassionati ha affollato l’Auditorium Battistella Moccia per assistere al dibattito tra i due grandi campioni. I due tesi e imbarazzati, hanno preso posto sul palco, unici protagonisti insieme al moderatore Giorgio Martino: a stemperare la tensione è stato per primo Moser che ha aiutato Saronni ad aprire il microfono. «La rivalità tra noi c’era - ha esordito Moser - e ha sicuramente fatto bene al ciclismo. In corsa non siamo mai andati d’accordo, poi quando le nostre carriere sono finite, tutto è tramontato» Saronni ha replicato: «Quelli erano davvero bei momenti alla luce delle beghe che ci sono oggi nel ciclismo. La nostra è stata una rivalità che ha fatto bene al ciclismo e bene a noi due. Abbiamo perso qualche corsa per farci dispetto, ma il batterci uno contro l’altro ci ha stimolato a dare sempre il massimo». Alle spalle dei campioni, due grandi schermi irradiavano le immagini di Saronni e Moser con Beppe che si è trovato a considerare: «A rivedere queste immagini e la gente che c’era sulle strade, mi sembra che fosse un’altro ciclismo...». Rivali voi ma rivali anche i vostri tifosi. «Sicuramente sì - ha detto Moser - e c’erano tifosi anche tra i giornalisti. Zomegnan (il direttore del Giro era seduto in prima fila, ndr) era piuttosto saronniano...». E Saronni: «I suoi tifosi erano tremendi. Ricordo che una volta sono venuti in piena notte a cantare e suonare sotto il nostro albergo. anche tra i giornalisti c’erano più moseriani, ma era logico che fosse così, lui ha sei anni più di me, era già Moser quando sono arrivato io». Una rivalità, la vostra, che ha ricordato quella di Coppi e Bartali. Moser sorride: «È stato naturale per i tifosi, anche se non eravamo corridori di quel livello: la rivalità però era uguale». «Sono d’accordo sulla rivalità dei tifosi, ma noi come corridori eravamo diversi» aggiunge Saronni. Ma come è nata la vostra rivalità? «Beppe è arrivato all’improvviso - spiega Moser - e senza grandi aspettative, ma ha cominciato subito a vincere. E non è stato facile accettarlo». «Anche per me - ha detto Saronni - è successo tutto all’improvviso. Avevo fatto tanta pista e poca strada: poter battere Moser per me era un sogno». Moser riprende la parola: «La nostra rivalità è nata nel 1977 al Trofeo Pantalica, una delle prime gare di stagione: sono stato ostacolato nella volata da una moto, mi sono incazzato e da lì è nato tutto». «È vero, ricordo che si arrabbiò moltissimo - dice Saronni - ma era Moser e dalla gara successiva di moto non ce ne furono più». La vostra rivalità è approdata anche in nazionale. «In quegli anni - spiega Saronni - c’erano tanti atleti vincenti, non solo noi due, e far andare tutti d’accordo non era facile. A Goodwood, quando ho vinto mi ha aiutato anche Francesco, ma a Praga no....». È Angelo Zomegnan, allora, a chiede: «Ma la vostra rivalità non è nata a San Cristobal?» «No - risponde lesto Saronni - ma là ho corso ad alti livelli e ho capito che potevo vincere. Più di quella, mi è bruciata la sconfitta al Nurburgring nel ’78: ero in fuga con Knetemann e Hinault e non ho mai capito perché dietro tiravano i belgi...». Moser sorride e spiega: «Erano fuori dalla fuga, dovevano tirare per forza...». Avete mai pensato: se oggi non vinco io, meglio che perda lui... Saronni sorride: «Quando mi capitava di non essere in giornata, speravo proprio che perdesse». E Moser ribatte: «È naturale che sia cosi. Ma la nostra rivalità non si affievoliva mai: facevamo la volata per arrivare decimi o undicesimi, per arrivare uno davanti all’altro. Ricordo che in quelle occasioni i nostri colleghi si arrabbiavano: erano campioni, vincevano, ma i giornali parlavano delle nostre sconfitte». Ci furono mai dei tentativi per farvi riappacificare? «Sì, ma sono sempre andati a vuoto» spiega Moser. Cosa avete invidiato al vostro rivale? «A Francesco ho sempre invidiato grinta e determinazione e il suo spirito di sacrificio incommensurabile». «Beppe è sempre stato più veloce di me, è innegabile». Quale vittoria del vostro rivale avete sofferto di più? «La Sanremo in cui arrivò da solo - dice Moser - ma a Compiano, dopo le sue parole, gliela feci pagare cara...». «Ammetto che quel giorno a Compiano mi scappò qualche parola di troppo ed è vero che Moser me la fece pagare. Per rispondere, vi dico che ho goduto per ogni vittoria che ho ottenuto battendolo e ho sofferto per ogni vittoria sua. Certo che - aggiunge Saronni - il ciclismo di oggi è diverso, radiocomandato. Mi sarebbe piaciuto vedere Francesco con la radiolina, sentire cosa avrebbe risposto ai suoi direttori sportivi». Se non ci fosse stato lui... «Meno male che c’è stato, invece» sbotta Moser. «Mi ha stimolato ad essere migliore di quello ero già» chiude Saronni. E l’ovazione che si alza dalla sala gremita è la miglior sottolineatura per le paarole di due grandi campioni che non hanno mai smesso di essere rivali.
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