| 20/09/2007 | 00:00 Finalmente il verdetto è arrivato: Floyd Landis ha violato le norme antidoping, e dopo quindici mesi il Tour 2006 puo' trovare il suo vincitore. Serviva il responso della corte arbitrale americana, che
ha respinto il ricorso del corridore statunitense, per mettere la parola fine, o quasi, alla storia fatta di accuse e tribunali scaturita dalla positivita' al testosterone sintetico del ciclista statunitense.
Cosi' a distanza di quindici mesi la casella del vincitore del Tour 2006, rimasta con un inedito punto interrogativo, puo' essere riempita: sara' - secondo le prime indicazioni della Uci - lo spagnolo
Oscar Pereiro che aveva concluso al secondo posto quella discussa edizione della corsa a tappe francese, ad indossare la maglia gialla che aveva gia' reclamato proprio dopo lo scandalo Landis. La Uci e' pronta infatti ad assegnare il titolo allo spagnolo, per una prima assoluta al Tour: mai la classica del ciclismo in 105 anni aveva visto togliere un successo per questioni di doping.
Ma la bufera Landis aveva sconvolto tutto il ciclismo, non solo il Tour, al punto che l'edizione 2007, partita a Londra, ha salutato il via senza il pettorale N.1, quello normalmente assegnato al vincitore dell'edizione precedente. Ma il successo di Landis e' rimasto sub judice, perche' si attendeva ancora l'esito dell'appello fatto dal corridore alla corte indipendente americana Landis, la cui vicenda e' nata proprio all'indomani della fine della corsa francese, quando anche il test sul secondo campione di urina aveva confermato gli
esiti delle prime analisi (positivita' al testosterone dopo il controllo fatto al termine della 17/a tappa con arrivo a Morzine) si e' sempre proclamato innocente.
«Non ho mai preso sostanze proibite, sono stato il piu' forte al Tour de France e per questo ho vinto» aveva sempre ripetuto il campione finito nella polvere. Lo aveva fatto davanti ai giudici della Corte arbitrale, che oggi ha respinto il ricorso con due voti contro uno, e anche di fronte agli avvocati dell'agenzia antidoping americana, la Usada, nel maggio scorso: in entrambi i casi il corridore non aveva cambiato la sua linea difensiva.
«Mai fatto uso di doping, sono pulito» l'autodifesa del ciclista. Ma nemmeno in casa, tra le mura americane, e' stato creduto: per i giudici si e' dopato, forse piu' volte nel corso dello stesso Tour incriminato, come aveva denunciato l'Equipe alcuni mesi fa. Insomma e' colpevole e quella corsa, vinta barando, non puo' essere sua. L'Uci ha gia' deciso: sul gradino piu' alto del podio, anche se dopo un anno, sale un altro, lo spagnolo Pereiro. Infuriato il legale che da un anno segue la battaglia giudiziaria del corridore, Maurice Suh: «La decisione della maggioranza della corte e' una delusione. Si tratta di un errore giudiziario».
«Landis e' stato riconosciuto colpevole, e' il segno che l'antidoping funziona, qualunque sia il nome che incappa nella rete», il commento del presidente Uci McQuaid. Ma per Landis c'e' ancora una possibilita': il Tribunale arbitrale di Losanna, il Tas come ultima spiaggia.
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