Croazia: un parco giochi per bambini nel nome di Pantani

| 15/09/2007 | 00:00
Un’altra volontà di Marco è stata raccolta. L’amore che l’ha sempre legato ai bambini e a quel loro insieme di gioia e verve così particolari, trovò nel campione un doloroso e costante monito nella guerra civile fra i paesi dell’ex Jugoslavia. Là, aldilà del suo mare, nell’interno di quelle coste che poteva scorgere nelle nitide giornate d’allenamento sulle sue colline, si versava sangue, si bruciavano case, si tagliavano vite, si uccidevano, nei bambi, i diritti ad un’esistenza coi colori dei bambini. A guerra finita, l’esigenza di ricostruire un rivolo di cammino su cui fondere le speranze dei più piccoli, fu un m otivo ben presente nel cuore sensibile di Marco. «Era un suo obiettivo costante - ha dichiarato papà Paolo Pantani -: l’intenzione di intervenire verso i bambini di Croazia. Ne parlò con Candido Cannavò la sera di Madonna di Campiglio: voleva destinare i premi vinti nel Giro d’Italia del 1999, ai piccoli di quella terra, affinché potessero ritrovare qualche sorriso». Dal giorno seguente però, la vita del Pirata fu sconvolta, fino a segnare profondamente ogni suo aspetto quotidiano, ma le sue volontà hanno continuato a vivere in chi gli stava vicino e che gli voleva bene. Ed oggi, il suo obiettivo di dare un sorriso a quei bambini, ha trovato gambe nel sostegno che la Fondazione Marco Pantani ha dato all’iniziativa del medico cesenate Vladimiro Giovannini, infaticabile operatore della Croce Rossa, particolarmente impegnato in direzione della Croazia. L’opera, che nel nome di Marco Pantani sorgerà a Vinkovci, consiste in un Parco Giochi, sorto su un terreno opportunamente sminato, grazie alla donazione della Fondazione. L’area attrezzata, si colloca vicino alla stazione ferroviara del centro croato, in una zona molto popolosa e duramente colpita dalla guerra. All’inaugurazione del Parco, prevista per il 17 settembre, parteciperanno Paolo, Tonina e Manola Pantani, nonché Thomas Casali, vice Presidente della Fondazione, che ci ha dichiarato: «L’aver realizzato un’altra delle volontà di Marco, oltre ad un nostro specifico dovere, rappresenta un modo per continuare a ricordarlo con affetto. Purtroppo possiamo solo interpretarlo al meglio delle nostre facoltà non certo luminose come le sue, ma ci conforta sapere che nella terra in cui andremo ad intervenire è amato e ricordato come quando giungeva solitario all’Alpe d’Huez».
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