| 15/06/2007 | 00:00 Si è svolto oggi ad Aigle l’incontro tra UCI e alcune associazioni di corridori per discutere dell’Operacion Puerto. Ala riunione erano presenti il presidente dell’UCI McQuaid, l’avvocato Verbist e Anne Grippee, responsabile del progetto antidoping 100 per 100. L’Accpi era rappresentata dal segretario Gianni Bìugno e dall’avvocato Federico Scaglia, il CPA era presente con Francesco Moser e dall’avvocato Malbranque; la Federazione Spagnola er arappresentata dal presidente Sanchez con il segretario Bermudez, Pipe Gomez presidente della ACP ed il consigliere giuridico José Rodriguez.; in rappresentanza dei corridori svizzeri l’avvocato Rocco Taminelli.
Bugno e Scaglia hanno spiegaato a McQuaid che il codice etico allo stato attuale crea grossi problemi e hanno chiesto all’UCI come pensa di risolvere la questione: l’ACCPI ha proposto di creare un gruppo ristretto di lavoro, nel quale siano rappresentati anche i corridori, per rivedere il Codice Etico e renderlo più pratico e applicabile e soprattutto per porre fine alla disparità di trattamento che c’è tra nazione e nazione. L’Accpi si è lamentata anche per la fuga di notizie concernente i tre atleti del Giro, anche perché i flaconi sono arrivati a Roma accompagnati solo da un codice numerico che è in possesso solo dell’UCI.
McQuaid ha manifestato grande interesse e disponibilità riguardo la proposta sul codice etico e ha assicurato che porterà la discussione alla prossima riunione dei gruppi sportivi perché il problema riguarda prettamente loro.
Per quanto riguarda l’Operacion Puerto, come annunciato da tuttobiciweb, i rappresentanti italiani non sono intervenuti. Gi spagnoli si sono associati alla proposta italiana riguardante il codice etico e hanno chiesto come pensa l’UCI di uscire dall’enpasse dell’Operacion Puerto. McQuaid ha ribadito che l’applicazione del codice etico riguarda i gruppi sportivi e concerne i corridori che non hanno procedimenti penali aperti. Da nostre fonti, gli spagnoli sono apparsi estremamente felici e rassicurati dalle parole di McQuaid.
Il presidente dell’UCI ha poi concluso puntando il dito contro la stampa italiana, che ritiene persecutorio l’atteggiamento dell’UCI contro Ivan Basso, spiegando che l’obbligo di una federaazionemondiale è quello di trattare tutti allo stesso modo.
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