Fasciato dalla sua maglia rosa, Simon Yates gongola: «Sono felice perché mi aspettavo di perdere di più da Dumoulin. Mi sono sentito subito bene, ho fatto la prima parte della crono molto forte e sono salito a tutta sulla salita ma nel finale ero davvero finito. La mia miglior crono? Su questa distanza sicuramente sì, non ero mai andato così forte nella mia carriera. L'obiettivo? Ormai inutile nascondersi, voglio portare questa maglia a Roma, spero solo di non avere un giorno di crisi».
In conferenza stampa, il corridore britannico ha fatto il punto sulla situazione. Le sue esternazioni, a fondo pagina il file audio da ascoltare.
È il tuo miglior risultato in cronometro lunghe della tua carriera? «Senza dubbio sì, non sono mai andato così forte in quelle lunghe. Mi era solo capitato di essere andato meglio in alcuni prologhi molto più corti».
Ci sono molti commenti negativi sulla tua performance sui social, cosa rispondi «Per un errore successo in passato a seguito di un commento di una persona ho ricevuto molte critiche, è capitato e devo gestirlo. Non voglio commentare a proposito in questo momento. Non ho molto altro da dire e, a dirla tutta, non seguo molto i social».
Credi che avrai la stessa condizione così fresca nelle tappe alpine «In realtà sono stanco, non mi sento poi così fresco. Ci sono ancora molte tappe difficili, ma ora posso permettermi di non guardare più tanto al tempo adesso, posso correre in difesa. E mi scuso coi tifosi se non attaccherò più come prima».
Froome è ancora un rivale per la rosa? «Quanto ha ora? Poco meno di quattro minuti? Allora sì. Credo che tutti quelli entro i dieci minuti di ritardo siano ancora pericolosi. Al Giro succedono tante cose strane e non si sa mai. Perché basta qualcosa vada storto e si perde un sacco di tempo».
Come ti trovi dopo il tuo cambio di allenatore, ora che sei con Alex Camier? «Ho iniziato a collaborare con lui prima dello scorso Delfinato dunque è già circa un anno e mezzo e siamo in ottimo rapporto, in più non è molto più vecchio di me e questo psicologicamente mi aiuta molto. È molto positivo che lui viva ad Andorra e siamo più comodi per l’allenamento. Mi trovo molto bene con il programma d’allenamento molto strutturato e sento molta differenza rispetto al passato perché prima andavo a tutta sulle salite lottando con i miei compagni di squadra, ora è tutto più preciso soprattutto a ridosso delle corse. Sono cambiate piccole cose che mi hanno permesso di avere migliore performance».
Ti ha aiutato sapere i tempi di Dumoulin durante la crono? «Ricevevo aggiornamenti non solo su di lui ma anche su altri. La tappa era semplice e piatta, potrei quasi definirla una drag race. Ha aiutato? Non lo so un po’ sì e un po’ no. Non ha cambiato niente nel mio ritmo, che poi è quello che conta di più, ma io volevo sapere come andassero gli altri perché mi piaceva sapere dove mi trovassi in tempo reale».
Sembri in controllo della corsa e il pensiero va un po’ al Giro di Kruijswijk del 2016, te lo ricordi? «Sicuramente me lo ricordo. Ma c’è una grande differenza ossia il team, perché noi ne abbiamo uno fantastico, mentre lui era purtroppo da solo. Credo che avrò tanto aiuto sulla strada e questo sarà un grande vantaggio».
Ti senti al sicuro? «No. Non posso dire che mi sento sicuro, perché lo sarò solo a Roma e fino ad allora ci potrebbe essere una giornata no».
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