Peter SAGAN. 10. Nessuna caduta, nessuna foratura: quindi vittoria assicurata. E quando vince il campione del mondo è un bene per tutti, anche per l’albo d’oro della Regina delle Classiche, che non poteva continuare ad ignorare un campione di questo lignaggio. Se l’allungo di Van Avermat è rabbioso, quello di Sagan, immediatamente dopo, a poco più di 50 km dal traguardo, è da furbacchione. I corridori lo chiamano lo scatto del fagiano, nel senso che non è un vero e proprio scatto, ma una lenta, lentissima progressione. Un allungo disinvolto e disinteressato: quasi in incognito. Per la serie: vado, ma non ne avrei tanta voglia. Dieci metri, venti, cinquanta, cento… non lo vedono più. Se non sul gradino più alto. Là, sempre più vicino al cielo.
Silvan DILLIER. 10. In fuga fin dal mattino, con i sei che poi diventano nove e poi sempre meno. È l’unico che resta attaccato come il Vinavil al campione del mondo. E non si stacca mai, non si stacca fin sul traguardo, per un secondo posto che vale davvero una vittoria. Il 27enne campione di Svizzera pedala sempre in favore di vento, in testa alla corsa, a mani nude. Accarezza il manubrio, come chi sa che per domare il toro (e Sagan lo è eccome), non serve strattonarlo, ma accarezzarlo, nel tentativo estremo di tranquillizzarlo. Domatore. Mai domato.
Niki TERPSTRA. 6. Ha una buonissima gamba, ma ha anche lui il grave torto di non capire che quando Sagan si allontana dal gruppo non è per prendere una boccata d’aria. Si lascia sorprendere, ed è una leggerezza che pesa.
Philippe GILBERT. 5. Lesto, reattivo e abile a restare a ruota di Mike Teunissen della Sunweb a circa settanta chilometri dal traguardo: ottima la sua azione. Poi però scompare dai radar.
Jelle WALLAYS. 7. Il quasi 29enne corridore belga, in fuga fin dal mattino, resta per un po’ con Sagan e Dillier. Poi deve arrendersi a 24 km dal traguardo, ma per lui una corsa da raccontare ai nipotini.
Marc SOLER. 7. Il 24enne talento spagnolo entra subito nella prima fuga di giornata. Prima composta da sei uomini, poi da nove. Lui è un talento per i Grandi Giri, ma questo è un corridore universale, che pedala su ogni superficie con apparente semplicità. Che corridore! Si meritano un’ampia sufficienza anche i compagni d’attacco: Dillier (AG2R-La Mondiale), Bystrom (UAE), Robeet e Duquennoy (WB), Wallays (Lotto), Thompson (Dimension Data), Soupe (Cofidis) e Smukulis (Delko Marseille).
Sven Erik BYSTRØM. 6,5. Il 26enne corridore norvegese della UAE Emirates fa da punto d‘appoggio al capitano Alexander Kristoff. Una corsa davvero di grande fatica, la sua. Perde le ruote solo nel tratto di Mons-en-Pévèle, sullo slancio di un Peter Sagan davvero indemoniato. E il ragazzo scopre l’inferno.
Sep VANMARCKE. 5. Per il nostro Andrea Tafi era l’uomo da battere, ma il quasi 30enne corridore belga, punta della EF Cannondale, commette anche lui una grave leggerezza: parte Sagan e sta a guardare. E dire che la maglia del campione del mondo è ben riconoscibile. E, soprattutto, la progressione di Sagan non è irresistibile. Peter fa lo scatto del fagiano, lui e tutti gli altri, dei polli.
John DEGENKOLB. 5. È un corridore di carattere, e soprattutto è un grande professionista, ma anche oggi gli dice male. Anzi, malissimo.
Gianni MOSCON. 5,5. E’ lì, nel vivo della corsa, poi cade e buonanotte suonatori. Anche per lui un inverno complicato: si è rotto il polso, è ripartito in ritardo e poi si è tirato il collo per rimettersi in pari. Domani il trentino è atteso a Ginevra dalla commissione disciplinare dell’Uci per le accuse di Reichenbach all’ultima Tre Valli Varesine («Mi ha fatto cadere»), che lui ha sempre respinto. Io gli auguro di lasciarsi presto tutto alle spalle: la stagione è ancora lunga.
Marco MARCATO. 6. È il primo degli italiani, l'esperto corridore della UAE Emirates. 18° a 3'07" dal vincitore Sagan. Tiene in piedi lui la trasferta italiana. Lui e Oss, come già detto. Ma anche Consonni, che chiude 101, ulitmo a 26'54 non gli si può imputare nulla perché si sobbarca un lavoro spropositato. Ricapitolando: 18° Marcato, 40° Oss, 41° Moscon, 65° Guarneri, 99° Filosi, 101° Consonni. E fine delle trasmissioni.
Filippo GANNA. 4. Resta attardato, ma Simone Consonni (voto 6, lavora e finisce la corsa) è un cingolato di assoluta affidabilità e lo riporta dentro. Alla vigilia aveva confidato a Ciro Scognamiglio inviato della Gazzetta: «È la classica gara ignorante. Entri nei settori ‘a blocco’, esci ‘a blocco’, insomma sei sempre ‘a blocco’. Nel Fiandre, sui Muri un po’ rallenti. Qui no». Costretto ad andare a blocco, si blocca. Dopo oltre 200 chilometri passati in fuga tra Gand e Fiandre, oggi prova a stare nel vivo della corsa, ma ne esce morto. La caduta alla Tirreno-Adriatico si fa ancora sentire. È vero che si pedala con le gambe, ma la mano che duole in un Roubaix non è un fatto secondario, bensì un dettaglio che alla fine pesa. Però arrivare fuori tempo massimo a 13' da Consonni, non è per niente una bella cosa.
Zdenek STYBAR. 6. È una delle tante pedine targate Quick Step. Una delle più preziose, una delle più capaci. Parte dopo il bell’allungo di Gibert. Parte quando mancano più di 70 km a Roubaix. Lavora come un matto e come sempre, ma alla fine si deve accontentare di un 9° posto.
Daniel OSS. 8. L’arma tattica, l’uomo di ferro, l’uomo di marmo, sicuramente l’uomo in più (come il granitico Marcus Burghardt voto 8) per Peter Sagan. È molto rock, e sulle pietre, lo sappiamo lui scorre, non rotola.
Greg VAN AVERMAET. 4. Parte con il numero 1 e corre da numero uno, anche se non è nella giornata di fare i numeri. Capisce quasi subito che non è giornata. Caduta di gruppo nel primo tratto di pavé, il numero 29 (Troisvilles, 2, 2 km molto fangosi) e l’oro di Rio si trova subito ad inseguire. Gente come lui torna sempre. Ci prova con uno scatto rabbioso a 55 km dal traguardo. Ma poi resta lì: quando vede partire un certo Sagan.
Wout VAN AERT. 7. Cosa devo ancora dire di questo ragazzo che non ho ancora detto? Non ci vuole molto per capire che questo ha un altro motore, un’altra e un’alta propensione alla sfida. Un talento innato per lo sterrato, le pietre e i muri. Per come pedala, per come sta in sella, questo ragazzo belga di soli 23 anni può dire la sua su qualsiasi superficie: anche le più lisce. Lui non è gasato, non è un montato, lui è concreto e con i piedi ben saldi sui pedali. Talento da prendere e far crescere. Dicono che Ernesto Colnago, che a questo ragazzo ha già dato in un recente passato le sue biciclette, l’abbia già contattato e segnalato a Beppe Saronni per portarlo alla UAE Emirates.
Jasper STUYVEN. 6. Non è facile la sua corsa, deve superare ben più di un momento critico, e diversi contrattempi, al pari del suo compagno di squadra John Degenkolb, ma l’uomo Trek Segafredo si difende con temperamento e sagacia e alla fine i suoi sforzi sono ripagati da un più che onorevole 5° posto.
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