MINALI E MAESTRI PROTAGONISTI AL TURCHIA. AUDIO

PROFESSIONISTI | 11/10/2017 | 17:01
Due italiani in evidenza al Tour of Turkey 2017: Riccardo Minali dell’Astana ha infatti conquistato il primo podio World Tour in classifica con il terzo posto, mentre Mirco Maestri della Bardiani CSF ha coraggiosamente affrontato quasi tutta la frazione in fuga, in condizioni molto difficili. Li abbiamo ascoltati entrambi, appena dopo l’arrivo.

A fondo pagina, il file audio da ascoltare.

Iniziamo con Riccardo Minali. Quali sono le tue sensazioni dopo questo ottimo terzo posto

«Le sensazioni sono molto buone, perché la tappa era lunga senza un metro di pianura e soprattutto con un asfalto difficile. La volata è stata molto veloce, i miei compagni sono stati molto bravi a pilotarmi al meglio, come Grudzev che è stato 5-6 km al vento».

E la volata, come è andata?

«È stata un po’ un peccato perché venivo davvero su forte, forse più forte di tutti, ma ho dovuto smettere di pedalare un secondo ai -70 metri perché Benfatto è uscito per fare la sua volata e ho dovuto frenare e ripartire dall’altro lato. È il mio primo podio World Tour e sono contento».

Domani e dopodomani gli arrivi sono un po’ più complicati, ma avrai altre occasioni per tentare

«Domani la salita è un’incognita, io mi sento bene e proverò a tenerla. Ci saranno ancora due occasioni per velocisti incluso quello finale di Instanbul con l’arrivo su uno strappetto più da gambe e che da posizione, ma la mia condizione è buona e sto crescendo quindi proverò a dare il massimo».

Passando a Micro Maestri, una tappa tutta in fuga e l’obiettivo centrato di mantenere la maglia rossa in casa Bardiani CSF

«È stata una giornata lunga, perché eravamo solo in due: quando è rientrato un terzo si è staccato l’altro. L’obiettivo era quello di farsi vedere e tenere la maglia in casa e ci siamo riusciti. Ora proveremo a ottenere qualche risultato di tappa, a partire già da domani con le frazioni più impegnative e poi con le ultime con i nostri velocisti».

La media chilometrica bassa non racconta adeguatamente quanto fosse difficile la tappa.

«C’era un asfalto durissimo, strano, tra noi corridori lo chiamiamo “turco” perché fa molto attrito. E in più c’era il vento che forse in TV non si poteva percepire. Essendo solo in due ci siamo dovuti gestire perché la giornata è stata davvero lunga, la fatica l’abbiamo fatta».

Che percentuale dai alla possibilità di tenere la maglia rossa fino alla fine?

«Sarà dura, non sono uno scalatore, ma magari posso provare qualche giornata giusta in fuga con corridori non in classifica e si potrebbe tenere. In più, non ci sono montagne dure che danno tanti punti in una volta. La fuga la cercheremo per fare soprattutto risultato».

Da Fethiye, Diego Barbera

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